Sacateca Trio – Tat/Taa (Felmay, 2015)

È inusitato assetto strumentale per questo trio di provata esperienza concertistica, che allinea Gigi Faggi Grigioni (trombe), Marco Di Meo (chitarre) e Riccardo Marongiu (percussioni). Il nome scelto è quello di un uomo di conoscenza descritto in uno dei libri di Carlos Castaneda. In virtù dell’agilità timbrica, la band è vincente nel non percorrere strade interpretative usurate, mettendo a punto, piuttosto, una carica di originalità nella rielaborazione, che riesce a tenere insieme un programma quanto mai assortito. Scorrono che è un piacere le dieci composizioni: tre brani originali e sette rifacimenti d’autore, che uniscono diversi mondi sonori. Ci sono capisaldi sudamericani (il Jobim di “Outra Vez” e il Piazzolla di “Vuelvo a Sur”), la luminosa “Laurita” di Richard Galliano”, tanto per restare in tema di umori rioplatensi, “Canção do mar”, cavallo di battaglia della chanteuse lusitana Dulce Pontes, “Summerset” del chitarrista jazz John ‘Bucky’ Pizzarelli, la spazialità ineguagliabile del Miles Davis di “Nardis” – tra i risultati migliori del disco – e perfino “Canzonetta Spagnuola” di Gioacchino Rossini. Non sfigurano i tre originali (“Final Considerations”, “Tat-taa” e “Hope”), tutti a firma del chitarrista Di Meo: nella loro varietà di coloriture latin jazz e world sono accomunati dalla spiccata comunicatività, da una buona dose di inventiva e dall’efficace interplay tra gli strumentisti. 


Ciro De Rosa