Piedmont Brothers Band - Compasses And Maps (MRM Appaloosa Records/I.R.D., 2015)

Quando a metà luglio ho ricevuto “Compasses And Maps”, il primo pensiero fu quello di ascoltarlo e subito dopo chiamare Marco Zanzi. Parlare di un disco nuovo, era un modo di ritrovarsi, fare due chiacchiere, scambiarci qualche opinione su questo o quel brano, o per rinnovarci una reciproca stima che aveva radici profonde nel tempo. Nonostante negli ultimi anni la sua lotta contro il cancro fosse diventata via via più serrata, Marco aveva proseguito con sempre maggior decisione ed intensità il suo cammino con il gruppo, e solo per un disguido improvviso non riuscii a raggiungerlo per un suo concerto a Roma al Big Mama. La pubblicazione di questo nuovo album era l’occasione giusta per raccontare la bella avventura musicale della Piedmont Brothers Band con un’intervista. Riuscimmo a fare due chiacchiere sul nuovo disco mentre era ricoverato, la sua voce nonostante la sofferenza non aveva peso la forza, e dal suo tono felice si percepiva come quell’intervista in programma era un appuntamento da non mancare. Quell’intervista purtroppo non siamo riusciti a farla, e così raccontare sulle pagine di Blogfoolk “Compasses And Maps” è il modo più semplice che conosca per ricordare Marco Zanzi, uno dei pochissimi chitarristi italiani, a potersi confrontare ad armi pari con i colleghi d’oltreoceano, tanto da raccogliere intorno a sé in più occasioni il meglio della scena country rock americana. Prodotto da Marco Zanzi ed inciso tra l’Italia e gli Stati Uniti, il disco seguendo uno schema ormai collaudato, raccoglie tredici brani tra composizioni inedite e riletture d’eccezione che nel loro insieme disegnano un sorprendente viaggio sonoro attraverso la tradizione musicale americana. 
Ciò che si coglie, sin dal primo ascolto, è la passione e l’amore con cui Marco Zanzi si muove attraverso i vari sentieri della roots music, spaziando con disinvoltura da spaccati di puro country rock al bluegrass fino a toccare la canzone d’autore più pura. Tra armonie vocali di bellezza cristallina, immancabili Rickenbacker dodici corde, echi di jingle jangle sound, brillano piccole perle come l’inziale “Message From Michael” in cui spicca la partecipazione di Gene Parsons e Patrick Shanahan o la title-track firmata da Ron Martin, o ancora la toccante “Sis” firmata da Marco Zanzi. Si prosegue con la splendida “She Blew This Place”, firmata da Martin e Zanzi, e tutta giocata sul sound della dodici corde, che ci schiude le porte ad una serie di riletture da non perdere come “Pick me up on your way down” di Harlan Howard, “Sweet Baby James” di James Taylor, le deliziose “Love And Wealth” di Charlie e Ira Louvin e “Indian Summer” di Paul Cotton, fino a toccare “Tequila Sunrise” degli Eagles magistralmente cantata da Rosella “Auntie Rosie” Cellamaro e “It Doesn’t Matter” dei Manassas, quest’ultima impreziosita dal mandolino di Marco Zanzi in grande stile. “The Angels Rejoiced” di Charlie e Ira Louvin e “Teach Your Children” di Crosby, Stills e Nash ci conducono alla conclusiva “Here Without You” di Gene Clark, nella quale la voce di Ron Martin è incorniciata dal dialogo tra il pianoforte di Manuel Corato e il violino di Anna Satta, un congedo commovente per un album di grande intensità. “Compasses And Maps” non sarà però l’ultimo disco della Piedmont Brothers Band perché entro l’inverno arriverà un lavoro interamente dedicato al Natale, e ci auguriamo che questa grande famiglia del country rock continui il suo viaggio, proprio come avrebbe voluto Marco Zanzi.


Salvatore Esposito