Laetimusici. Intervista con Carlo Bava

Il progetto Laetimusici nasce nel 2004 dall’incontro tra il fiatista Carlo Bava e l’organista ticinese Giovanni Galfetti, due strumentisti di grande talento accomunati dal desiderio di esplorare quei sentieri della musica che conducono alla letizia, facendo dialogare strumenti solo in apparenza distanti. L’organo riscopre il suo utilizzo conviviale, mentre la ciaramella si spinge oltre il repertorio natalizio, affrontando materiali musicali insoliti. Spaziando dal corpus della tradizione a composizioni originali, il duo nel corso degl’anni ha dato vita a percorsi di ricerca di grande fascino tematico in cui si la musica si intreccia con la poesia, la letteratura e la riflessione. Abbiamo intervistato Carlo Bava per ripercorre il suo percorso artistico, soffermandoci sull’attività musicale e discografica dei Laetimusici, senza dimenticare i loro progetti futuri.

Partiamo da lontano, come nasce la tua passione per musica popolare?
Dai 10 anni ho suonato il sax soprano nella banda del mio paese; da sempre sono stato un appassionato di musiche legate al natale e fin da bambino ho collezionato dischi in tema. Un giorno, proprio per questa mia passione, mia sorella mi regalò l'iscrizione ad un corso di cornamusa bergamasca che si teneva in Svizzera con Walter Biella. dopo due anni di corso fui affidato alle cure di Ilario Garbani famoso zampognaro svizzero che mi avvicinò alla zampogna di cui divenni un orgoglioso suonatore. In breve fu Ilario che, prima da maestro poi come socio zampognaro, mi introdusse nel mondo della musica popolare svizzera e italiana. E da lì mi si aprì un mondo fatto di musiche, incontri e persone: Mireille Ben, Pietro Bianchi Giovanni Galfetti, Erasmo Treglia, Ambrogio Sparagna, Silvio Trotta, Marco Tadolini, Nando Citarella, Luigi Lai, Bepi De Marzi, Piero Ricci, Gianni Perilli e tanti tanti altri amici. 

Com’è sbocciato l’amore per la ciaramella, il tuo strumento di elezione?
Fra gli infiniti incontri, determinante fu quello con Gerardo Guatieri il decano dei costruttori di zampogne. Andai a Scapoli per procurarmi la mia zampogna e in kit mi diede una ciaramella in un primo tempo non volevo ritirare perchè la tolse, impolverata e un po smunta, da un cassone coperto di trucioli. Mia moglie mi convinse a tenerla, anche se da "piemontese" ritenevo di aver ricevuto una scartina. Quando ebbi coscienza di cosa mi trovassi in mano capii che Gerardo, non so ancora perchè, volle darmi una ciaramella che aveva costruito diversi anni prima. Strumento con una voce particolare che , sono sicuro, Gerardo volle darmi per tradurre in musica quanto avevo in animo. Da quel giorno sono tornato a Scapoli ogni anno a trovare Gerardo, quasi in pellegrinaggio. Ogni volta voleva che gli suonassi quel Signore delle Cime di De Marzi  che per primi Ilario ed io avevamo arrangiato per zampogna e ciaramella. Ogni volta, dopo avermi ascoltato, mi diceva: "suonate come nu professore". Fu il suo riconoscimento che mi regalò ogni volta finchè non se ne andò.

Parallelamente all’attività musicale, sei anche medico. Come concili queste due passioni nella tua vita?
Sono medico di famiglia. Ho la fortuna di avere sabato e domenica liberi. E soprattutto la notte: per studiare e andare in giro a suonare. La Ciaramella è stata la mia psicoterapia: grandi carichi di energia per affrontare in modo sereno una professione che di ansie te ne carica a vagoni.

Sul tuo biglietto da visita c’è scritto: Carlo Bava, Medico e Musico. Da medico, dove si nasconde il potere curativo della musica, ed in particolare quali aspetti “curativi” ha il contatto con la musica tradizionale?
Ho sempre ritenuto il mio "fare musica" come voglia e necessità di comunicare.  Ho sempre ritenuto prioritario saper comunicare emozioni facendo vibrare la "pancia" degli altri piuttosto che investire sul perfezionamento della tecnica esecutoria. Ho scelto il calore di esecuzioni, magari non sempre perfette, ma di grande, grande forza emotiva. Tuttavia ho cercato di dare alla ciaramella la valenza di strumento: hai uno spartito, leggi e suoni. Ciò mi ha permesso di incontrare compositori che hanno scritto per questo strumento ritenuto povero.

Ci puoi raccontare qual è stato e come si è indirizzato il tuo percorso  artistico?
Suonatore di sax soprano in banda di paese. Ciaramella in duo Zampognaro con Ilario dapprima "natalizio" poi in concerti per zampogna e ciaramella in giro per l'Italia e l'Europa con una caratteristica ben precisa: musica tradizionale e popolare del nord con strumenti del sud. Questo perchè da sempre ho ritenuto che la musica del sud, con i suoi ritmi e le sue cadenze, è nel patrimonio genetico di chi è nato e vive lì. La si può eseguire ma, per comunicare, devi averla dentro. Poi musica per le danze popolari con un gruppo, La Compagnia dell'Erba Bona, che per dieci anni ha fatto ballare le piazze del nord Italia e della Svizzera. Sempre nell'ambito della musica tradizionale la scelta di un gruppo italo-svizzero, Porporì, con Cristina Pasquali mia moglie, Barbara Knoph e Pietro Bianchi, per una musica dalle radici nella terra Insubrica o fascia prealpina Piemontese e Lombarda.

Nel 2004 è nata la tua collaborazione con Giovanni Galfetti, con cui ha dato vita al duo per organo e ciaramella Laetimsusici. Com’è nato questo sodalizio artistico?
Avvicinandomi alla musica tradizionale colta ho incontrato Giovanni Galfetti musicista eclettico: organista, compositore, direttore di cori, esperto di musica liturgica e di Mozart. Un giorno gli proposi a bruciapelo l'avventura di un duo Organo e Ciaramella. Era richiestissimo come organista concertista e temevo in una educata presa di tempo per non rispondermi con un rifiuto secco. La risposta invece fu: quando facciamo la prima prova? Un mese dopo debuttammo col primo concerto. Da quel momento è stata una storia prima di amicizia e poi di godimento musicale puro. Volare con la ciaramella portato dal vento sonoro dell'organo. Il piacere di infinite sedute di ascolto nei mesi freddi invernali in cui le chiese non sono raccomandabili, per arrivare ad arrangiamenti nostri ricchi di pathos. Un volo sempre più alto, una salita verso vette per me inimmaginabili. Ne cito una: la telefonata di Ennio Morricone che mi dice: bravo il Gabriels Oboe che ho ascoltato nel vostro disco è pieno di cuore e di passione. Ho pianto dalla felicità. La felicità che questa esperienza mi/ci ha dato è evidente anche da nome del duo Laetimusici: fare musica per raggiungere e comunicare letizia, gioia.

Come si è evoluto il vostro approccio sonoro nell’arco dei tre dischi che avete inciso?
Tutto è passato attraverso la grande esperienza musicale di Giovanni, la sua capacità di far vibrare l'organo senza mai soverchiare la ciaramella, la sua grande modestia di sollecitarmi e incoraggiarmi a sentire e realizzare che il "solista" ero io. Un particolare. Giovanni mi ha insegnato a conoscere e usare la voce delle chiese: Uno strumento in più nelle tue mani ma anche un elemento in più da rispettare. Le scelte musicali dei dischi registrati sono state il riflesso della nostra condizione emotiva dei vari momenti. Il primo legato al Natale perchè ci eravamo conosciuti grazie alle musiche natalizie per zampogna e ciaramella. Il secondo quello un po' della maturità, il nostro catalogo, la nostra antologia. Il terzo di nuovo il Natale ma aperto ad altri musicisti e ad altre tradizioni. Il percorso dei dischi  ha avuto anche il notevole apporto di Cristina. Lei ha saputo trasformare le nostre intenzioni in progetti musicali e letterari concreti. Tant'è che i nostri concerti , da subito sono stati percorsi musicali guidati da Cristina che, prendendo l'uditore per mano, lo  accompagnava lungo i sentieri della musica e della letteratura. 

Quali sono state le difficoltà che avete incontrato nel far dialogare ciaramella ed organo?
Sempre grande piacere. La difficoltà sta nell'adattare la le ciaramelle alle intonazioni dei vari organi che trovi nelle chiese. Calanti o crescenti secondo il tempo  o l'umidità o l'età dello strumento. Il fascino di costruire ance "ad hoc" per un organo o un altro. Una sfida continua. E anche un po' di stress quando fai la prova concerto con un organo ad una certa temperatura, e arrivi un ora dopo con la chiesa caldissima e un organo incazzato per lo sbalzo termico e alzatosi di intonazione all'inverosimile.

Ci puoi racconatare la genesi del vostro debutto “Era La Notte Che” e del successivo “Laetimusici”?
Cristina è stata l'ideatrice del progetto. Avevamo conosciuto Benito Mazzi, grande scrittore della Valle Vigezzo. Già il suo fascino e il suo affetto ci facevano pensare che avremmo dovuto fare  qualcosa insieme. Quando Cristina lesse le novelle di "quando abbaiava la volpe" fu tutto chiaro.Una di queste divenne l' idea, il progetto su cui costruire la storia musicale. Si parlava del Bambino dei ricchi e del Bambino dei poveri. Noi avevamo l'organo strumento ricco, maestoso e nobile affiancato alla ciaramella, strumento povero, pastorale e popolare. Cosa trovare di meglio? In Laetimusici abbiamo invece messo quanto più ci era piaciuto fino a quel punto della nostra storia. E la foto di chiusura ne era l 'espessione più viva.

Un capitolo a parte del vostro percorso artistico lo merita “Il Natale  dei Semplici”, disco nato dalla collaborazione con Lucilla Galeazzi, e che vede la partecipazione di Nando Citarella. Com’è nato questo progetto?
Questo progetto è nato lungo i passi del Cammino di Santiago fatto col "fratello" Nando Citarella nel 2010. La nostra aspirazione era unire idealmente nord e sud. Tant'è che il titolo del nostro Cammino era: un Terrone e un Polentone sul Camino di Santiago. Un progetto, quindi, sulle tradizioni del Natale che andasse dal Ticino (svizzera) alla Sicilia rappresentava il concretizzarsi dell'idea. Unire le Alpi al Sud. Anche qui è stata Cristina a mettere insieme tutti i frammenti delle nostre fantasie, contagiando l'amica di tanti anni di musica Lucilla Galeazzi. Anche in questo caso Laetizia assoluta!! Tre giorni passati in una chiesa fredda dell'autunno inoltrato a scoprire 
tanti "Natali" sconosciuti. 

Come avete scelto i canti da rienterpretare?
L'autorevolezza di Lucilla e Nando hanno fatto sì che la scelta sui canti fosse loro all'interno delle ipotesi progettuali di Cristina. Noi abbiamo seguito la componente arrangiamenti affinchè organo e ciaramella si fondessero con le voci di Lucilla, Nando e Nora Tiggens, e con la chitarra di Cristiano Califano. E' stato un grande momento musicale che ha trovato spazio anche come proposta di concerti che andiamo a proporre per il Natale. La fantasia e l'entusiasmo sfrenato di due grandi "cantori", combinati con il rigore di un organista "svizzero". E la ciaramella ... ovviamente in mezzo !

Quali sono i progetti futuri del duo Laetimusici?
Il progetto principale è quello di continuare ad alimentare una amicizia nata attraverso la musica e diventata un legame fraterno. Per la musica, invece, ho un sogno nel cassetto: un nuovo lavoro sul Natale, ma come rifacimento di un grande LP a tema natalizio degli anni Settanta. Ci stiamo pensando da un po' e Giovanni sta lavorando sugli arrangiamenti. Lavoro ciclopico, date le caratteristiche della ciaramella. Non oso dire di più; se ce la faremo sarà un bel botto.



Salvatore Esposito