Il Festival dell’Organetto a Irgoli (NU), la vigilia di un’edizione tutta sarda

Nei giorni ferragostani i paesi della Baronia sono in festa. Da un punto di vista folclorico, la manifestazione di maggiore rilievo musicale è il “Festival dell’Organetto” di Irgoli, giunto alla Ventiquattresima edizione, il cui ideatore è il suonatore Totore Chessa. Alla vigilia della manifestazione popolare, nella centrale Piazza San Giuseppe è stato già allestito il palco, dove campeggia un fondale a sfondo azzurro con disegnato un organetto a mantice disteso. Nel 2014, il Festival venne sospeso. In tempo di crisi e di tagli lineari i fondi diminuiscono. Fino all’ultimo, anche quest’anno, la manifestazione era in forse. Da alcune settimane la svolta. Gli Amministratori pubblici e Totore Chessa si sono riuniti decidendo che la manifestazione avrebbe dovuto avere luogo, senza rinunciare allo stile di base, teso a valorizzare la varietà isolana. Chiarisce Totore: «Sin dalla prima edizione, uno dei nostri scopi è stato quello di unire le varianti e gli stili di Sardegna. Ogni suonatore porta qualcosa della cultura del suo paese. Negli anni, abbiamo invitato anche tanti suonatori del continente e di altre realtà europee, ma quest’anno il Festival sarà esclusivamente sardo, come all’origine». Dialogando con il suonatore irgolese, abbiamo ricordato la prima edizione, del 1986, alla quale diede subito rilievo scientifico Francesco Giannattasio con un’articolata dissertazione sull’uso dell’organetto in Sardegna e in Italia. Tra i suonatori, si esibì tziu Tonareddhu (ai tempi il più anziano organettista di Irgoli), che possedeva uno stile “a s’antica”, lento, con frasi melodiche minime, ben marcate nel ritmo, ma senza ostentare virtuosismo strumentale. Il palco era di contenute dimensioni ed era stato montato dove adesso è collocata una rotonda stradale poiché, negli anni, la piazza ha subito significative modifiche. «A Irgoli - prosegue Totore - ci teniamo a non perdere l’identità locale e quella regionale. Ogni paese ha i suoi balli; chi ha esperienza sa che alcuni balli hanno ritmi molto simili, ma le frasi melodiche cambiano in base alla “fantasia” dei suonatori locali o di quelli che li hanno preceduti. Pur con fondi limitati, di amici suonatori ne abbiamo invitati parecchi e ritengo che, anche nel 2015, il Festival possa avere successo»
Una delle novità degli ultimi anni è la presenza sul palco di almeno una suonatrice. In Sardegna, in passato, i suonatori di piazza erano uomini. Oggi sempre più donne si stanno distinguendo in ambito folclorico, tra queste Inoria Bande (discendente diretta di storici suonatori), Myriam Costeri (Gavoi), Francesca Bacciu (Buddusò), Alice Pira (Dorgali); Stefania Manca (Domusnovas); Valentina Chirra (Nuoro). A Irgoli, quest’anno è stata chiamata Fabiana Meloni, proveniente da Sarule. Gli altri esecutori invitati al Festival dell’Organetto sono Riccardo Soro (Ollolai), Paolo Pileri (Olbia), Matteo Cucca (Ilbono), Franco Corrias (Orgosolo), Pier Paolo Zola (Oliena), Roberto Fadda (Austis), Sebastiano Lai (Dorgali), Paolo Canu (Lodè), Stefano Piras (Silì), Andrea Motzo (Silanus). Prosegue Chessa: «Con tanti suonatori sarà possibile apprezzare numerose variabili dell’isola. Sono tutti bravi e motivati, con un repertorio molto ricco. Particolari, per esempio, sono i balli di Ollolai o “lu scottis” gallurese, che sicuramente non ha origini sarde, ma che negli stazzi di Gallura ha avuto la sua storia e la sua “moda”, divenendo in quei luoghi tradizione… Alcuni esecutori suoneranno la fisarmonica o l’organetto a bocca». Prima dell’inizio del Festival, è previsto lo svolgimento della “sagra del maialetto”, organizzata dai ragazzi della “Leva del 1980”, impegnati nella raccolta di fondi per la festa patronale di San Nicola (maggio 2016). Il Festival di Irgoli è stato concepito per ascoltare la musica degli strumenti a mantice, principalmente utilizzati per l’accompagnamento dei balli. Tali balli sono associati al costume locale, che è segno d’identità per le singole comunità. «Purtroppo negli ultimi tempi, ho notato che in alcune manifestazioni si fa “strage” della cultura locale, suonando i balli tipici di un altro paese. Che senso ha - si domanda Chessa – che un organettista campidanese, ad esempio, si metta a suonare “su ballu brincu”? A mio avviso, avrebbe senso se in Campidano andasse a suonare e a ballare un gruppo che conserva su “bullu brincu” nella sua tradizione locale, altrimenti il rischio è di mischiare tutto, di rendere tutto uguale, di appiattire i repertori. Alcuni lo fanno con la musica, forse perché ritengono sia terra di nessuno, ma per farli riflettere io sono solito chiedere a questi suonatori:- Perché non provate ad applicare lo stesso principio al costume sardo? Vi piace un costume di un paese della Barbagia o della Baronia, perché non lo fate indossare a persone della Planargia, del Marghine o del Sinis? Ovviamente a quel punto questi suonatori non rispondono o rispondono genericamente “… ma quello è un altro discorso». Invece no, il discorso è lo stesso: anche la musica merita rispetto nel principio delle differenze tra le varie comunità»
Questa tendenza a “copiare” o a “imitare” i repertori è relativamente recente e, come abbiamo evidenziato in diverse pubblicazioni etnomusicologiche, non riguarda solo la musica strumentale. Di certo, il fenomeno si è accentuato parallelamente alla diffusione musicale discografica, che permette ai suonatori di ascoltare e riascoltare a piacere i balli dei differenti paesi, imparando secondo gusto quanto più aggrada o va di moda. Tuttavia nel ragionamento di Totore è parso di leggere in sottofondo una critica, verosimilmente rivolta anche a coloro che dovrebbero (o potrebbero) fare adeguata informazione culturale nelle diverse comunità o con i mezzi d’informazione. Il tema delle commistioni musicali nelle singole identità può essere qui solo accennato, ma cade acconcio se riferito allo stile musicale e coreutico in uso a Irgoli. Riprende Totore: «Durante il Festival dell’Organetto, non si viene solo per ascoltare e veder ballare, in quanto a fianco di ogni suonatore interviene sul palco almeno una coppia di ballerini. A Irgoli si viene anche per ballare liberamente in piazza, com’erano soliti fare i nostri predecessori. Il ballo è socialità. Io quando suono nel mio paese, anche se ci sono tanti turisti, eseguo solo i balli del mio paese, perché è giusto che sia così». Come di consueto, durante il Festival, Chessa si esibirà come solista e accompagnerà il Gruppo denominato “Cambales”. Nella manifestazione i curiosi avranno modo di osservare i principali modelli di organetto usati dai suonatori sardi. Sull’argomento, il suonatore irgolese potrebbe intrattenere il pubblico per ore, essendo proprietario di una considerevole collezione di aerofoni a mantice, grazie alla quale viene talvolta chiamato per allestire spazi musicali durante le rassegne culturali. C’è da auspicare che presto gli Enti pubblici riescano a garantirgli un contributo finanziario, per far divenire realtà il suo desiderio di istituire a Irgoli un articolato “Museo dell’Organetto” che, in breve, a nostro avviso, diverrebbe vanto per tutta l’Isola e non solo del singolo paese. In limine, si evidenzia che Totore Chessa, dal 24 al 30 agosto, terrà una masterclass sull’organetto diatonico, organizzata dall’Ente Musicale di Nuoro, nell'ambito dei “Seminari di Nuoro Jazz”, dove avrà modo di insegnare e, il 27 agosto, di esibirsi in trio con Antonello Salis e Gil Goldstein, di fronte a un pubblico eterogeneo e cosmopolita. 


Paolo Mercurio