Cuncordu e Tenore de Orosei – Novaera (Buda Musique, 2015)

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Orosei, centro della bassa Baronia situato sulla costa centro-orientale della Sardegna, è uno dei luoghi sonori per eccellenza della Sardegna che ha attraversato le registrazioni e gli scritti dei maggiori studiosi del canto polivocale sardo. Tra gli ensemble di cantori, il gruppo Cuncordu e Tenore de Orosei è sempre stato mosso dalla necessità di fare i conti con il portato del linguaggio canoro tradizionale (si considera custode di un’eredità musicale ricevuta dai cantori della precedente generazione) senza, tuttavia, cristallizzarsi. In tal senso sono da leggere le numerose collaborazioni con la crème de la crème dei musicisti sardi e con artisti della scena world e improvvisativa. Fenomeno inusitato nella prassi canora dei cantori, riscontrabile in pochi altri centri dell’isola, è la presenza di due pratiche musicali di polivocalità accordale, il ‘cuncordu’, che rinvia alla ritualità paraliturgica e all’opera delle confraternite laicali, e il canto profano ‘a tenore’. Le espressioni canore in oggetto non sono diverse soltanto sul piano formale e dei repertori – la polivocalità dal tratto gutturale del primo di fronte all’impianto vocale del secondo, che contraddistingue l’accompagnare le occasioni rituali – : siamo di fronte a due modi diversi di comunicare e di affrontare il cantare insieme. Da tre anni la formazione del Cuncordu e Tenore de Orosei comprende Massimo Roych (voche del cuncordu), Mario Siotto (bassu), Gian Nicola Appeddu (contra), Piero Pala (voche, mesuvoche), Tonino Carta (voche del tenore), che eseguono le diciannove composizioni del disco pubblicato dalla prestigiosa etichetta francese Buda Musique. In un’opera del genere è inutile cercare di isolare un brano che possa rappresentare il disco: è un nobile flusso sonoro di musica pienamente contemporanea, che non ci giunge da un passato mnemonico, ma segna l’attualità del cantare (e dello sperimentare) in Sardegna. Dall’ovviamente iniziale “Voche seria”, caratterizzata dal canto in endecasillabi e dalla risposta non-sense, si transita per i canti che accompagnano il ballo (“Dillu”, “Ballu Brincu” e il notevole “Ballu a passu tutorinu”, molto peculiare sul piano coreutico), per i gotzos (“de s’interru”, “de su Naefressariu”, “de su Remediu”), per canti in latino (“Libera me Domine”, “Sanctu”, “Regina Coeli Magnificat” fino al magnifico “Kyrie”). “Nanneddu meu” ci porta d’improvviso in area barbaricina, mentre nella straordinaria “Voch’è Notte” entra la tromba fatata di Paolo Fresu. Un altro compagno di viaggio dell’ensemble sin dalla metà della seconda metà degli anni ’90 è Ernst Reijseger, il cui violoncello si associa alle voci nella conclusiva “A Dori Lontana”. 


Ciro De Rosa