U’ Papadia - Razza Ommu (Cultural Bridge, 2015)

Talentuoso percussionista nonché eclettico cantautore, U’Papadia, vanta un lungo percorso artistico che negl’anni lo ha visto collaborare fianco a fianco con artisti del calibro di Nando Citarella, Lucilla Galeazzi, Teresa De Sio ed Ambrogio Sparagna, per approdare al suo debutto discografico, come solista, con il pungente “La Peronòspera”, il cui successo gli ha consentito di mettere in fila circa duecento concerti in tutta Italia. A distanza di qualche anno, ritroviamo il cantautore salentino alle prese con un il suo secondo album “Razz Ommu”, nel quale ha raccolto undici brani che riprendono le tematiche del disco di debutto, ampliandone il raggio d’azione. Laddove infatti “La Peronòspera” metteva alla berlina l’atteggiamento spesso di impotenza dei salentini anche di fronte alla mercificazione della loro tradizione, questo nuovo lavoro va più a fondo indagando su come il genere umano si sia via via snaturato recludendosi in gabbie ora oscure ora dorate, perdendo del tutto l’empatia. Dal punto di vista prettamente musicale il sound si è fatto senza dubbio più maturo e definito, sfociando in quello che lo stesso U’Papadia ha definito Terra Russa Rock, una originale commistione tra le moderne sonorità del rock e della world music con le trame folk tradizionali che accompagnano i testi cantati ovviamente in salentino. Durante l’ascolto a spiccare subito sono il rock pungente dell’iniziale “Razza Ommu”, la storia di San Giuseppe da Copertino, che diventa simbolo di libertà, raccontata in “Giuseppe Desa” (“Unu quannu sape vulare, lassalu stare!”), e quel gioiellino che è la solare divagazione reggae “Felice”. Se la ninnanana “Fija de lu mare”, ci culla sulle acque del Mediterraneo tra echi di sonorità orientali, la successiva “Gabriele suona ancora” è un accorato ricordo di un amico portato via dalla droga. Nel cuore del disco scopriamo “La Cunserva” in cui ancora una volta U’Papadia mette in guardia i salentini di fronte alla mercificazione della loro tradizione, la riflessiva “La vita se ne fuce” e “Lampara”, in cui omaggia la memoria di Don Tonino Bello e il suo rivoluzionario pensiero laico. La canzone d’amore “L’Amore cerca casa” e le gustose “Allu Sud” e “Cugghimu li fierri” completano un disco interessante che conferma tutto il talento di U’Papadia non solo nel saper raccontare la sua terra, ma anche nel sottolineare le contraddizioni della società moderna. 


Salvatore Esposito