Rataplam - Sonate e ballate (Ass. Rataplam, 2015)

Rataplam è una sigla nella quale convergono varie iniziative e soggetti. È il nome di un ensemble musicale, che si dedica alla riproposta di un “folk filologico” (secondo la definizione che ne danno gli stessi membri). Ma è anche un’associazione che opera nell’ambito della ricerca sulle musiche di tradizione orale e, in particolare, sulle tradizioni espressive riconducibili al paesaggio sonoro di un’area del bergamasco, nella quale Rataplam ha contribuito a recuperare e ristabilire la tradizione campanaria. Nel nuovo disco “Sonate e ballate” – di cui qui si parla con un entusiasmo che apparirà, credo, evidente, soprattutto perché è un lavoro strutturato e curato in tutti i dettagli – ha trovato posto un repertorio inedito, riconducibile al paese di Gandino. Dal quale emergono le cosiddette “Sonate d’allegrezza”, eseguite con campanine e xilofono dai campanari ufficiali del paese, che rappresentano, a tutti gli effetti, una parte stabile dell’ensemble. Come emerge già da queste prime informazioni, la scena in cui si inserisce il disco e l’attività della band è insolita, oltre che evidentemente articolata. A partire dalle campanine. Si tratta di uno strumento interessante sia per quanto riguarda il timbro che la struttura organologica. E, al contrario di ciò che il nome può far credere, non è una piccola campana (anche se ha strette connessioni con questa), ma uno xilofono popolare, tradizionale nel bergamasco (e storicamente attestato in un’area più ampia). È costituito da una serie di risuonatori di vetro e caratterizza, insieme alle campane, i contorni musicali di parte del disco. Il quale, attraverso una selezione di quattordici tracce, presenta varie articolazioni dei repertori su cui l’ensemble ha lavorato, anche attraverso una ricognizione delle fonti storiche e manoscritte (in questo senso, i brani proposti nell’album costituiscono un’interessante convergenza di esempi musicali tradizionali ma elaborati con il supporto della ricerca: “Marcia a 4 mani”, sonata per dieci campane in 6/8, “Valzerù”, sonata per dieci campane in 3/4, “Ninì de pendole”, sonata per otto campane in 6/8, “Mazurca 10”, sonata per campanine, “Polka 23”, sonata per otto campane in 2/4, “Tarantella Gandinese n. 48”, sonate per dieci campane in 6/8). È il caso, ad esempio, di “Tarantella n. 1”, il primo brano in scaletta. Si tratta di una sonata per cinque campane in 6/8 ricavata da un documento della fine dell’Ottocento e riconducibile al repertorio delle chiese sussidiarie di Gandino. Il timbro e, in generale, l’atmosfera del brano richiamano le cosiddette “Sonate d’allegrezza”, caratterizzate da un andamento molto fluido e sognante, che ampliano lo scenario sonoro dell’area attraverso l’interpretazione popolare di musiche che trasfigurano il suono e la funzione della campana. Non più utilizzata soltanto per richiamare e, in generale, mandare messaggi alla comunità, ma come vero e proprio strumento musicale, con il quale si eseguono arie popolari. Il brano, nel quale le campanine rappresentano l’elemento più caratterizzante, è piacevolmente elaborato anche sul piano degli arrangiamenti. L’introduzione di alcuni strumenti – fisarmonica, percussioni, marranzano – che strutturano l’andamento e ampliano i riflessi armonici del brano, ne definisce un profilo più netto anche sul piano ritmico. In generale, le integrazioni strumentali hanno il compito di supportare e sviluppare (con alcune variazioni secondarie ma efficaci) la linea melodica delle campanine, che compaiono fin dal prologo e si protraggono fino alla chiusura. Come è specificato nelle note introduttive del booklet, la progettazione che ha portato alla realizzazione dell’album ha incluso anche la cornamusa bergamasca, un altro strumento tradizionale e determinante del paesaggio sonoro dell’area. “Sonata a 6 campane” (la traccia numero tredici in scaletta) si inserisce in questo quadro e rappresenta al meglio i due poli che orientano l’attività di Rataplam, cioè ricerca e riproposta. Si tratta di un adattamento per baghèt eseguito da I baghèter di Giacomo Ruggeri (la beghèt è un aerofono con camera d’aria di piccole dimensioni, di cui si conoscono alcune varianti organologiche relative al numero dei bordoni, utilizzato nelle società rurali per eseguire alcune musiche da ballo e repertori natalizi). Il brano in questione è breve e coerentemente stretto nel soffio degli strumenti, dentro cui si allunga una melodia reiterata, interrotta da alcune variazioni che ne puntellano l’andamento fino al finale all’unisono.


Daniele Cestellini