Milagro Acustico - Rosa del Sud (Cultural Bridge, 2015)

La Rosa mediterranea dei Milagro Acustico

Nel peregrinare nel mare delle interazioni, intessute nel tempo, tra culture poetiche e sonore del Mediterraneo, Bob Salmieri, mente e anima di Milagro Acustico, era destinato, alla fine, come passaggio obbligato per chiunque voglia comprendere il senso del cantare in siciliano, a confrontarsi con l’immensità di Rosa Balistreri, con quella voce possente e di grande estensione, che portava in sé cantandole sofferenza, ingiustizia e rabbia universali, con disperazione e determinazione, ma anche ironia tutta isolana. In coincidenza con il ventennale della loro attività all’insegna di una world music colta e raffinata, che spesso ha esplorato le fioriture liriche del passato della Trinacria, com’è loro consuetudine, Bob Salmieri e Milagro Acustico hanno dato forma – ricorrendo peraltro il venticinquennale della scomparsa della Balistreri – a un concept album, che rende omaggio alla cantatrice licatese senza cedere alla tentazione dell’ennesima e usurata versione antologica del suo repertorio. Hanno scelto di percorrere un sentiero disagevole, che se da un lato troverà estimatori tra quanti riconosceranno la liceità della loro l’attenzione sensibile verso una straordinaria personalità, dall’altro potrà incrociare detrattori, che avranno confermata la loro visione della world music come di una sorta di ‘ingegneria genetica musicale’. Se è vero che la voce di Rosa non ha bisogno di altro, i Milagro Acustico hanno inteso contribuire seguendo, la loro estetica, a tenere accesa la luce su un’artista degna di stare accanto ad altre grandi signore del canto che hanno fatto la storia dei suoni del Mediterraneo. Diamo la parola direttamente a Bob Salmieri, che spiega le ragioni del progetto “Rosa del Sud”.

Come nasce l’idea di “Rosa del Sud?”
Abbiamo cominciato a pensare a un progetto su Rosa Balistreri qualche anno fa, avvicinandoci alle poesie di Ignazio Buttitta, al quale abbiamo dedicato il CD “Sangu ru Poeta” nel 2011. Rosa ha cantato alcune poesie del poeta e mi sono innamorato del suo modo di cantare, che trovo speculare al modo di Buttitta di fare poesia. Poesia e canto sociale, rivolto agli stessi ai quali sono dedicati i componimenti: contadini, carcerati, miserabili, insomma gli ultimi della Terra. Ma rendere omaggio a una cantante non è facile, quindi ci è venuta l'idea di utilizzare la sua voce mantenendo integra la durata del canto e non usando solo “campioni” come si fa in genere. Il disco è nato con procedure di crowdfunding, anche per pagare la licenza alla Warner Bros Italia per potere utilizzare la voce della Balistreri.

Naturalmente, avrete fatto i conti con il fatto che molti lo avrebbero visto come un azzardo…
Certo, anche perché non abbiamo semplicemente riarrangiato le sue canzoni, ma le abbiamo composte per intero, senza attenerci al genere folk popolare, piuttosto seguendo la nostra linea compositiva. Del resto, in passato abbiamo spesso compiuto azzardi, come quando abbiamo tradotto in siciliano le quartine di Omar Khayyam (“Rubaiyyat of Omar Khayyam” del 2004), pubblicato in America con un certo successo, con il triplo CD dedicato alle terme (“Thermae Atmospherae” del 2010), o ancora con la trilogia dedicata ai “Poeti Arabi di Sicilia”. 
Insomma, non c'è gusto se non ci si mette in gioco e non si rischia qualcosa, destabilizzando forse il nostro pubblico con scelte inaspettate, ma questo è il nostro modo di fare musica. 

Come sono stati scelti i brani? 
Molto semplicemente, prima abbiamo scelto le canzoni che ci piacevano di più da un punto di vista melodico e di testo, poi selezionando quelle che presentavano minori problemi nell'isolare la voce di Rosa. Infatti, la difficoltà più grande è stata proprio questa, isolare la voce senza usare filtri, che avrebbero potuto in qualche modo alterarla. 

Come si è sviluppato il lavoro di composizione e arrangiamento?
Per prima cosa, lavorando su linee melodiche alternative a quella principale della sua voce, affidandole di volta in volta ai fiati, alle corde o alle voci di coriste e del nostro cantante Marwan Samer; poi intervenendo sulla ritmica, sulle linee di basso, completamente assenti nei brani originali, e sulle percussioni. Questa è stata la parte più semplice e divertente, ma anche la più pericolosa: c'era, infatti, il rischio di snaturare le canzoni, di creare un ibrido, un artificio:  questo proprio non lo volevamo. Ci siamo affidati al cuore e abbiamo lavorato d’istinto. Prima di procedere alla pubblicazione, abbiamo fatto ascoltare alcuni brani a appassionati di Rosa, che con una certa nostra sorpresa, ci hanno comunicato il loro entusiasmo per il nostro lavoro. Così abbiamo capito che avevamo fatto qualcosa di interessante e anche di utile per la riscoperta di queste gemme preziose, che sono la voce e la persona di Rosa Balistreri. 

Che rapporto esiste tra testi e musiche?
Prima di procedere alle composizioni, abbiamo lavorato sul testo, cercando di capirne lo spirito e l’essenza. È un lavoro che abbiamo fatto in passato con tutte le nostre canzoni composte su poesie.  Questi testi della tradizione popolare parlano di carcerati, di braccati, di traditori, a volte sembrano scene di un film: fermano l’immagine della cattura come in “Sognu omu un cunigliu”. Sono brevi componimenti, che però hanno un potere evocativo enorme, in più supportato dalla voce di questa cantante straordinaria. Poi abbiamo cercato di comporre musiche originali creando ambienti sonori diversi da canzone a canzone. Alcune molto essenziali, come “Ti nni vai”,  altre invece con arrangiamenti orchestrali, con sezioni di fiati che ricordano a volte le bande delle processioni siciliane, come i “Misteri di Trapani (“Carzari Vicarìa”), o ipnotiche come “Testa di Morto”, con la voce di Ignazio Buttitta che introduce la voce di Rosa. Speriamo che il nostro lavoro sia di gradimento ai vostri lettori, anche perché con “Rosa del Sud” celebriamo il nostro ventennale di attività artistica. 



Milagro Acustico – Rosa del Sud (Cultural Bridge, 2015)
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Con il vasto ventaglio strumentale di corde, fiati, percussioni e programmazione elettronica che li contraddistingue, con la capacità di scorrere l’atlante sonoro del Mediterraneo, facendo trapelare qua e là tessiture jazz e assecondando aperture dub, l’ensemble ha felicemente creato musiche dal vigore misurato che avvolgono la sacralità vocale di Rosa proveniente da registrazioni amatoriali. Alle registrazioni hanno partecipato una ventina di musicisti italiani e stranieri: tutte le registrazioni sono state realizzate nello studio del gruppo. Il decimo disco della carriera dei Milagro Acustico si compone di sei brani su testi tradizionali siciliani e un notevole strumentale (“Rosa”, con un inserto vocale tratto da “Libbru di l’infami”), che simboleggiano la straordinarietà della cantante. Si parte con “Testa di Morto”, dall’incipt magnetico, prodotto dalla voce del poeta di Bagheria che evoca la figura umana e artistica di questa gigantessa del folk italiano, prima che il brano si avvii su coordinate sonore scure, intrise di umori andalusi e di innesti di fiati jazz. Canto lancinante e disperato in “Bottana di to ma”, che procede, musicalmente, tra arpeggi di baglama e chitarre, ritmiche in levare, tamburi a cornice e un ney che si aprono al mondo mediorientale. Sulla stessa scia si pone la potente “Sognu comu un cuniggiu” che si dilata con le aperture dei fiati fluttuanti, mentre in “A tirannia” e “Ti nni vai” l’incisività vocale di Rosa si erge sovrana su architetture compositive che dialogano con il suo canto, esaltandone tutta la grandezza canora. La conclusiva “Carzari Vicarìa” riflette la ricerca di un suono che mette insieme profili melodici mediorientali, andamenti jazz e richiami orchestrali che evocano processioni devozionali così centrali nella cultura siciliana. Un validissimo progetto artistico che rinnova l’amore verso l’opera di Rosa Balistreri.


Ciro De Rosa