Snoop Dogg - Bush (Doggystyle Records/Columbia Records)

Leggere è qualcosa che amo tanto quanto il fare ed ascoltare musica. In particolare, negli ultimi tempi, mi ha molto coinvolto una biografia di Leonardo da Vinci, alla cui lettura sto dedicando le pause tra un concerto e l’altro. Dalla lettura si impara sempre, ed ancor di più c’è da apprendere nello scoprire particolari forse poco noti della vita di grandi geni della storia. E’ il caso Leonardo da Vinci che, per ottenere una importante e necessaria commessa per il Duomo di Milano, dovette ingraziarsi Ludovico il Moro. Ascoltando “Bush”, il nuovo disco di Snoop Dogg, mi è venuto da pensare ad un ardito parallelismo con la vicenda di Leonardo. Infatti, l’eclettico e controverso Mc, negl’anni, ha compiuto un lento ma progressivo percorso artistico che lo ha condotto oltre gli steccati del rap, alla ricerca probabilmente di un pubblico più ampio. Uno dei suoi complici in questo senso è stato certamente Pharrell Williams, con il quale ha intrapreso una fruttuosa collaborazione cominciata con il successo di “From tha Chuuch to da Palace” da “Paid tha Cost to Be da Bo$$” del 2002, e proseguita con“R&G (Rhythm & Gangsta): The Masterpiece” del 2004 e “Tha Blue Carpet Treatment” del 2006. Così, non mi ha sorpreso molto scoprire che per questo suo tredicesimo disco Snoop Dogg abbia affidato il timone completamente nelle buone mani di Williams, segno evidente di una scelta ben precisa dal punto di vista stilistico. Il risultato è un bel disco in cui si intrecciano soul, rhythm and blues e blues moderno, caratterizzato dalla perfetta cornice creativa di Williams entro cui si scatena una vera e propria festa, in cui spiccano chitarre piene di groove, giri di basso liquidi e pattern di batteria elettronica, che ci riportano dritto negli anni Ottanta, quasi si volesse omaggiare un periodo della storia della musica, fin troppo vituperato da chi lo ha vissuto. “Bush” è, insomma, un disco godibile ed ottimamente realizzato, nel quale l’ascoltatore avrà modo di scoprire uno Snoop Dogg che mette per un attimo da parte il rap (al quale comunque non rinuncia in alcuni episodi) per immergersi con convinzione nei panni del cantante. E’ il caso, ad esempio, di “California Roll”, celebrazione della marijuana da commercio cantata in duetto con uno Stevie Wonder in forma smagliante e che a buon diritto può essere definito il brano cardine del disco. Con al sua leggerezza “Bush” è la colonna sonora perfetta per prepararsi al relax della prossima estate, magari leggendo la biografia di Leonardo da Vinci.


Antonio "Rigo" Righetti