Paul Brady - The Vicar St. Sessions Vol.1 (PeeBee/Proper, 2015)

Paul Brady non ha bisogno di presentazioni, a parlare per lui è la sua lunga carriera nel corso della quale ha messo in fila una serie di ottimi dischi, che lo hanno segnalato al grande pubblico per la sua capacità di coniugare con grande originalità la tradizione musicale irlandese tanto con la melodia del pop-rock degl’anni novanta, quanto con e rimandi al rhytm'n'blues d'oltreoceano. Il suo nuovo album “The Vicar St. Sessions Vol.1”, che raccoglie una selezione tredici brani registrati dal vivo nel corso della residency di ben ventitré concerti che l’irlandese tenne presso il leggendario Vicar Street di Dublino nell’ottobre del 2001. Si tratta di un disco dalla bellezza straordinaria nel corso del quale riscoprire alcune perle del songbook di Brady e qualche sorprendente rilettura, con la complicità di alcuni ospiti d’eccezione. Ad affiancarlo sul palco è un ristretto gruppo di strumentisti composto da Steve Fletcher (tastiere), Jennifer Maidman (chitarre) e Liam Genockey (batteria) che colorano i brani con arrangiamenti essenziali ma allo stesso tempo elegantissimi. Aperto dalla bella versione di “I Want You To Want Me”, impreziosita da un brillante arrangiamento che mescola folk e pop, il disco regala una lunga serie di brani da ricordare come nel caso del country-rock di “Baloney Again” di e con Mark Knopfler, o dell’intensa “Nobody Knows in cui spiccano Gavin Friday dei Virgin Prunes alla voce e Maurice Seezer al pianoforte, o ancora il traditional “In This Heart” cantata a due voce a cappella con l’amica Sinéad O'Connor. Le sorprese però non finiscono qua, perché i due vertici del disco non tardano ad arrivare prima con la superba versione di “Irish Heartbeat” cantata in duetto con Van Morrison e poi con il rock-blues di “Not The Only One” in cui spicca la partecipazione di Bonnie Raitt. Il livello qualitativo del disco resta sostanzialmente alto anche con le incursioni nel maistream con il jazz di “Don’t Go Far”, cantata insieme a Curtis Stigers, e la pop ballad “The Long Goodbye” in cui spicca Ronan Keating alla voce. Sul finale arrivano poi la murder ballad di Eleanor McAvoy "Last Seen October 9th” nella quale Paul Brady “si limita” a suonare il piano lasciando il microfono all’autrice, “The World Is What You Make It” ancora con ospite Bonnie Raitt, e la bellissima versione irish di “Forever Young” di Bob Dylan, cantata da Mary Black, Maura O'Connell e Moya Brennan. Il primo volume di “Vicar St. Sessions” è, dunque, l’inizio di una serie di dischi che riserveranno certamente grandi sorprese, anche perché mancano ancora all’appello tanti brani imperdibili suonate in quelle serate dublinesi di quattordici anni fa. 


Salvatore Esposito