LaMoRivostri – Rosabella (Autoprodotto, 2015)

Benché non sia una novità assoluta nel panorama del nuovo folk italiano, questo trio femminile rappresenta un bel segno di vivacità e di specificità di approccio, di prospettiva e di sensibilità. Il nome del gruppo deriva dalle iniziali delle artiste (Lavinia, Monica, Rita), tutte provenienti da solida attività live e dall’esperienza nella rielaborazione delle musiche tradizionali (Acquaragia Drom, Ambrogio Sparagna, Nando Citarella & Tamburi del Vesuvio, Orchestra de La Notte della Taranta), che si uniscono in una ben congegnata, accattivante, creativa produzione incastonata negli spazi tra musica e ballo di tradizione orale del Sud Italia, forma canzone e timbriche world. Le tre polistrumentiste sono Lavinia Mancusi (voce, chitarra, violino, tamburello), cantante romana di famiglia campana, interprete dalla voce calda e rotonda, nonché violinista dal fraseggio dolce; Monica Neri (voce, organetto, lira calabrese), compositrice e studiosa delle musiche del centro sud, che di questa opera al femminile lavoro è l’iniziatrice; Rita Tumminia (voce, organetto, tamburello), grintosa e passionale strumentista siculo-umbra, cui è spettato il grosso della costruzione armonica. Non secondaria la collaborazione alle percussioni di Simone Pulvano, leader della Takedum Orchestra, e degli ospiti Cristiano Califano (chitarra battente e classica), Claudio “Cavallo” Giagnotti (voce e tamburello), Paolo Rocca (clarinetto, clarinetto basso), Paolo Modugno (davul e fonico responsabile di registrazione e mix del CD), Massimo Carrano (percussioni), Devis Eskaloska Annibaldi (voce). “Rosabella” si fa apprezzare per l’equilibrio nel rapporto tra tecnica e sentimento, per il risalto conferito agli apporti vocali, per l’attenzione verso i colori strumentali (centrale anche il contributo degli eccellenti collaboratori), per i profili ritmici e melodici perfino inattesi con i passaggi dal lirismo alle accelerazioni di tempi. Album interessante anche per il concept, filo conduttore, che lo anima: «Un viaggio musicale di donne che rivivono nella poesia popolare, dove Rosabella, arbëreshë di Sicilia, rappresenta l’immagine di una ragazzina che si vede già grande, che ama come la Cecilia, come la Baronessa di Carini, come una sposa, come chi aspetta l’amore che viene, come chi subisce l’amore perduto», spiega Monica Neri. Un lavoro incentrato sui riferimenti autobiografici della musicista sabina, siciliana per parte di madre, greco-albanese di Piana, tessuto tra ricordi infantili e memorie materne contenute in un diario, che ha ispirato i temi dell’album: «Ho voluto fermare il tempo su questa donna», dice ancora Monica, che mette l’accento sulla coralità del progetto «cucito come un vestito» per l’intensa collaborazione tra le tre musiciste. Disco di dieci brani (più una ghost-track, che è un frammento di uno stornello sabino cantato dalla Neri) con la partenza, notevole, affidata al valzer “Drommi serenata rondinella”, accostamento di una ninna nanna sarda e di un canto segnato dal topos narrativo popolare, la “rondinella”, molto diffuso nel nostro Paese, proposta nella variante sabina. Si transita poi per gli esuberanti pentagrammi campano-rom di “Tammurriata del camafro”, firmata da Erasmo Treglia, per il recitato arbëreshë (traduzione di Vincenzo Perrellis, voce recitante di Giacinta Oliva), che è l’incipit della bella title-track “Rosabella” – chiave di lettura dell’intero album –, per i funambolici cambi di umore di “Ballata della sposa” e per la sorprendente folk song “Amuri”, che passa dal ritmiche in levare alla rumba, per la serenata catanzarese, “a spuntunera” che diventa “Canti migranti (La partida”), a voler simboleggiare la circolazione dei cani popolari. Come detto poco sopra, ci sono poi le classiche storie di “Cecilia” e della “Baronessa di Carini”, rilette con tratti strumentali originali, c’è una mutevole pizzica d’autore (“Pizzica boom”), ora lirica ora dalla ritmica più pronunciata, in cui mette voce e testo il cantautore rietino Devis Eskaloska Annibaldi, di cui si ricordano i trascorsi con Francesco Di Giacomo. Segue l’eponima, brillante “Lamorivostri”, in origine una “bagnarota” reggina per voce e chitarra battente, qui rivestita da ballad. Un bel sentire. 

Ciro De Rosa