Mumford & Sons - Wilder Mind (Island Records, 2015)

Poche volte un disco ha scatenato in me una serie di pensieri anche profondi, un numero di "arguments" sui massimi sistemi musicali come in questo caso. Facciamo il punto: stiamo parlando di un gruppo che ha scalato le classifiche mondiali con una cassa ed un tamburello, sostenuti da un magnifico tiro fatto di banjo, chitarra acustica in accordatura aperta, insomma il perfetto contemporary folk che ha generato un successo a mio modesto parere perfino esagerato. Ad un certo punto la band decide di affidarsi a produttori come Aaron Dessner dei The National e James Ford, ottenendo in pratica la versione 2.0 dello stesso gruppo: "Wilder Mind" sembra suonato dai primi Coldplay prima che diventassero una specie di circo equestre. L'ascolto genera riflessioni contrastanti ed è difficile capire se piacciano o meno. Se non fossero i Mumford che conosco sarebbero un ottimo gruppo folk rock, ma essendo loro viene da pensare: un gruppo di ragazzi che suona con passione, e grazie alla passione diventa famosissimo, che bisogno ha di trasformarsi così? E' il mercato - o quel che ne rimane - che detta legge e fagocita anche le nostre passioni? Difficile dirlo. Anzi, impossibile: non esiste risposta per questa domanda. Esiste il gusto personale, esiste il mi piace/non mi piace. E brani validi ci sono eccome: su tutti "Ditmas", il vero Mumford 2.0. Ai Coldplay sarebbe piaciuto essere in grado di scrivere un pezzo così. Che dire poi di "Thompkins Square Park" e "The Wolf" due brani di grande spessore. Si avverte forse spesso la ripetitività del ritmo di drum machine in diversi pezzi, ma pensandoci bene era così anche con i vecchi Mumford dopotutto, no? Non suonava forse sempre lo stesso ritmo quella cassa? Bella poi è anche la title track, morbidona e avvolgente. E ancora abbiamo "Monster", questa che sembra un po' una b-side dei Coldplay. Più interessanti sono invece "Broad-Shouldered Beast" e " Snake Eyes". Insomma, avete capito: bianco o nero, lo amo o lo odio, niente vie di mezzo, o piace da morire o si contesta la direzione artistica. Comunque se ne parla e se ne parlerà a lungo, proprio come capita ai grandi gruppi. Stai a vedere che sono diventati davvero un grande gruppo.


Massimo Giuntini