Ettore Fioravanti – Traditori (Alfa Music/Egea, 2014)

Noto per essere il batterista del quintetto di Paolo Fresu, nonché per le sue prestigiose collaborazioni con i principali protagonisti della scena jazz e non solo, Ettore Fioravanti parallelamente alla sua attività di sideman, ha portato avanti negli anni anche un personale percorso come solista, dando alle stampe ottimi lavori come “Le vie del pane e del fuoco”. A distanza di tre anni da quest’ultimo, lo ritroviamo alle prese con “Traditori”, disco nel quale ha raccolto dieci brani tra composizioni originali e riletture d’eccezione, incisi con la stessa formazione già protagonista del suo precedente disco, ovvero Marcello Allulli al sax tenore, Marco Bonini alla chitarra e Francesco Ponticelli al contrabbasso, con l’aggiunta del talentuoso Enrico Zanisi che si destreggia tra pianoforte ed organo Hammond. Rispetto alla precedente esperienza discografica questo disco si pone in piena continuità, portando avanti una personale ricerca sonora, racchiusa molto efficacemente nel titolo di questo nuovo disco, ovvero la capacità dei musicisti jazz di partire da generi musicali affini per dare vita a qualcosa si nuovo mescolando contaminazione e sperimentazione. Tale concetto è esaustivamente spiegato anche nelle note di copertina, firmate dall’antropologo Angelo Lucano Larotonda, il quale offre una interessantissima riflessione sul rapporto tra tradizione e tradimento, termini differenti ma affini nella comune radice latina tradere ovvero trasmettere. “Traditori”, più che un disco di tradimento è un lavoro in cui si avverte la costante tensione alla ricerca sonora, senza porsi confini o steccati, ma piuttosto mirando a valorizzare la libertà creativa, incrociando esperienze, stili ed approcci differenti. Durante l’ascolto si percepisce chiaramente come i brani prendano le mosse da una base jazz in cui particolare cura è riposta alla melodia, per procedere senza moduli predefiniti verso sonorità ora funky ora progressive, ora ancora latin e pop, tenendo ben lontane le trappole dei labirinti cervellotici. Fioravanti alla batteria guida i suoi partners attraverso un sound accattivante, moderno, e mai banale, ora supportando magistralmente l’interplay tra la chitarra di Bonini e il sax di Allulli, ora ancora dettando i tempi con Ponticelli al basso. Significativi in questo senso sono il brano di apertura “Camelot”, la cui tessitura melodica rimanda ora a certe atmosfere degli Amazing Blondel, ora ancora all’elettronica degli anni Settanta, ma anche le eccellenti “Crisalide” in cui spicca il pregevole solo di Allulli, e la rock ballad “Wake Up” in cui protagonista è la chitarra di Bonini. Sul versante delle riletture non si possono non lo dare le versioni di “I Want You” dei Beatles, direttamente da “Abbey Road” in cui viene esaltata la trama poetica dell’originale, e di “Perfect Day” di Lou Reed, quest’ultima magnificamente incorniciata tanto dal punto di vista ritmico quando da quello melodico. Il vertice del disco è però la magnifica resa quasi psichedelica di “Bemsha Swing” di Thelonious Monk, il cui tema è quasi celato fino al finale in cui ci viene svelato in tutta la sua magnificenza. “Traditori” è insomma un disco accattivante da ascoltare fino alla fine, ma è soprattutto la piena dimostrazione di tutte le immense potenzialità di Fioravanti, anche come bandleader, e siamo certi che nel prossimo futuro ci regalerà nuove sorprese.


Salvatore Esposito