Alireza Ghorbani – Éperdument… Chants d’Amour Persans (Accords Croisés /Ducale, 2015)

Il sottotitolo “Chants d’Amour Persans” racchiude l’essenza del programma proposto da questo cantante dotato di una notevole tecnica vocale. Sin dalla fanciullezza, infatti, Alireza Ghorbani, nato a Teheran (1972), cresciuto in una famiglia di osservanza religiosa, ha appreso la metrica e la cantillazione coranica. La sua pratica canora si è forgiata attraverso l’ascolto radiofonico delle grandi voci della musica d’arte iraniana (il suo modello è stato Mohamed Reza Shadjarian) e con gli studi di conservatorio. A ventisette anni, Ghorbani è diventato solista dell’Orchestra Nazionale dell’Iran. Chi scrive, lo ricorda nel superlativo trio creato con Djamchid Chemirani e Daryoush Tala’i nell’album “Calligraphies Vocales” (2004) e, più recentemente, come interprete del repertorio di Omar Khayyam in “Ivresses” (con la cantante tunisina Dorsaf Hamdani). “Éperdument” vede protagonisti cinque musicisti, capitanati da Saman Samini, giovane compositore e talento della viella ad arco kamantché, accanto al quale suonano Mehdi Amini (târ, il liuto a manico lungo), Mesbaah Ghasmari (percussione udu e arrangiamenti per il bam kamaan, un cordofono ibrido di recente costruzione, che è un incrocio tra una viola e una chitarra, ed è suonata con l’archetto), Zakaria Yusefi (percussioni: cajon e daf), Saba Samimi (percussioni a calice: zarb e tombak). Il quintetto costruisce solide e creative basi strumentali, sulle quali si libra il canto di Alireza, capace di interagire perfettamente con gli strumenti a corda e le percussioni nei repentini cambi di ritmo e tempo, controllando perfettamente i volumi, passando dal sussurrato alle potenti impennate, eccellendo nelle improvvisazioni, nei melismi e nelle spettacolari ornamentazioni vocali proprie dell’estetica musicale d’arte persiana come il vocalizzo “tah¬rir”, che appartiene alla categoria dello yödel (si ascoltino soprattutto “Monjaat”, “Afshari” e “Bidad”, tra le migliori composizioni del disco). Ghorbani canta l’amore, tra vertigine della passione e devozione mistica, abbracciando i sommi poeti classici persiani (Abusa’id Abolkhayr) o i maestri del sufismo (Djalâl al-Dîn Rûmî), ma anche i poeti contemporanei iraniani, quali Aaref Qazvini, Fereydun Moshiri, Mohammad Reza Shafiei Kadkani. Davvero emozionante. 


Ciro De Rosa