Frankie Chavez - Heart & Spine (Search Records/Musicastrada/Materiali Sonori, 2015)

Rivelazione dell’edizione 2012 del Medimex, dove diede vita ad un eccellente live act in coppia con il batterista João Correia, Frankie Chavez è un talentuoso chitarrista e compositore portoghese con alle spalle due dischi, realizzati grazie al suo mentore Nelson Carvalho, e che lo hanno segnalato al grande pubblico per la sua capacità di unire l’approccio al songwriting di Ben Harper con la sensibilità musicale lusitana di Carlos Paredes, la malinconia del fado con le esplorazioni sonore di Ry Cooder. A tre anni di distanza dall’ottimo “Family Tree”, Chavez torna in pista con “Heart & Spine”, disco nuovo di zecca, che raccoglie tredici brani intensi e serrati da cui emerge tutta la sua maturazione tanto a livello compositivo quando dal punto di vista prettamente stilistico, ampliando gli orizzonti della sua ricerca sonora. Autofinanziato grazie ad una campagnia di crowdfunding, l’album è stato registrato da Nelson Carvalho e Pedro Cruz a Lisbona, tra lo studio Praça das Flores della storica etichetta portoghese Valentim de Carvalho, e l’antica drogheria Mimosa da Lapa, con la partecipazione dell’immancabile João Correia (batteria), Selma Uamussé (controcanti), Erica Buettner (voce), Nuno Lucas (basso), Daniel Lima (piano), Federico Marthino (chitarra elettrica) e Pedro Pinto (contrabbasso). A rimarcare il suo legame con l’Italia, dove si è spesso esibito in diversi concerti, sono il missaggio effettuato al Toomi Labs di Tommaso Colliva e il mastering firmato da Gianni Versari a La Maestà di Tredonzio. Sin dalle prime note della torrida “Fight” si percepisce chiaramente come Chavez abbia imboccato con decisione la strada del rock, ma con il suo classico piglio originale che lo porta a deviazioni di percorso nella canzone d’autore più pura, come nel caso della superba ballata acustica “Sweet life”, dedicata alla madre, scomparsa di recente e ai suoi amici che hanno lasciato il Portogallo per cercare fortuna in altre nazioni. Durante l’ascolto si spazia dalle reminiscenze cooderiane di “Voodoo Mama” a potenti divagazioni in territori hard rock e garage (“Hert & Spine”, I’m Leaving”, “Her Love”), fino a toccare delicati spaccati strumentali (“Pine Trees”), e potenti stomp acustici (“Psychotic Lover”). Tra gli episodi più riusciti del disco vanno segnalati, senza dubbio, il bel duetto con Erica Buttner in “Don’t leave me tonight”, la gustosa “Morning train” in cui il Groove Quartet al completo colora il brano dei suoni di New Orleans, e quel gioiello che è la malinconica e sofferta “Truth can break a bone”, che suggella un album tutto da ascoltare, dall’inizio alla fine. 


 Salvatore Esposito