Makardìa – Piccolo Concerto Del Partito (Autoprodotto, 2014)

A pochi mesi di distanza dal loro disco di debutto “Occhioperocchiodentroperdentro”, il trio irpino Makardìa, torna con una nuova raccolta di canzoni, “Piccolo Concerto Del Partito”, nel quale hanno raccolto sei brani inediti, frutto di una ricerca sul tema della partenza e del viaggio, scaturita a margine della partecipazione alla “Lunga Notte Del Treno”, organizzata da Vinicio Capossela nel corso dell’ultima edizione del Calitri Sponza Fest. Quasi fosse un piccolo concept album, il disco si muove attraverso composizioni inedite, canzoni anarchiche e di lotta, e canti popolari ispirati a coloro che sono dovuti partire per bisogno o necessità, ma anche a quanti hanno lottato e lottano ancora per la giustizia e la libertà, nella loro Irpinia come in tutto il mondo. In questa accezione il viaggio diventa sinonimo di ricerca musicale a tutto campo alla scoperta di nuove sonorità, ma anche di lingue come l’italiano, lo spagnolo ed il francese, che i vecchi migranti furono costretti ad imparare. Nella scelta del viaggio come tema portante si riflette una riflessione profonda sul tema dell’accoglienza, in un momento in cui quotidianamente ci troviamo a confrontarci con gli immigrati. In questo senso le canzoni dei Makardìa mirano a ricordare, a quanti sono più restii a mostrarsi ospitali, come anche noi prima di loro siamo stati costretti a partire e a sbarcare in un mondo nuovo, ma soprattutto come il confronto con lo straniero sia occasione per trarre nuova linfa per la società. Rispetto all’album di esordio, si nota chiaramente come il gruppo irpino sia nel pieno della sua maturazione artistica, e questo lo si nota tanto nell’approccio cantautorale di Filomena D’Andea (fisarmonica, chitarra, e voce), quanto negli arrangiamenti curati da Amilcare D’Andrea (chitarra ed armonica) su cui si innestano le percussioni di Virginio Tenore (batteria di pentole, tamburi a cornice e cajon), ed in alcuni episodi il flauto di Roberto Maria Desiato. Ad aprire il disco è il recitato di “Le Radici Delle Nuvole” che sfocia in una sinuosa ballata in francese, la cui struttura ritmica evoca quella di un treno carico di speranze per il futuro. Di treni si parla ancora nella drammatica “El Tren De La Muerte”, in cui viene raccontata la tragedia che si perpetra ad ogni viaggio del treno della morte che consente coloro che vogliono emigrare dal Messico di entrare illegalmente negli Stati Uniti spesso, però, a rischio della propria vita, tra cadute dalle carrozze stracolme e dai tetti, e razzie di bande criminali. Si torna in Italia con il tradizionale “La Leggera”, già interpretata da Ginevra Di Marco anche al fianco di Riccardo Tesi e Claudio Carboni in “Crinali”, ma che si lascia apprezzare anche in questa bella versione dall’arrangiamento semplice in cui spicca il cantato trascinante di Filomena D’Andrea. Di impostazione più cantautorale sono poi il trascinante canto di accoglienza “ Il Mercante Di Stoffe”, e “La Ballata Degli Allegri”, nella quale spicca il contrasto tra l’arrangiamento quasi festoso e il testo che denuncia le condizioni degli immigrati sfruttati e sottopagati per lavori che nessuno vuole più fare. Il breve ma intensissimo frammento “Ah Quanno Te Vedo”, è il grido disperato di una donna che vede il marito, prima sfruttato nel duro lavoro dei campi, e poi morire sotto le ruote del treno, evocate prima dal fischio in lontananza e poi dallo stridere sulle rotaie. Sebbene presenti solo sei brani “Piccolo Concerto Per Il Partito” è un piccolo gioiello di cantautorato folk in cui si mescolano la ricerca sonora e la contaminazione, in uno alla scelta di tematiche di grande impegno civile. 


Salvatore Esposito