Antonello Lamanna, Daniele Cestellini, Giancarlo Palombini, D’Altro Canto. Scenari contemporanei della musica popolare umbra, Voxteca/ Egea 2014, pp.208, Euro 14,50, Libro con CD e DVD.

La composita realtà sonora popolare umbra dei canti devozionali e profani, della ritualità religiosa e contadina, dell’improvvisazione poetica orale, della socialità ed espressività musicale di una classe operaia composta di contadini inurbati è stata documentata dalle storiche ricerche di Diego Carpitella e Tullio Seppilli del 1956-1958 (in parte pubblicate in un libro, curato da Giancarlo Palombini), dai successivi magistrali studi di Piero G. Arcangeli, Valentino Paparelli e Alessandro Portelli, e ancora dalle campagne etno-coreutiche di Piero G. Gala. Per comprendere le dinamiche dell’espressività popolare umbra, non è meno significativo l’affondo collettaneo proposto dal volume “D’Altro Canto”. Il lavoro è l’esito di una lunga e meticolosa ricerca, ideata a e coordinata da Antonello Lamanna e sviluppata all’interno del progetto “Voxteca. Archivio della Voce” attraverso la collaborazione di due dipartimenti dell’Università per Stranieri di Perugia. Va detto che qui è esplicitata solo una porzione dei materiali, visto che si parla di un corpus di circa cinquanta ore di registrazioni audio, che forniscono una panoramica dei repertori di musiche e canti tradizionali dell’Umbria, conservati e consultabili presso l’ateneo perugino. Non siamo di fronte ad un’operazione di archeologia della memoria, ma da un’indagine che mira a documentare e ad analizzare materiali popolari musicali nell’Umbria contemporanea, raccordando una prospettiva che è nello stesso tempo linguistica, etnomusicologica ed antropologica. Da ciò è scaturita la necessità di diversificare i testi in una sezione cartacea, che contiene anche un nutrito apparato fotografico, un CD audio e un documentario in DVD, a su a volta distinto dal disco sia sul piano contenutistico che su quello metodologico. Le ventitré tracce audio fissano repertori ancora vivi nella regione, raccolti tutti nel nuovo millennio, con le forme collettive e rituali delle squadre delle pasquarelle e del “Maggio”, gli stornelli, le ballate, i canti di lavoro, i canti polivocali confraternali della Passione, tra cui spiccano il “Miserere” processionale dalla forte connotazione contadina di Colfiorito di Foligno e quello di carattere “artigiano” di Gubbio, ma anche l’intervista a uno dei protagonisti dell’importante rituale quaresimale del “Sega la vecchia”. Se il film da un lato rafforza l’idea dell’eterogeneità e della grande varietà delle forme e dei repertori musicali, dall’altro gioca su un montaggio incentrato sull’ambiente sonoro e sull’attraversamento del territorio umbro. Un’azione di documentazione visuale e sonora che è intreccio di performance e pluralità di voci. Tra di esse si ascoltano testimoni della tradizione come la storica cantatrice Villalba Grimani, il poeta in ottava rima e cantore popolare Settimio Ribolani, il cantastorie Riziero Flammini (protagonista a sua volta del documentario “La Valle Parlante”, curato da Antonello Lamanna e Glenda Giampaoli, pubblicato sempre all’interno del progetto Voxteca), suonatori popolari, d’organetto, musicisti e compositori del calibro di Lucilla Galeazzi e Sonidumbra, ma anche studiosi e organizzatori di manifestazioni che fanno riferimento alla musica tradizionale. Altar chicca del documentario è la breve sequenza tratta dalla pellicola di Michele Gandin, “Quaresima in Umbria” (1959). Di respiro altrettanto ampio sono i contributi racchiusi nel volume. Ai canonici interventi istituzionali segue l’introduzione di Tullio Seppilli (“Qualche riflessione sulle mutate funzioni del ‘tenere a memoria’ e del ‘richiamarsi alla tradizione’”), che mette in chiaro rapporti, tutt’altro che semplici, tra memoria, rifunzionalizzazione e riproposta dei patrimoni etnomusicologici nella contemporaneità ipermediatica del sovraccarico di informazione. Due saggi scritti dai tre autori discutono prospettive, strutture e contesti della ricerca. Invece, sugli aspetti linguistici dei canti interviene il linguista Antonio Batinti (“Melodie, ritmi e parole”). I capitoli conclusivi presentano l’analisi dei brani contenuti nel disco, e introducono le sequenze del film e l’apparato iconografico. In appendice, c’è un approfondimento sul progetto Voxteca. Tra trasformazioni, risignificazioni e nuove occasioni di fare musica emergono la tenuta e la ricchezza della musicalità della regione, che questo volume ha il merito di valorizzazione e trasmettere ad un pubblico più vasto. 


Ciro De Rosa