Sid Griffin - The Trick Is To Breathe (Prima Records, 2014)

Considerato uno dei cantautori più rappresentativi ed influenti del roots rock, Sid Griffin nell’arco della sua lunga carriera ha scritto pagine memorabile della musica made in U.S.A., prima con i gloriosi Long Ryders, e poi con i Coal Porters, ma è come solista che ci ha regalato uno dei dischi più intensi degli anni novanta, ovvero “Little Victories”, che a buon diritto può essere definito come una pietra angolare del sound Americana. A distanza di due anni da “Find The One”, inciso con i Coal Porters, lo ritroviamo alle prese con “The Trickis to Breathe”, terzo album solista, che arriva a dieci anni dall’ottimo “As Certain As Sunrise”, e nel quale ha voluto rendere omaggio alle radici a cui si è da sempre ispirato il suo percorso musicale, ovvero la country music, il bluegrass e il rock ‘n’ roll. Non casuale è stata così la scelta di volare a Nashville per incidere il disco, affidandosi al tedesco Thomm Juntz per la produzione, e ad un gruppo di eccellenti musicisti come Mark Fain (basso), Justin Moses (dobro, fiddle e banjo), Sierra Hull (mandolino) e Paul Griffiths (batteria). La scelta di non dirigere personalmente le registrazioni, ma di lasciare la guida nelle mani esperte di Juntz si è rivelata così un valore aggiunto, e non perché a Griffin manchino le doti di produttore, ma piuttosto perché era suo preciso intento di ritornare a fare dischi alla vecchia maniera. I brani sono nati così in modo molto spontaneo, in session informali, con pochissime take, quasi a voler ricondurre il suo songwriting ad una forma di artigianato compositivo. Il disco si caratterizza per un sound prettamente acustico, ma ricchissimo di spunti e citazioni che confermano Sid Griffin come un cantautore colto, in grado di maneggiare con grande disinvoltura le radici della musica americana. Ad aprire il disco troviamo, infatti, lo splendido omaggio a Bobbie Gentry e al suo classico “Ode To Billie Joe” con la country ballada “Ode To Bobbie Gentry”, a cui segue il doppio tributo a Jimmie Rodgers e Bob Dylan con il trascinante bluegrass “Blue Yodel no. 12 & 35”. Se il folk “Circle Bar” ci riporta indietro nel tempo ad una reunion mancata con i Long Ryders negli anni Novanta, “Betweeen The General And The Grave” è una delle sue ballate più belle di sempre, con il suo incedere denso di lirismo impreziosito dal fiddle di Moses. Non mancano una incursione nel country-rock con l’ironica “Elvis Presley Calls His Mother After The Ed Sullivan Show”, e due riletture d’eccezione ovvero “Everywhere” dell’amico Greg Trooper e “Get Together” degli Youngbloods proposta in chiave bluegress. Lo scanzonato strumentale in salsa bluegrass “Front Porch Fandango” ci conduce poi allo spoken word “Punk Rock Club”, ma è solo un breve intermezzo prima del finale con la dolcissima “Who’s Got A Broken Heart”, la trascinante “We’ve Run Out Of Road”, e il veloce bluegrass “I’ll Forget You Very Well”, che chiude il disco. Sebbene nel complesso “The Trickis To Breathe” non abbia la statura di un capolavoro, è certamente un lavoro che fotografa con nitidezza la sempre viva ispirazione di Sid Griffin, cantautore ancora in grado di stupirci con il suo songwriting. 


Salvatore Esposito