Piero Bittolo Bon e Jümp The Shark, Pinocchio Live Jazz, 29 Novembre 2014, Firenze

Soffi e schiocchi di labbra, una sordina inferocita struscia la campana del trombone mentre l'archetto sfrega le lamine del vibrafono, per nulla intimorito dall'insolito gioco. Sono sole le trovate burlesche di uno spettacolo intriso di sottile ironia sonora, riflessi di pensiero scientifico e alti voli d'immaginazione. Ma il succo è ben altro. Il palco del Pinocchio Jazz a Firenze ha ospitato sabato 29 novembre 2014 gli Jümp The Shark, condotti dal giovane polifiatista e compositore veneziano Piero Bittolo Bon. Il sestetto, per l'occasione allargato a settetto con la straordinaria convivenza di un basso elettrico (danilo gallo) e un sousaphone (Glauco Benedetti), ha presentato il suo ultimo album Iuvenes doom sumus, appena uscito come i due precedenti per El Gallo Rojo, collettivo di cui il musicista veneto è membro. Il live è probabilmente il più coraggioso della XIX edizione della rassegna che ogni anno il Pinocchio organizza ed è stato interamente registrato (verrà trasmesso a breve da Nova Radio Città Futura). 
Perché lo sanno anche i fiumi che di spazi per il jazz in Italia ce ne sono pochi, ma per le avanguardie non ne parliamo. E a proposito, le melodie storte, i cambi di tempo improvvisi, l'alternanza di luci e ombre, gli stacchi e i riff incazzati, la disposizione pittorica dei colori strumentali parlano di una qualità di scrittura, oltre che esecutiva, di spessore autentico, che ha ben assimilato i salti mortali del jazz postmoderno americano ma anche del prog europeo. E la capacità di dosare la pur virile tecnica solistica a vantaggio di un pensiero compositivo unitario e coerente (che paradosso splendido per questa musica!) è segno di maturità. Bittolo Bon sa anche scegliersi i compagni, tutti abili saltaconfini musicali, tra cui brillano il tedesco Gerard Gschlössl al trombone e Pasquale Mirra al vibrafono. E nonostante il concerto non sia di certo di facile ascolto, l'ensemble tiene costantemente l'attenzione del pubblico, che alla fine ci avrà messo non poco a digerire tale densità musicale. 

Marco Leopizzi