Damien Rice - My Favourite Faded Fantasy (Atlantic, 2014)

Sono passati ormai otto anni dalla pubblicazione del suo secondo album “9”, e Damien Rice, giunto ormai all'età di quarant'anni, esce dal suo silenzio per dare alle stampe "My Favourite Faded Fantasy", disco che raccoglie otto brani nuovi, incisi tra l’Islanda e Los Angeles. A produrre il disco è Rick Rubin, uno che di rock ‘n’roll se ne intende, non fosse altro che per aver fatto scoprire Johnny Cash agli hipster, ma soprattutto uno dei pochi produttori illuminati in grado di far decollare realmente un disco. Come si può immaginare il lavoro fatto con questo nuovo album di Damien Rice, è di alto livello, e a dimostrarlo c’è la cura quasi maniacale per i suoni, la perfezione che caratterizza gli arrangiamenti, e l’eleganza degli archi che contribuiscono a caratterizzare le atmosfere di alcuni brani. Nel complesso “My Favourite Faded Fantasy” ricalca quanto già fatto in passato dal cantautore irlandese, e se non conoscessimo già la sua produzione precedente potremmo tranquillamente dire che si tratti di un piccolo capolavoro. Rapiti dal fascino delle atmosfere acustiche ed introspettive delle ballate folk di Damien Rice, per quanti approcciano per la prima volta il suo songwriter sarà facile innammorarsi di questo pugno di canzoni, così come della scrittura di Rice, come sempre intensa e mai banale. Tuttavia andando più a fondo la sensazione è quella di essere di fronte ad un lavoro non esente da sbavature. Sebbene piacciano brani come “The Greatest Bastard” e “I Don’t Want To Change You”, lo stesso non si può dire di altri episodi come la prenteziosa “It Takes A Lot To Know A Man” o “The Box”, quest’ultima un tentativo mal riuscito di approcciare le sonorità pop. Cercando la perfezione, Damien Rice, ha messo in piedi un album che suona come un peana d’amore di cinquanta minuti, che scivola via lento, come acqua tra le dita. Ogni brano, ogni nota, è il frutto di un lavoro di lima che mal si addice ad un cantautore come l’irlandese che ci aveva abituato ad un ispirazione senza dubbio più viva, reale, e vitale. La mancanza di imperfezioni, di tentennamenti, di blues, fa di “My Favourite Faded Fantasy”, un disco pesante da ascoltare, e senza dubbio di scarsissima fruibilità nel lungo tempo. Entrare nel grande circo, ed uscirne indenni è cosa difficile, ed è fisiologico perdere per strada ispirazioni e magia, forse la personalità fragile di Damien Rice è stata intaccata nel profondo dal successo, ed è probabile che se fosse rimasto nel giro dei cantautori lo-fi dove lo scoprimmo qualche anno fa, a quest’ora staremmo parlando del suo capolavoro.


Antonio "Rigo" Righetti