Brigan – Transumanza Sonora (Autoprodotto, 2014)

I Brigan nascono circa cinque anni fa dall’incontro tra Francesco Di Cristofaro (flauti, fisarmonica, gaita galiziana, voce), Danilo Parolisi (chitarre, bouzouki irlandese, mandolino, voce) e Gabriele Tinto (tammorra, tamburelli, bodhràn, percussioni iberiche), tre musicisti accomunati dal desiderio di riproporre la musica della tradizione celtica, spaziando dall’Irlanda alla Galizia, passando per la Scozia e La Bretagna. Dopo aver dato alle stampe nel 2010 il loro disco di debutto “Irish Roots”, pian piano ha preso corpo l’idea di fondere le sonorità celtiche con quelle dell’Italia Meridionale, e in parallelo hanno dato vita ad un intenso percorso di ricerca che li ha condotti alla pubblicazione di “Ti Sfondo i Bodhràn, Tradizione e Contaminazione” del 2011 nel quale cominciava a prendere corpo la loro originale cifra stilistica. A distanza di tre anni, i Brigan hanno di recente dato alle stampe “Transumanza Sonora”, nel quale i ritmi della tammurriata e della tarantella sposano e si fondono con muiñeire e carballese galiziane, reel irlandesi e danze bretoni. Li abbiamo incontrati per ripercorrere insieme a loro le vicende del gruppo, ed approfondire la genesi di questo nuovo lavoro.

Partiamo da lontano, come nascono i Brigan? 
I Brigan nascono nel 2009 dall'incontro di tre musicisti provenienti dalla provincia di Caserta, uniti dall'interesse e la passione per la cultura e la musica tradizionale dell'area Celtica. Iniziano il loro percorso musicale partendo dalla musica tradizionale irlandese, bretone e scozzese fino ad arrivare a quella del Nord della Spagna, alla quale l'ensemble sta lavorando maggiormente nell'ultimo periodo di ricerca e attività concertistica. 

Qual è il vostro background musicale ed artistico? 
Il nostro background musicale è abbastanza vario, dalla musica classica al rock, con un interesse particolare per le musiche tradizionali sia del Mediterraneo sia extraeuropee con i vari risvolti di fusione e contaminazione. 

Com'è nata l'idea di far dialogare tradizioni differenti come quella celtica, e quella del Sud Italia? Quali sono stati i punti di contatto che avete rintracciato? 
L'idea di fondere la musica dell'area Celtica con quella popolare del Sud Italia è partita circa qualche anno fa, dopo il nostro primo viaggio in Irlanda. Non essendo autoctoni e non possedendo in maniera autentica quello che è il linguaggio tradizionale dei diversi territori celtici, abbiamo deciso di sviluppare un linguaggio comune, in cui le sonorità sia dell'una che dell'altra tradizione s'incontrano in un nuovo sound. Apparentemente lontane, le due tradizioni musicali, sono ricche di analogie riguardanti formule melodiche e ritmiche. 

Come si è indirizzato il vostro lavoro di ricerca sui materiali tradizionali da rileggere? 
Il lavoro di ricerca che stiamo svolgendo in questi ultimi anni è di vario genere, da quello svolto direttamente sul campo alla raccolta di materiale audio e video e, di fondamentale importanza, è sicuramente l'incontro con diversi musicisti del luogo con i quali, in molti casi, abbiamo avuto modo di collaborare, scambiare repertorio e linguaggio. 

Quali sono i vostri riferimenti a livello stilistico? 
Per quanto riguarda i riferimenti stilistici, cerchiamo di ispirarci alla tradizione rurale più arcaica, arricchendola con idee provenienti dal nostro background artistico e evitando di lasciarci influenzare dei maggiori esponenti del folk revival. 

Quali sono state, invece, le difficoltà incontrate nel vostro cammino? 
Di sicuro l'essere completamente autoprodotti è uno degli aspetti più interessanti del nostro percorso, ma, allo stesso tempo più complessi e articolati. Produrre un progetto musicale comporta difficoltà che variano dalla produzione alla promozione ed è sempre più difficile poter portare avanti le proprie idee e la propria musica senza riscontrare difficoltà e insidie. 

Tornando all'aspetto musicale, come nascono dal punto di vista degli arrangiamenti i vostri brani? 
Per quanto riguarda l'aspetto musicale, i pezzi nascono principalmente suonando in cerchio e curando in maniera molto precisa sia l'aspetto melodico che armonico. Nella maggior parte dei casi, partiamo da una melodia tradizionale per poi andare a rivisitare l'armonia e il lato ritmico, inserendo in gran parte gli elementi che secondo noi più accomunano le due differenti tradizioni. 

Avete da poco dato alle stampe "Transumanza Sonora", il vostro terzo album, come si è evoluto il vostro suono in questi anni? 
Il nostro sound in questi ultimi anni si è evoluto in maniera molto netta, sia per quanto riguarda le diverse formazioni che si sono succedute, sia per quanto riguarda l'uso diverso e vario dei differenti strumenti, inserendone altri studiati durante il nostro percorso artistico. 

Come descrivereste il vostro nuovo album? Quali sono i brani da ascoltare con più attenzione? 
Il nostro nuovo album è un box al cui interno si possono trovare le nostre esperienze, i viaggi, gli incontri, gli scambi e i km macinati per l'Europa. Cerchiamo di far si che questa "transumanza sonora" sia una vera e propria comunione di culture. 

Al disco hanno collaborato Ramon Rodriguez Gomez, Massimo Ferrante, Giovanni Saviello, Aldo Grillo, e Anya Raggio. Quanto è stato determinante il loro contributo? 
Ogni singolo musicista che ha preso parte a questo lavoro ha portato con se il proprio bagaglio di esperienza artistica e musicale, arricchendo in maniera notevole l'intero sound e linguaggio del disco. Ramon Rodriguez Gomez (Ex Coetus), proveniente dalla terra iberica, ha contribuito ad allargare l'aspetto ritmico inserendo numerose percussioni tradizionali quali pandereta, sarten, vieiras e pandero di Penaparda; Aldo Grillo (Progetto cala la sera), proveniente dal Tavoliere delle Puglie, con il suo organetto ha saputo regalarci una bellissima ed originale esecuzione della tradizionale tarantella Sangiuvannara ; Massimo Ferrante ha saputo amalgamare le sonorità del Grecìa Salentina con quelle Asturiane grazie alla suo timbro caratteristico e al suo background musicale; infine, Giovanni Saviello ha portato con se tutta la sua conoscenza ed esperienza riguardante la tradizione popolare campana. 

Cosa differenzia questo nuovo album dai precedenti? 
Questo album si differenza dal precedente lavoro per diversi motivi, sicuramente quello principale è il bagaglio di esperienze e conoscenze che abbiamo acquisito in questi ultimi anni e che è concentrato in maniera molto forte in "Transumanza Sonora". 

Come proporrete "Transumanza Sonora" dal vivo? Come saranno i vostri concerti? 
L'attuale live che ormai stiamo proponendo in giro per l'Europa da diversi mesi, cerca di riproporre all'ascoltatore l'intero album in maniera fedele, con l'aggiunta di nuovi brani e la riproposta di alcuni lavori dell'album precedente. In molti casi, abbiamo con noi diversi ospiti, musicisti e danzatori, che con il loro contributo arricchiscono la performance. 


Brigan – Transumanza Sonora (Autoprodotto, 2014) 
Inciso la scorsa estate e pubblicato con il sostegno di una campagna di crowdfunding attraverso la piattaforma Produzioni dal basso, “Transumanza Sonora”, il terzo album dei Brigan, raccoglie tredici brani tradizionali che nel loro insieme riflettono molto bene il percorso compiuto in questi anni dal gruppo campano, tra ricerche sui materiali tradizionali e viaggi attraverso l’Italia e l’Europa. In questo senso è molto chiaro il titolo del disco che mira ad evidenziare non solo le sorprendenti interazioni tra i suoni e i ritmi dell’area celtica con quelli dell’Italia Meridionale, ma anche il desiderio di sperimentare nuove transizioni sonore attraverso universi musicali, solo in apparenza differenti. Ben lungi dal limitarsi a rileggere le diverse tradizioni in modo calligrafico, o proporre un confuso meltin’ pot sonoro, i Brigan hanno dato vita ad un viaggio di esplorazione sonora ben definito, nel quale non hanno mancato di confrontarsi anche con alcuni ospiti come Ramon Rodriguez Gomez, Giovanni Saviello, Aldo Grillo e Massimo Ferrante, incontrati durante il loro cammino e che hanno contribuito ad arricchire il loro bagaglio musicale. Immergersi nell’ascolto di “Transumanza Sonora” vuol dire lasciarsi trasportare dai Brigan in viaggio senza confini, che prende le mosse dalla Campania, ed in particolare dalle pendici del Vesuvio con la voce antica di Giovanni Saviello che interpreta una “Fronna” per sola voce. Irrompono poi le travolgenti sonorità del reel irlandese “On The Sly” suonata al ritmo della tammorra campana, che ci schiude le porte per un incursione nella tradizione galiziana con “Muineiria de Chantada” riletta quasi fosse una tarantella e poi con il medley tra “Carballesa” e “Potpourri Asturiano” impreziosite dalla ritmica tipica delle cilentane. Il canto d’amore della tradizione carpinese “Ferite Ferite” ci riconduce in Italia e precisamente nel Gargano, e sorprende per la scelta di rileggerlo sulla linea melodica di un “An Dro” bretone. Dopo l’intro “Benedizione della Festa” è tempo di ballare con la trascinante rilettura di “Tarantella Sangiuvannara” dal repertorio tradizionale di San Giovanni Rotondo, che sfocia nella travolgente tammurriata in tre tempi “Set Reel Tammurriata”. Sul finale arrivano poi la splendida versione di “Klama” brano in griko composto da Franco Corlianò, e qui proposta con la voce di Massimo Ferrante quasi fosse tradizionale asturiano, e quel gioiellino che è lo strumentale “DansPlin” che ci regala un poetico scorcio di Bretagna. Chiude il disco la voce di Giovanni Saviello con “Fronna Finale”, che conclude il viaggio riportando tutto a casa. 


Salvatore Esposito