Gualtiero Bertelli, Venezia e una fisarmonica. Storie di un cantastorie, Nuova Dimensione, 2014, pp.25, Euro 15,00

Compiuti settant’anni lo scorso febbraio, e prossimo a festeggiare dieci lustri di attività artistica, Gualtiero Bertelli ha recentemente dato alle stampe “Venezia e una fisarmonica. Storie di un cantastorie”, splendida autobiografia in cui ripercorre per intero la sua vita, soffermandosi non solo sulla musica e l’impegno politico, ma anche sulle tante esperienze umane che hanno caratterizzato il suo vissuto, e permeato il suo immaginario. La narrazione prende le mosse dal giorno della sua nascita in un freddo 16 febbraio del 1944, e pian piano Bertelli ci conduce per mano attraverso i ricordi dell’infanzia, il rapporto con la sua famiglia e i valori trasmessi dai genitori, il tutto mentre sullo sfondo c’è il fascino della sua Venezia, ed in particolare del natio Campomarte, sull’isola della Giudecca. C’è poi l’amore per la musica, e per la fisarmonica, che impara a suonare su suggerimento del padre che diceva sempre: «Impara ‘no strumento, che mal che vada un posto sul ponte dell’Accademia ti lo troverà sempre». Seguono poi gli anni Sessanta con l’esperienza del Canzoniere Popolare Veneto, e l’esame per la SIAE a Roma dove incontra Fabrizio de André, con cui nasce una splendida amicizia. Arrivano poi gli anni dell’impegno politico, ma anche di tante collaborazioni artistiche come quelle con Moni Ovadia, Dario Fo, Luigi Nono, Giuliano Scabia, Gianni Bosio, Roberto Leydi, Dario Fo, Giovanna Marini, Ivan Della Mea e Mario Isnenghi, con cui mette in scena “L’Odineide” nel 1972. Non manca un capitolo dedicato al suo brano più famoso, “Nina ti te ricordi”, che verrà incisa poi anche da Giovanna Marini, ma ciò che colpirà certamente il lettore sono i tanti aneddoti che caratterizzano lo scorrere delle pagine, come l’esperienza cinematografica con il regista Vittorio de Seta, che lo scritturò per interpretare un suo sceneggiato. Parallelamente emerge anche un lato poco noto della vita di Bertelli, ovvero la sua attività di maestro elementare, così come non trascurabile sono le sue esperienze di ricerca nell’ambito della tradizione popolare veneta e sui cantastorie. Sentendosi parte integrante di una tradizione, e forte di una formazione svincolata dal solo aspetto politico, Bertelli nel corso della sua attività artistica, è uscito dagli schemi della canzone di protesta, per diventare voce poetica di un popolo. Alle soglie del nuovo secolo, lo ritroviamo cantore dell’attualità, con le collaborazioni con Gian Antonio Stella, Edoardo Pittalis, Fabrizio Gatti e la Compagnia delle Acque, realizzando una serie di spettacoli che spaziano dalle tradizioni popolari all’immigrazione, passando per la Grande Guerra. La lettura di questa autobiografia è, dunque, appassionata e scorre senza artifici letterari, ma piuttosto sfruttando tutto il fascino del dialetto veneto, e non è un caso che lo stesso Bertelli affermi: «prima che in italiano, penso e parlo in veneziano». Mantenendo un tono leggero, spensierato, quasi da commedia goldoniana, il cantautore veneziano ha dato vita ad una raccolta di memorie private, raccontate a cuore aperto, con la stessa passione che anima i suoi dischi. 

Salvatore Esposito