Pietra Montecorvino – Esagerata (CNI Music, 2014)

Voce tra le più intense ed affascinanti della scena musicale italiana, Pietra Montecorvino ha di recente dato alle stampe il suo nuovo album “Esagerata”, che giunge a cinque anni dal suo ultimo lavoro in studio “Italiana” e a ben quindici dalla sua ultima raccolta di brani inediti. Da artista poliedrica ed in continuo movimento, la cantante napoletana non è certamente stata ferma, ma anzi grande è stato il successo sia per la sua partecipazione al film “Passione” di John Turturro, e al relativo tour, sia per il progetto “Malamusik” portato sui palchi dei principali teatri italiani. L’abbiamo intervistata per farci raccontare la genesi e le ispirazioni che sono alla base di “Esagerata”, senza dimenticare un focus sulle sue più recenti esperienze artistiche e sui progetti futuro. 

“Esagerata”, il tuo nuovo album arriva a cinque anni dal tuo ultimo disco in studio. Come nasce questo nuovo capitolo della tua discografia? 
L’idea di questo disco arriva direttamente dalla mia personalità e dal mio carattere, e poi essendo nata a Napoli, città veramente esagerata nella bellezza come nelle sue complessità, ho voluto creare questa sorta di concept per raccontare me stessa e il posto dove vivo. Eugenio Bennato, che in qualche maniera è sempre stato vicino alla mia arte essendo il mio produttore artistico, ha scritto il brano che da il titolo al disco. In questo senso significativa è la copertina del disco in cui sono ritratta con un aureola in testa, e magari ai concerti mi presenterò con le corna. Questo è il mio essere esagerata.

Come hai scelto i brani da inserire del disco? 
Ho lavorato molto con Gino Magurno il quale mi ha proposto un sound e alcuni brani, sui quali abbiamo lavorato sia io sia Eugenio Bennato, cercando di avvicinarli in fase di produzione alla mia identità. Del resto è molto difficile portare avanti un lavoro che non ci appartiene. La scelta è stata quella di proporre un disco che avesse la potenzialità di raggiungere un pubblico quanto più ampio possibile dal punto di vista commerciale, ma che mirasse anche ad avere una sua qualità intrinseca. Ho cercato di far emergere la ricerca di un sound nuovo, ma anche di preservare il mio essere interprete, che è una caratteristica che mi appartiene, e lo dimostra la rilettura di “Quando Tornerai” traduzione di Eugenio Bennato del brano “Di Quand Reviendras Tu?” di Barbara, che era una cantante francese degli anni Sessanta. 

Come si inserisce questo disco nel tuo percorso musicale? 
Non facevo un disco di inediti da molto tempo, perché venivo da “Napoli Mediterranea”, che raccoglieva le reinterpretazioni in chiave etnica di alcuni classici della canzone partenopea, e da “Italiana” nel quale era presente solo un brano nuovo, insieme a brani di alcuni tra i grandi cantautori italiani. Sebbene sia per me un privilegio interpretare e far rivivere canzoni già esistenti e famose, sentivo l’esigenza di proporre qualcosa di nuovo, che in qualche modo raccontasse non solo la mia vita, ma che abbracciasse anche i problemi del mondo che ci circonda a partire, proprio, da Napoli.

Attraverso questi brani racconti quindi te stessa. E’ il caso, ad esempio, di “Amo Il Tuo Veleno” che canti in duetto con Eugenio Bennato… 
Gino Magurno ha curato la musica di questo brano, mentre a firmare il testo è stato lo stesso Eugenio Bennato, il quale ha questa croce che è lavorare con me (ride), e questo lo porta scrivere identificandosi molto in quello che è il mio carattere. Io della tarantella amo appunto solo il veleno, e lui mi accontenta sempre. Anche nel brano di Barbara gli ho chiesto di non fare una semplice rilettura del brano tradotto dal francese, ma piuttosto avevo il desiderio che nel brano si dicesse che quando Barbara scenderà sulla terra, oppure io salirò in cielo questa sarà sempre la nostra canzone. C’è anche un gioco di parole, perché il mio nome di battesimo è proprio Barbara. Forse ho un po’ esagerato nel superare il concetto di cover, ma in questo disco ci stava un brano così. 

Con Raiz hai inciso la nuova versione di “Sud”, brano che faceva parte della colonna sonora del film di Renzo Arbore “FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?" 
Questo brano di Claudio Mattone e Renzo Arbore non lo avevo mai inciso in un mio disco ma poteva essere ascoltato solo nella colonna sonora del film. In “Esagerata” ho voluto così inserire anche un po’ della mia storia, ma allo stesso tempo di rileggerlo in duetto con Raiz, che ha una voce molto simile alla mia. In questa nuova versione che mi ha proposto Magurno mi piaceva molto. 

Con Sandro Joyeux canti “Nun Me Piace”, un brano di denuncia in cui parli anche della Terra Dei Fuochi… 
E’ un brano incentrato su tutte quelle cose che ci limitano, e non ci fanno essere liberi veramente. Con Sandro Joyeux ci siamo conosciuti qualche anno fa per uno spettacolo di Eugenio Bennato al Teatro San Carlo di Napoli. Lui è uno zingaro, un artista poliedrico, che mi piace molto. 

Alla realizzazione del disco hanno collaborato anche altri artisti… 
Enzo Gragnaniello che firmato “Senza Di Te”, mentre Giorgia Marrucco presta la propria voce in “Nuvola”. Giorgia è una mia pupilla, e stiamo cercando di farle incidere un disco scritto da me, si tratta di un lavoro sulla musica brasiliana, che spero di realizzare con Paolo Dossena, con cui abbiamo dato vita ad una collaborazione Malamusik, CNI. 

Dalla collaborazione con CNI arriva “Uommene”, che hai inciso già nel disco realizzato per la campagna contro il femminicidio… 
“Uommene 25_11_2013” è stato un progetto molto importante per il quale Blob ha realizzato anche un video, tuttavia nella versione che ho inciso per il disco non ho inserito volutamente la parolaccia della versione originale, quella che considero più giusta ed appropriata contro chi usa violenza sulle donne. L’ho fatto perché in quel progetto aveva un senso, ma in questo disco ho voluto che la mia voce fosse un grande “vaffanculo” agli uomini violenti. 

Uno dei lavori più apprezzati della tua carriera è stato “Malamusik” al quale è seguito un tour nei teatri. Com’è nata l’idea per questo progetto che è anche un libro con dvd? 
Questo spettacolo è nato perché una decina di anni fa creai un’agenzia con la quale potevo gestirmi da sola, e la chiamai Malamusik. La scelta di gestirmi da sola è stata dettata dall’esigenza di voler essere sempre libera di scegliere quello che voglio fare dal punto di vista artistico. E’ lì che prende vita la programmazione dei miei concerti, valuto le proposte, e le gestisco insieme ad altre produzioni e ad altri progetti. Negli anni ho suonato in Spagna, in Francia, e ultimamente sono stata anche in Canada, dove ho avuto modo di fare un po’ di concerti. In questo contesto è nato anche lo spettacolo del quale ho curato la regia e la scaletta inserendo tutte le cose che mi venivano più semplici a partire dall’inizio della mia carriera. Ho cercato di portare in scena la mia libertà artistica, e credo sia stata l’esperienza più importante di tutta la mia carriera. Successivamente è nato anche il libro omonimo nel quale mi sono raccontata spaziando all’amore al successo, alle esperienze personali e poi vi ho aggiunto tre racconti. Al libro è allegato un dvd con le immagini dello spettacolo. Presentandolo dal vivo con un giornalista è nato questo modo di fare spettacolo diverso, più libero, e da allora non mi sono più fermata. Durante lo spettacolo scendo tra il pubblico, mi diverto, mi confondo con chi mi ascolta, e chi si emoziona con le mie canzoni. 

In “Malamusik” c’è una tua personalissima versione de “O’ Latitante” riarrangiata per chitarra battente e violoncello… 
Ho pronto da almeno quindici anni un progetto dedicato alla canzone neomelodica, in particolare ho lavorato a questa mia versione de “O’ Latitante”, molto prima che si accendessero i riflettori questa scena della musica napoletana. L’idea era quella di realizzare qualcosa che valorizzasse questo repertorio, senza sminuirne la sua importanza. Nel suo genere “O’ Latitante” può essere considerata un capolavoro, allo stesso modo ho riletto anche “Nu’ Jeans e Na’ Maglietta” di Nino D’Angelo, ma anche brani di Ida Rendano, e prima o poi pubblicherò a soprese anche un disco con queste canzoni, le quali saranno arrangiate come fossero dei tanghi, da grandi musicisti come Zurzolo, e Vittorio Riva. Questo è uno dei progetto che ho nel cassetto, fin ora non ho voluto che uscisse perché ho avuto la sensazione che non fosse accolto in modo felice proprio dai cantanti neomelodici. Infatti per “Malamusik”, l’unico che mi ha ringraziato è stato Tommy Riccio che è l’autore de “O’ Latitante”. Il brano è stato arrangiato da Eugenio Bennato, e nella versione dal vivo è suonato da Erasmo Petringa e Daniele Brenca con Attilio Pastore alle percussioni a fiato. Io ho delle intuizioni, ma lascio gestire tutto ad Eugenio perché mi fido molto di lui. Quando proviamo gli arrangiamenti mentre lui lavora, io vado a fumare una sigaretta, e mi limito a dire solo quello che mi piace e quello che non piace. 

Ci puoi raccontare la tua esperienza in “Passione” con John Turturro? 
Questa esperienza mi ha lasciato una grande amicizia con John Turturro che è un uomo con cui si può parlare tranquillamente, perché non è legato ad alcun cliché, per il film ha scelto solo gli artisti che gli piacevano, e questo è stato un grande vantaggio, anche se purtroppo sono stati tagliati vari nomi importanti. Essere diretti da lui è stato splendido, in quanto ci è stata lasciata molta libertà espressiva. Lui ha scritto anche la presentazione del mio libro e ha speso parole davvero bellissime per me. Ultimamente mi ha detto che avremmo dovuto lavorare a “Questi Fantasmi”, un nuovo progetto che parte dal testo di Eduardo De Filippo ma che non è ancora stato finalizzato. Prima o poi sarò io ad andare negli Stati Uniti a proporgli qualcosa, mi presenterò lì già con le telecamere. 

Abbiamo parlato molto del tuo modo di approcciare i concerti, come sarà il tour di “Esagerata”… 
Sarà un tour esagerato (ride). Il primo brano lo canterò con le corna, come ti ho detto, e questo perché mi piace essere sempre tra il sacro e il profano. Non c’è religione se non c’è anche il profano. Senza il profano c’è solo la Chiesa. Io penso che siano necessarie entrambe le cose per farsi carico dello spazio divino, per crescere, per purificarsi. Gioco un po’ con il testo di “Esagerata”, ma le corna poi le tolgo subito dopo. Da quel momento sarà tutta una scoperta per il pubblico. Mi trovo in un momento molto felice dal punto di vista artistico perché mi sento molto libera, prima non vivevo questa dimensione, ero intimorita, quando salivo sul palco mi sentivo in ansia. Ora invece mi sento più serena, e la resa è senza dubbio migliore. 


Pietra Montecorvino – Esagerata (CNI Music, 2014) 
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Nell’ultimo decennio con disco come “Napoli Mediterranea” del 2003 e “Italiana” del 2009 avevamo imparato a conoscere Pietra Montecorvino per le sue straordinarie doti di interprete, dimenticando però che una delle caratteristiche più importanti della sua personalità artistica era la sua capacità di raccontare e raccontarsi. Questi anni sono serviti ad affrontare nuovi progetti, ma anche a finalizzare quello che può essere definito il suo lavoro più importante, “Esagerata”, disco in cui ha raccolto undici brani, di cui nove inediti e due riletture, nati dalla collaborazione con Eugenio Bennato e Gino Magurno, che ha curato anche gli arrangiamenti. Radunato un ristretto gruppo di musicisti napoletani composto da Daniele Brenca (contrabbasso), Paki Palmieri (djambè) ed Erasmo Petringa (violoncello), Magurno ha costruito intorno ai brani un sound che si posizione a metà strada tra canzone d’autore e musica world, con influenze che spaziano dal pop al reggae fino a toccare la chanson francese. Ad aprire il disco è la title-track brano dedicato a Napoli con la sua bellezza che lascia senza fiato, e le sue contraddizioni che lasciano senza parole, una città cui non c’è spazio per la normalità, in cui le grida dei vicoli si confondono al panorama del Vesuvio, e della quale non ci vuol niente a parlarne male, ma nella cui immagine Pietra Montecorvino sembra veder riflessa la propria. Il brano successivo “Terra” è invece una denuncia senza mezzi termini che allarga la prospettiva a tutta la Campania, “terra di giovani che sognano al passato perché il futuro glielo hanno vietato/terra di padri che violentano la terra/ lasciando ai loro figli/ un nuovo dopoguerra”, ed allo stesso modo i ritmi in levare della trascinante “Nun Me Piace” cantata in duetto con Sandro Joyeux aprono uno spaccato su tutto ciò che limita la nostra libertà, a cominciare dal dramma della Terra dei Fuochi. Se dalla colonna sonora del film “FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?" di Renzo Arbore, arriva la nuova versione in una brillante chiave reggae di “Sud” proposta in duetto con Raiz, dal progetto contro il femminicidio realizzato da CNI è stata ripresa per l’occasione “Uommene”. La stessa Montecorvino firma poi il testo di “Senza Di Te”, nata dalla collaborazione con Enzo Gragnaniello, e che sposta l’asse del disco verso una dimensione più introspettiva, sulla stessa scia si pone “Amo Il Tuo Veleno” cantata in duetto con Eugenio Bennato e nella quale emerge in parallelo una visione ironica del fenomeno massmediatico della taranta. Sul finale arrivano poi ben tre brani firmati dalla stessa cantante napoletana ovvero le gustose “Nuvola”, “Noi Due” e “Gabbiani”, che ci conducono al finale con “Quando Tornerai” versione in italiano di Dis quand reviendras–tu? della cantante francese degli anni sessanta Barbara, e che Pietra Montecorvino rilegge in modo personalissimo, interpretando magistralmente lo splendido testo di Eugenio Bennato. 



Salvatore Esposito