Oysterband - Diamonds On The Water (Navigator Records/Proper Music, 2014)

Che bello suonare insieme. Ve lo dice uno che lo ha fatto, lo sta facendo e continuerà a farlo il più a lungo possibile. E che bello poi quando metti insieme qualche strumento o qualche voce e ti rendi conto che hai ottenuto un suono davvero unico e importante. Deve essere successo proprio questo a questo ostinato gruppo di signori inglesi, da sempre falcidiato da cambi di organico repentini e continui ma sempre presente nel panorama folk rock internazionale. Nell'anno del Signore 2014 arriva “Diamonds On The Water”, nuovo album della Oysterband che, a distanza di 38 anni dall'esordio, ci regalano una suggestiva amalgama corale che apre la splendida “A Clown's Heart”, traccia inaugurale dell'album. Dicono infatti i protagonisti che molte sessions sono nate con due microfoni accesi, e quel suono di voci mescolate insieme è rimasto, fino a diventare protagonista dell'album. La mente corre subito a certi signori scozzesi che rispondono al nome di Tanahill Weavers, ma con una differenza sostanziale: non si tratta di musica tradizionale ma di canzoni nuove, scritte da gente che ha ancora cose da dire, sull'onda dell'entusiasmo derivante dall'aver trovato qualche spunto, qualche elemento così bello da farti tornare alla ribalta con la sicurezza e l'orgoglio di chi può dire "ci sono, questo sono io". Sono canzoni compiute, piene di argomenti musicali più che degni, al punto che l'unico tradizionale della track list (“Once I Had A Sweetheart”) si fa ricordare solo per una leggera vena psichedelica ma finisce per pagare pegno nei confronti di un repertorio originale davvero interessante. Vengono fuori anche influenze diverse dal semplice folk rock: “A River Runs” potrebbe essere un pezzo degli ultimi Moody Blues, e la successiva “Spirit Of Dust” evoca certi gruppi anni 80 come gli irlandesi In Tua Nua o Adventures, ma devo dire che ciò risulta essere una ricchezza in più anzichè elemento di distrazione dall'obiettivo centrale. Interessanti anche episodi più rock come “Palace Of Memory” o “Call You Friend”, dove la maggiore vivacità non inficia la grande efficienza delle melodie, sempre molto forti e comunque sempre rafforzate dai cori, molto convincenti, di cui abbiamo già parlato. Rimarchevole la title track, a cui l'utilizzo degli ottoni conferisce qualcosa in più rispetto al solito pezzo folk, ma anche “Steal Away” e “Lay Your Dreams Down Gently” sono due pezzi davvero notevoli. Oysterband è un disco composto in larga parte di brani autobiografici, ed è palpabile, perchè quando parli di te stesso lo fai con passione, e questi pezzi ne sono intrisi dal primo all'ultimo; storie vissute, gioia e dolore, raccontate in un linguaggio accessibile tramite ottima tecnica e gusto eccelso. Non è poco, davvero. Da ascoltare assolutamente. 


Massimo Giuntini