Gabriele Mirabassi & Roberto Taufic – Um Brasil Diferente (Dodicilune/I.R.D.)

Non nuovo ad esplorazioni sonore nell’ambito della musica brasiliana, Gabriele Mirabassi ha spesso incrociato dal vivo il suo clarinetto, con la chitarra classica di Roberto Taufic, dando vita insieme ad appassionate performance in cui emergeva tutta l’originalità della propria cifra stilistica. A sugellare questa ormai consolidata collaborazione sul palco, di recente il duo ha dato alle stampe “Um Brasil Diferente”, album nel quale hanno raccolto tredici brani tra originali e riletture di classici della musica brasiliana di varie epoche differenti. Abbiamo intervistato Gabriele Mirabassi, qualche giorno prima della presentazione dal vivo del disco presso l’Auditorium Parco Della Musica, per approfondire la genesi di questo nuovo progetto, soffermandoci sulla sua passione per la musica brasiliana, e il rapporto artistico con Roberto Taufic. 

Dieci anni è avvenuto il tuo incontro con la musica brasiliana. Come è nato questo amore? 
In realtà ci sono stati alcuni precoci segnali premonitori, il primo è stato un amore profondo sin da adolescente per la musica di Egberto Gismonti, seguito da rapide ma intense "cottarelle" per il lavoro di Hermeto Pascoal, e poi per quello di Joao Gilberto. Insomma, i tipici riferimenti brasiliani del tipico jazzista nostrano. Il resto lo hanno fatto gli incontri, e in questo sottoscrivo a caratteri di fuoco quanto ha detto Vinicius de Moraes: “la vita è l'arte dell'incontro!”. Il primo fu alla fine degli anni Novanta, quando ho registrato il disco “Velho Retrato”, in duo con il grande maestro della chitarra classica e brasiliana Sergio Assad. Fu un esperienza esaltante, e fu lui a stimolarmi una grande curiosità, seguita da subitanea passione per un mondo che all'epoca mi era totalmente sconosciuto, quello dello choro. Poi qualche anno dopo l'incontro con Guinga ha avuto un impatto tale da costituire un vero e proprio spartiacque nel mio percorso. Mi sembra che quello che ho fatto sin qui appartenga a due distinte epoche, A.G. e D.G., avanti e dopo Guinga. È con lui che ho imparato tantissimo sulla storia della musica Brasiliana, sui suoi generi e protagonisti, significati e categorie estetiche. È stato lui a portarmi la prima volta a suonare in Brasile e a presentarmi alla comunità musicale laggiù. Soprattutto è stato lui a persuadermi della assoluta necessità di spostare l'esperienza musicale quotidiana dall’ambito delle abilità a quello delle affettività. 

Cosa ti affascina della musica brasiliana dal punto di vista melodico? 
In Brasile mi sembra di poter dire che bellezza è sinonimo di sinuosità. La melodia laggiù è uno dei modi più efficaci per perseguire questo anelito totalizzante alla sinuosità. 

Quanto ti sei arricchito dal punto di vista musicale incrociando la musica brasiliana? 
Arricchito è riduttivo, la musica del Brasile mi ha semplicemente salvato! Mi sono affacciato su un mondo talmente vasto ed esaltante da riportarmi a quella condizione benedetta del bambino che scopre per la prima volta i grandi capolavori, le pietre miliari. Pensavo che ormai quella esaltazione provata da ragazzino al primo ascolto della “Settima” di Beethoven , della “Sagra della Primavera” o di “Kind Of Blue” mi fosse ormai per sempre preclusa. La musica Brasiliana mi ha ridato questo privilegio, ed è impagabile. Poi laggiù ho potuto imparare tantissimo circa la funzione della musica e dei musicisti, e su quanto sia importante per la costruzione e il rinsaldamento dei legami identitari. Insomma il Brasile e la sua musica mi hanno rifondato, o se preferisci, mi hanno rovesciato come un calzino!!! 

"Um Brasil Diferente" è la storia di due viaggi sonori in direzione opposta dell'andata dell'uno e del ritorno dell’altro. Come nasce la collaborazione con Roberto Taufic e l’idea di questo progetto? 
Roberto è un musicista immenso con una storia molto speciale. Il carattere forse più peculiare del popolo e della cultura brasiliana è il meticciato. Roberto nasce in Honduras da genitori palestinesi, ma già da piccolino la sua famiglia si trasferisce in Brasile. La sua storia personale pare quella del suo paese! La sua città di provenienza si chiama Natal, nel nord est del Brasile, un luogo dove la musica popolare è molto presente, variegata con una forte influenza africana ma anche India e naturalmente europea. I suoi genitori cantavano in arabo e la parte hondureña della famiglia lo ha nutrito a pane e bolero. Qui da noi, dove abita da un ventennio ha potuto affiancare questa sua componente fortissima di tipo ancestrale ad una formazione jazzistica europea. Il risultato è stato pazzesco. Lui è uno dei musicisti più originali e profondi che abbia mai incontrato. Suonare con lui è un esperienza meravigliosa, fondata sul l'ascolto, sul rispetto e sul l'affetto. Per documentare questa specie di stato di grazia del suonare insieme abbiamo deciso di registrare questo disco. Io l'ho vissuto come una specie di epifania!! Dal canto mio, io ho fatto una specie di percorso inverso, partendo dalla musica classica approdando al jazz attraverso esperienze che vanno dall'improvvisazione radicale alla musica popolare sono stato talmente colpito dall'incontro con la musica brasiliana che dopo tutti questi anni di mi accorgo che è come se intimamente fosse diventata la mia personale , privata musica popolare. Mi preme chiarire a questo proposito che non intendo rivendicare un atteggiamento filologico o peggio uno status di "esperto" di musica brasiliana, bensì molto più semplicemente quello dell'innamorato. 

Come si sono svolte le sessions? Quali sono i segreti del sound di "Um Brasil Diferente"? 
Questo disco è probabilmente il meno segreto che abbia mai fatto. Dopo una settimana di concerti bellissimi ed emozionati culminati in una tre giorni magnifica al prestigioso Clube do Choro di Brasilia, siamo andati a Natal dove il fratello di Roberto, Eduardo Taufic ha un piccolo studio di registrazione. Lo studio di Eduardo, meraviglioso pianista, compositore e arrangiatore, costituisce un punto di riferimento centrale per la scena musicale della regione. Trasuda letteralmente musica ed energia e la sensibilità, la competenza e la passione del proprietario sono un valore aggiunto inestimabile. Per farla breve, siamo entrati in sala dopocena e in una atmosfera di serenità e concentrazione meravigliosa ne siamo usciti alle una colle tredici tracce del disco pronte, commossi e felici come bambini a Natale!!! 

Nel disco avete raccolto canzoni e pezzi strumentali di varie epoche che hanno in comune l'aver rappresentato il suono di generazioni intere di brasiliani. Come avete selezionato i brani da rileggere? 
Come già emerso più volte, la parola chiave di questo lavoro è affetto, e la scelta del repertorio, forse più di tutto il resto, ha a che fare con la sfera affettiva. Suoniamo brani dei quali siamo letteralmente innamorati, non importa di che stile o epoca, con i quali abbiamo convissuto a lungo e che rappresentano qualcosa di speciale per noi è per il nostro stare insieme attraverso la musica. 

Come si è indirizzato il vostro lavoro in fase di riarrangiamento dei brani? 
Coniugando rispetto e libertà, rigore e fantasia, e soprattutto cercando il massimo della qualità dell'ascolto reciproco. per noi tutte prerogative che fanno del duo la più grande ed emozionante possibilità di comunicare e dialogare che la musica offra. 

Nel disco sono presenti anche composizioni originali come la tua "Arrivederci e Grazie" e "O mar nos teus olhos", "Maxixando" e "Valsinha pra Duda" di Taufic. Come sono nati questi brani? Quali sono state le ispirazioni? 
Sono tutto pezzi importanti per noi, collegati a luoghi, momenti, persone speciali, per questo preferiamo proteggerli non parlando direttamente di ciò che li ha ispirati. 

Il progetto "Um Brasil Diferente" ha avuto una fase di rodaggio dal vivo prima di approdare in studio. Come si è evoluto negli anni il vostro approccio live? 
Abbiamo suonato per vari anni senza mai pensare ad un disco. Registrare non è stata una scelta ma una necessità Per questo lo abbiamo letteralmente deciso la mattina per la sera stessa. Attraverso questo lungo percorso di conoscenza musicale e umana fatto attraverso i concerti dal vivo abbiamo trovato un modo talmente profondo di stare insieme che a quel punto non poteva non essere documentato. In questo senso il live è stato il grande laboratorio di convivenza musicale che questo duo rappresenta per noi. 

Quanto spazio c'è per l'improvvisazione nei vostri concerti? 
Molto di più di quello che può sembrare. Ci sono pochissimi assoli, nel senso tradizionale del termine. Nel caso della chitarra proprio nessuno, ma la ricchezza dell’ accompagnamento è tale da risultare di gran lunga più creativa e gratificante del "semplice" assolo. In realtà rischiamo moltissimo, sulle respirazioni, le dinamiche, le piccole variazioni ritmiche e in alcuni brani persino sulla forma. Tutti i piccoli dettagli che eseguiamo esattamente insieme, con la stessa intenzione, sono diversa ogni sera, eppure sembrano studiati a tavolino. Questi sono gli aspetti più esaltanti per noi del modo di suonare insieme che abbiamo trovato: rigore, ascolto e amore per la musica che suoniamo, cerchiamo di metterci al servizio della musica il più possibile, senza dover necessariamente dimostrare quanto siamo bravi noi, ma semplicemente mostrando quanto è bella “lei”.



Gabriele Mirabassi & Roberto Taufic – Um Brasil Diferente (Dodicilune/I.R.D.) 
Sono passati quindici anni dallo splendido “Velho Retrato” inciso con il grande chitarrista Sergio Assad, e da allora Gabriele Mirabassi non ha mai interrotto la sua frequentazione con la scena musicale brasiliana, collaborando negli anni con Guinga, André Mehmari, Monica Salmaso, il Trio Madeira Brasil e l'Orquestra a Base de Sopro di Curitiba. Più recente è la collaborazione con il chitarrista Roberto Taufic - nato in Honduras, cresciuto in Brasile e da tempo residente in Italia - al quale lo legano percorsi musicali simili eppure diversi, spesi in nazioni differenti, attraversando in lungo ed in largo il jazz. Mirabassi e Taufic sul palco hanno avuto modo di consolidare il loro comune percorso di esplorazione sonora, volto non semplicemente a rileggere la tradizione musicale brasiliana, ma piuttosto ad esaltarne la melodia e il lirismo, spaziando in lungo ed in largo attraverso stili e generi differenti, senza mai stravolgere le forme originarie. A coronamento della loro frequentazione musicale arriva “Um Brasil Diferente” disco nel quale Mirabassi e Taufic hanno raccolto tredici brani di eccellente fattura, che nel loro insieme evocano tutta la ricchezza del complesso affresco musicale brasiliano, in cui musica colta e tradizionale convivono armonicamente tra riflessi ed influenze reciproche. Dal punto di vista prettamente stilistico emerge in tutto il suo fascino la loro capacità di costruire un interplay sonoro perfetto, in cui le rispettive anime musicali si compenetrano e dialogano nella costruzione dei vari brani. Aperto dalla splendida “Jongo De Compadres” dal repertorio di Guinga, il disco nella prima parte alterna up tempo e ballad come l’intensa suggestiva “As Rosas Não Falam” di Cartola, per soffermarsi successivamente su atmosfere più intime e riflessive pescando dai repertori di Chico Buarque, Chico Buarque, Baden Powell, Pixinguinha e Nelson Ayres, ed in questo senso vanno segnalate la riuscita “Desalento”, e quel gioiellino che è “Violo Vadio”. Durante l’ascolto sorprende la costante tensione di Mirabassi e Taufi ad evocare le parole cantate nella combinazione sonora tra clarinetto e chitarra, che intrecciandosi quasi magicamente sembrano dar vita ad una voce unica. Pregevoli sono anche le composizioni originali come “O Mar Nos Teus Olhos”, “Maxixando” e “Valsinha Pra Duda” di Taufic e “Arrivederci e Grazie” di Mirabassi, che si inseriscono alla perfezione nel repertorio del duo, segno evidente di come siano riusciti a far proprio un linguaggio sonoro fino a diventarne essi stessi parte. “Um Brasil Diferente” è insomma un disco da ascoltare con molta attenzione cogliendone ogni sfumatura, essendo un eccellente esempio di come si possa suonare musica brasiliana senza cadere nella trappola del già sentito. 


Salvatore Esposito