Estonian Folk Orchestra – Imemaa\Wonderland (EFO, 2014)

Difficile dire chi siano stati i precursori o gli apripista nella creazione di organici di strumenti popolari: certo è che oggi in Europa, da ovest a est, fioriscono ensemble la cui finalità è la convivenza di pelli, corde e legni di matrice tradizionale, spesso affiancati a strumenti dell’orchestra classica o elettronici. In questo, una volta tanto in Italia non siamo gli ultimi, anzi, dal momento che l’Orchestra Popolare Italiana, messa su da Ambrogio Sparagna, è da tempo una realtà del panorama musicale nostrano. E come dimenticare, poi, l’ottima orchestra intergenerazionale Tradalp? Recentemente abbiamo avuto modo di ascoltare anche l’interessante progetto orchestrale galiziano Sondeseu, guidato da Rodrigo Romani. Qui ci occupiamo di quanto accade nell’estremo lembo nord-orientale del continente, parlando della Estonian Folk Orchestra (EFO), testimonianza della fervida attività di studio e di ripensamento creativo delle tradizioni popolari in atto nel Paese baltico. Solo per fare un nome, pensiamo all’attività del Centro di Musica Tradizionale di Viljandi, città universitaria, che ospita il più prestigioso festival folk & world music estone. La EFO nasce per opera di Tuulikki Bartosik, fisarmonicista e lecturer all’Università di Tartu e all’Accademia Estone di Musica e Teatro, che con la collaborazione del navigato compositore e sassofonista svedese Jonas Knutsson ha radunato – con il sostegno dell’università, udite, udite! – trentacinque musicisti, perlopiù giovani, per costituire l’ensemble. Strumenti ad arco, salteri, cornamuse, corni, scacciapensieri, fisarmoniche, organetti diatonici, percussioni, sassofoni, plettri, basso elettrico, arpe, voci maschili e femminili contribuiscono a creare un suono unico, dove timbri antichi e contemporanei confluiscono in questo bel progetto. Il repertorio proposto è in prevalenza tradizionale, con partiture, scelte orchestrali ed arrangiamenti ad ampio raggio, che ora mettono in mostra le singole voci strumentali, che non fanno mancare interventi improvvisativi, ora accolgono il suono d’insieme. Nel brano d’apertura “Valge Jänes”, storia magica di un coniglio bianco, la polivocalità cede il passo alla coralità strumentale, che è equilibrio tra tradizione ed iniezioni di contemporaneità. Non meno energico l’incedere nella successiva “Imemaa”. Invece con “Tunturi”, scritto da Bartosik, si aprono passaggi evocativi e solenni dal tratto cinematografico, segnati dal risucito dialogo tra cornamusa e sassofono. L’ostinato che prevale nel tradizionale “Sarvelugu” porta in sé semi ritmici africani, mentre si ritorna ad una certa maestosa leggerezza danzante in “EFO valss”, una composizione del chitarrista estone Robert Jürjendal. “East Box” è un mix che riconsegna a futura memoria il recitativo poetico (testo di Mihkel Roolaid) e una ninnananna tradizionale, combinati a melodie anch’esse tradizionali. Pieno orchestrale nell’“EFO Hymn”, firmato da Knutsson, musicista che si muove liberamente tra jazz, folklore e musica contemporanea. Procede a passo musicale spedito la divertente storia della pulce in “Kibulugu”. Toni austeri e potenza delle voci prevalgono in “Gudejoik”, un salmo svedese del Norrland, riletto in chiave iterativa dall’ensemble estone. Il medley che segue parte a ritmo di polka, aprendosi poi a suggestioni jazzistiche. Ritorna il profilo cinematico in “Kannelation”, mentre riluce per la coralità timbrica in crescendo la conclusiva "Viljandi Suite”. Una conferma della vitalità estone, per chi è già aduso a quanto accade nello stato baltico, una scoperta necessaria per tutti gli altri. Cercateli su www.facebook.com/estonianfolkorchestra


Ciro De Rosa