Tom Petty & The Heartbreakers - Hypnotic Eye (Reprise Records, 2014)

Voglio chiarire sin da subito che, da tempo immemore, sono un grande e grosso fan di Tom Petty e degli Heartbreakers, amo i loro grandi dischi in vinile dal suono straordinario, rock ma non solo, dominato dalle chitarre e cento suoni di Mike Campbell, e dalle tastiere semplicemente perfette di Benmont Tench. Adoro il songwriting di Tom, il suo phrasing vocale, l’atmosfera dei suoi pezzi, quella sua cattiveria e idiosincrasia unica. Ho avuto modo di passare diverse ore con Tom Petty, un pomeriggio che è nella mia memoria, il giorno prima che Tom e suoi Heartbreakers suonassero con Bob Dylan a Modena. Detto questo, sono felice di godermi “Hypnotic Eye”, quattordicesimo disco del biondo Tom. Ma… cazzo! Mi manca Stan Lynch. Senza di lui, non sono più gli Heartbreakers che ho tanto amato. Quello che sentite in “Hypnotic Eye” non è il drumming giusto per Tom Petty, e in questo cambiamento di rotta, se c’è qualcosa che si è rotto nel suo fare musica è proprio il batterista. Per carità, Steve Ferrone è uno strumentista di levatura internazionale, ha un curriculum pazzesco, ed è dotato di una precisione estrema, anche troppa per i miei gusti, ma lui non è il batterista giusto per pompare cattiveria e groove dentro le canzoni di Tom, canzoni che si meritano il lavoro di bacchette e di pazzia di uno come Stan Lynch, una testa calda sicuramente, ma anche un musicista estremamente sincero e di cuore. Ora tutto funziona alla perfezione, gli stacchi sono metronomici, ogni minima imperfezione è livellata, le chitarre macinano suoni come fossero cartoline da un passato che implementa il jingle jangle byrdsiano con lo stomp a la John Lee Hooker su su, fino alle vibrazioni jazzate, avanti e indietro come un pendolo lisergico e perchè no, anche ipnotico come un occhio. Ma è il drive, la scelta dei suoni della batteria, che non mi permette di abbandonarmi e dirvi che è un capolavoro. Inoltre, se Tom decide di accreditare il disco a lui e agli Heartbreakers, i suoni contano molto, se non moltissimo. In ogni caso, un bel ritorno...


Antonio "Rigo" Righetti