Orchestra Bottoni – Live (Autoproduzione, 2014)

Il nome è nuovo, spassoso e diretto (è una trovata di quel geniaccio di Daniele Sepe), lo spirito è quello che, quando si chiamavano ancora Piccola Orchestra La Viola, aveva animato dischi come “The Journey”, inciso in partenariato artistico con il jazzista statunitense Dan Moretti, e prima ancora “Omaggio a New Orleans. Liri Blues 2006”, complici Dr. Sunflower, alias Mario Insenga dei Blue Stuff, lo storico combo blues napoletano. A testimonianza del nuovo corso della band laziale, dopo la separazione artistica da Alessandro Parente, è questo piacevolissimo “Live”, realizzato dall’ensemble di strumenti pneumatici, nel senso che gli organetti sono strumenti che respirano. La direzione musicale è di Alessandro D’Alessandro all’organetto solista, la voce calda e robusta, dotata di forte presenza scenica è di Antonella Costanzo, Gianfranco Onairda, Matteo Mattoni, Silvia, Elisa, Giuseppe Di Bello e Francesca Villani suonano gli altri organetti d’orchestra, alle prese con l’organetto basso è Giacomo Nardone, Mario Mazzenga è al basso elettrico e contrabbasso, Raffaele Di Fenza è alla batteria percussiva. L’Orchestra Bottoni interseca tradizione popolare e composizioni d’autore, filtrando quanto di significativo gira intorno nell’ambito del folk e della world music, ma non solo con una cifra stilistica che assorbe variegate venature. Parliamo di melodie e armonizzazioni create dagli organetti con il sostegno di un organetto basso, che assume soprattutto il ruolo di una sezione orchestrale in una banda di ottoni o di archi, con il contributo ritmico di basso e percussioni. Si avverte che alle spalle c’è un accurato lavoro di scrittura, indispensabile per riarticolare il suono di strumenti dalla limitata estensione. “Live” è stato registrato quasi per intero in presa diretta a Firenze, al Teatro del Sale. Nel segno della versatilità il gruppo si rapporta con autori molti diversi l’uno dall’altro. Troviamo Riccardo Tesi, nella cui “Trioolè” si affaccia “Gimme Some Lovin’”, c’è quell’altro faro dell’arte dei mantici che è Marc Perrone (“De Dame e d’homme” e “Che Bella La Vita”); c’è l’afflato latino-mediterraneo di Lino Cannavacciuolo che si alimenta di jazz e funky (“Viaggio”). Ancora, la ripresa dei magnifici fratelli Mancuso (“Nesci Maria”), il dixieland in confluenza con gli umori della valle del frusinate (“Liri Shuffle”), l’immancabile nobile tradizione garganica (“Tarantella del Gargano”), "Tribute" di Dan Moretti, che firma anche l’irresistibile afro-beat (“AfroRoma”). Per finire, quel classico irrinunciabile che è “Good Night Irene”. Un’istantanea di una band già al lavoro per dare forma a nuovo materiale destinato al prossimo disco, che attendiamo speranzosi. 


Ciro De Rosa