Nu Indaco – Incontro Live alla Casa del Jazz (Helikonia, 2014)

E’ passato poco più di un anno dalla pubblicazione del secondo disco in studio, lo splendido “Hibiscus”, e i Nu Indaco tornano con un suggestivo album live, che documenta una serie di concerti tenuti nella splendida cornice della Casa del Jazz a Roma. A raccontarci questo nuovo lavoro è Mario Pio Mancini, fondatore e polistrumentista dei Nu Indaco, con il quale abbiamo ripercorso la genesi del disco, l’evoluzione sonora del gruppo, senza tralasciare le tante collaborazioni che hanno caratterizzato il loro percorso artistico. 

Com’è nata l’idea di realizzare un disco dal vivo? 
L’idea di pubblicare il live “Incontro” nasce come documento della serie di concerti “La Notte Dell’Ethno Jazz Rock” che abbiamo registrato nel 2013 alla Casa del Jazz a Roma, e a cui hanno partecipato come ospiti alcuni dei migliori musicisti della scena jazz-rock ed ethno-rock italiana tra cui Roberto Gatto, Antonello Salis, Luca Aquino, Claudio Corvini, Javier Girotto, il compianto Francesco Di Giacomo, che ci ha regalato alcune magnifiche interpretazioni, Rodolfo Maltese, e Nando Citarella. E’ stata una cosa molto particolare, e direi unica nel suo genere, perché può sembrare un azzardo mischiare generi, stilemi e musicisti differenti in quanto si corre il rischi di fare confusione, ma noi abbiamo fatto del nostro meglio. 

Come si è evoluto il sound del gruppo in questi quattro anni a partire dal vostro primo disco… 
I Nu Indaco sono un collettivo aperto, in genere io, Martino Cappelli e Antonio Nastasi buttiamo giù delle idee a livello melodico, poi ci si lavora insieme per gli arrangiamenti, a questo va aggiunto il fatto che spesso siamo aperti a varie collaborazioni sia per le composizioni sia per gli arrangiamenti. Negli ultimi anni ci siamo molto avvicinati a queste sonorità ethno jazz, e ciò ci ha portato verso un suono più globale in cui si incontrano il jazz e la world music. 

Nel disco come hai ricordato c’è la partecipazione di Francesco Di Giacomo, figura che vi ha accompagnato praticamente da sempre… 
Mi piace ricordare che l’ultima apparizione di Francesco è stata proprio con noi, all’Auditorium Parco Della Musica per uno degli appuntamenti della Notte Ethno Jazz, e in quell’occasione abbiamo suonato una magnifica versione di “Non Mi Rompete”, oltre che la nostra “Tharros”, che lui ha sempre cantato con noi. Francesco sin dal tempo degli Indaco è stato uno degli ospiti più presenti, e per me era semplicemente un fratello come Rodolfo Maltese. Gli Indaco nascevano come gruppo ethno progressive molto sperimentale all’epoca, in quel periodo nasceva la world music italiana, e quella è stata un esperienza molto felice, seguita poi da altri gruppi italiani. 

Qual è l’approccio con gli arrangiamenti sul palco, e quali sono le differenze rispetto al vostro lavoro in studio? 
Noi in genere lavoriamo molto in pre-produzione, ci vediamo a piccoli nuclei e mettiamo giù qualche idea melodica, su cui si innesta poi la parte percussiva, e le parti vocali. Quando poi ci sono degli ospiti cerchiamo di lavorare insieme proprio per capire bene l’inserimento di questo o quello strumento. 

Uno dei talenti dei Nu Indaco è Monica Cucca che con la sua splendida voce rappresenta un valore aggiunto del gruppo… 
Monica è stata una scommessa vinta perché è tutt’ora una cantante lirica. All’inizio non credevo molto nemmeno io. Invece, piace moltissimo dal vivo perché ha una grande personalità. Sono contento che oltre ad avere una splendida voce sia anche sarda, perché rappresenta un anello di congiunzione con il discorso avviato con Andrea Parodi, e che negli anni è stato uno degli ospiti più importanti dei Nu Indaco. Quest’anno, e lo dico in anteprima, parteciperemo al Premio Parodi a Cagliari, e quella sarà un occasione preziosa per rendere omaggio ad Andrea. 

Tu rappresenti un po' l’anima world del gruppo con i tuoi strumenti a corda… 
Senza dubbio, ma ci aggiungerei anche il jazz a cui mi sto dedicando ultimamente. 

Antonio Nastasi è invece l’alchimista dei suoni del gruppo…. 
Lui è un personaggio geniale, e il suo incontro è stato fondamentale per il gruppo. Antonio lavora molto con l’elettronica o come le chiama lui “le ferraglie”, ed è un elemento senza dubbio caratterizzante per il nostro sound. 

La presenza di tanti musicisti sul palco ha rappresentato una difficoltà nel registrare questo live? 
Il disco è stato registrato nelle varie serate, e devo dire che ovviamente la prese sonora non è sempre perfetta, tuttavia documenta molto bene quello che è stato lo spirito dei concerti. In fase di post-produzione abbiamo aggiunto qualche piccolo dettaglio come la tromba di Claudio Corvini. E’ stato un lavoro difficile, però allo stesso tempo è stato illuminante perché ci ha aperto una serie di orizzonti anche a livello di improvvisazione. 

Quanto è importante l’improvvisazione nella vostra cifra stilistica? 
Direi che è fondamentale, perché dai vari progetti melodici e dall’arrangiamento nel novanta per cento dei casi lasciamo ampio spazio all’improvvisazione che permette agli ospiti più vicini al jazz di esprimersi al meglio. Siamo comunque molto attenti anche alle percussioni e alle voci, un esempio ne è la collaborazione con Enzo Gragnaniello che usava la voce come uno strumento con gli Indaco, perché ha un approccio vocale orientaleggiante, e si prestava molto bene al nostro lavoro. 

"Incontro Live alla Casa del Jazz" è stato anche il modo di fare il punto sulla vostra carriera… 
E’ un po’ la summa del lavoro fatto sia con gli Indaco che con i Nu Indaco. Devo dire la verità è un momento difficile per la world music in Italia, perché da noi non si suona più e i tagli sono sempre più massicci. Le difficoltà sono enormi nel trovare luoghi o festival in cui esibirsi. Noi lo facciamo con molto amore, e speriamo di continuare su questa strada, anche se non è facile. 

Quali sono i progetti futuri dei Nu Indaco? 
Il prossimo 23 luglio suoneremo con gli Underdog a Roma Vintage all’ex Aeroporto di Centocelle, e poi ci saranno una serie di concerti che si stanno delineando man mano in giro per l’Italia. 



Nu Indaco – Incontro Live alla Casa del Jazz (Helikonia, 2014) 
Serie di eventi tra i più importanti e significativi della scena musicale romana nel 2013, “La Notte Dell’Ethno Jazz Rock” ha visto protagonisti i Nu Indaco per una serie di concerti di grande successo tenutisi presso la Casa del Jazz, tempio indiscusso del jazz a Roma, e nel corso dei quali sono stati affiancati sul palco da numerosi ospiti di prestigio e di estrazione artistica differente. Ogni concerto è stato un vero e proprio evento, unico ed irripetibile, nel quale gli spettatori hanno avuto modo non solo di ascoltare i brani provenienti dal loro repertorio ed in particolare dal disco più recente “Hibiscus”, ma anche di apprezzare riletture di brani sorprendenti eseguiti con la complicità dei vari ospiti, spaziando dal repertorio degli Indaco a quello del Banco del Mutuo Soccorso, fino a toccare i brani della tradizione. Prezioso documento di questa fortunata serie di concerti è “Incontro Live alla Casa del Jazz”, album live che i i Nu Indaco hanno di recente dato alle stampe e nel quale è raccolta una selezione di sette brani provenienti dai concerti del 1 febbraio, 2 febbraio, 5 maggio e 4 agosto 2013, attraverso cui si tocca con mano come questi eventi siano stati una preziosa occasione di confronto ed incontro tra musicisti e linguaggi sonori differenti, uniti dal comune intento di esplorare sonorità nuove nell’alveo dell’ethno jazz rock. Introdotto dalle presentazioni di Giampiero Rubei ed Alessandro Sgritta, il disco si apre con una sontuosa versione di “Hibiscus”, brano dai sapori mediterranei in cui si apprezza non solo l’eccellente trama sonora tessuta dal bouzouki di Mario Pio Mancini ma anche l’eccellente prova vocale di Monica Cucca. Il viaggio sonoro dei Nu Indaco prosegue verso l’oriente con “La Voce”, traduzione in italiano di un tradizionale dell’Azerbaijan, impreziosito dai tamburi a cornice di Nando Citarella, e concluso da una lunga jam strumentale in cui il prog rock si mescola alla world music. La tromba di Claudio Corvini e le alchimie sonore di Antonio Nastasi permeano la suggestiva “Spezie”, ma è con l’ethno jazz di “Gilgamesh” che si tocca il primo vertice del disco, il drumming superlativo di Roberto Gatto e la fisarmonica di Antonello Salis, incorniciano una performance di grande intensità. Particolare valore ha poi “Canto Di Primavera” dal repertorio del Banco Del Mutuo Soccorso, nella quale brilla il solo introduttivo della fisarmonica di Antonello Salis, e la voce potente ed intensa del compianto Francesco “Big” Di Giacomo. Chiude il disco “Lord Pizzica”, rilettura di “Don Pizzica” degli Officina Zoè, qui proposta in una versione di grande intensità con protagonista la batteria di Roberto Gatto, i tamburi a cornice di Nando Citarella e ancora una volta la voce di Francesco “Big” Di Giacomo che duetta con Monica Cucca. Coniugando elementi sonori tipici dell’esperienza con gli Indaco con echi jazz e world, i Nu Indaco con questo disco dal vivo hanno cristallizzato un’esperienza sonora di grande pregio, dimostrando non solo la loro capacità di dialogare con le musiche del mondo, ma anche la loro peculiare apertura verso una ricerca sonora originalissima. Un unicum, insomma, nella scena musicale italiana. 



Salvatore Esposito