Isabelle Courroy - Confluence #1 (Buda Musique / Felmay, 2014)

Di formazione classica, con studi di flauto traverso alle spalle a Parigi e a Marsiglia, solide frequentazioni nella musica contemporanea con l’Orchestre Musicatreize, Isabelle Courroy ha incontrato circa venticinque anni fa sulla sua strada la musica per kaval – il lungo flauto dritto ad imboccatura semplice, dal numero variabile di fori melodici e di intonazione, diffuso dai Balcani alla penisola anatolica e fino al Caucaso – sotto forma di un disco di musica romena. Rapita da quelle note, si è dedicata all’apprendimento di questo flauto dalla voce cangiante, ricca di armonici. Artista molto attiva con diversi ensemble, dal gruppo Aksik ai Zaman Fabriq, dai Niama ai Panselinos, in coppia con Djamshid Chemirani e Françoise Atlan, ma anche in veste di solista, Courroy è si è affermata come pioniera del flauto orientale in Francia, in veste di concertista e didatta, impegnata nell’esecuzione di repertori tradizionali, ma soprattutto propensa ad esplorarne le possibilità dello strumento, scrivendo composizioni nelle quali entrano in gioco le sue esperienze di autrice dal retroterra colto. Diciotto musicisti collaborano a “Confluence #1”: flauti, ance, archi, salteri, plettri e percussioni utilizzati sono perlopiù di provenienza mediorientale e balcanica, ma non mancano chitarra, tromba, trombone, contrabbasso e programmazione elettronica. Courroy, che nel disco suona in alcuni brani anche campane tubolari, flauto traverso e tampura, imbraccia tre tipi di kaval, che presentano non poche differenze organologiche (uno è opera del costruttore Riccardo von Vittorelli, un secondo in PVC è autocostruito, un terzo è di tradizione bulgara, prodotto da Tsviatko Tsiatkov). Si parte con una ninna-nanna greca (“Kotsifas”), per proseguire con “Ange et dragon”, brano per flauto, kaval, tampura, ispirato alla suite per clarinetto e flauto “Ko Lho” di Scelsi, che si fonde con un’ode scritta per la cantante bulgara Pavlova trasposta per kaval. Dai modi della musica d’arte araba, turca e azera alle danze in ritmo zoppo del Mar Nero (“TchernoKara”) agli echi delle montagne albanesi (“Keybus”), Isabelle si rivela compositrice capace di porsi in bilico tra modelli di ispirazione tradizionale e visione musicale contemporanea dagli sviluppi improvvisativi. Album che sa cullare e sa far ballare, sa coinvolgere e sa emozionare, in virtù di una musica piena di suggestioni: contemplativa ed energica, intima e gioiosa, morbida ed incisiva. 


Ciro De Rosa