XX Concorso Nazionale “Giovanna Daffini”, Villa Saviola, Motteggiana (MN), 8 Giugno 2014

Un momento del Convegno
Domenica 8 giugno 2014 nella bella cornice di Villa Saviola di Motteggiana (Mn) si è tenuta la premiazione del Concorso Nazionale “Giovanna Daffini” che, nel centenario dalla nascita della grande voce della musica tradizionale italiana, giunge alla sua ventesima edizione, celebrata con l’assegnazione di un ulteriore premio speciale. Brano vincitore del prestigioso premio è stato “Unni Sì”, un canto in doppia ottava siciliana firmato da Francesco Giuffrida e Giada Salerno in arte “Ciatuzza”, già vincitori dell’edizione precedente del premio con il brano “L’Amanti Miu”. Il brano racconta di una madre, a cui la mafia ha ucciso il figlio, e che non è disposta più a tacere e a seguire comportamenti consolidati da vecchie imposizioni mafiose. Felicia – perché è la madre di Peppino Impastato che parla e grida il suo dolore – vuole ancora suo figlio e capisce che l’unica maniera di sentirlo ancora vivo è quella di mobilitare le coscienze e scuotere le menti intorpidite dall’abitudine all’obbedienza e al silenzio. Autore del testo è Francesco Giuffrida, studioso di canto popolare e sociale, che al suo attivo vanta diversi testi tanto in italiano quanto in siciliano, nonché una prestigiosa collaborazione con Dario Fo per lo spettacolo “Ci Ragiono e Canto”. A curare la musica e l’interpretazione del brano è stata, invece, Ciatuzza, voce tra le più interessanti della musica popolare siciliana, e da molti anni attenta studiosa delle ottave siciliane. 
L'esibizione di Ciatuzza
Il suo disco di debutto “Tant’Amuri R’Unni Veni” raccoglie una serie di liriche, raccolte a cavallo tra Ottocento e Novecento e trascritte unicamente come testo, a cui ha ridato vita musicandole ed interpretandole magistralmente. Prima della premiazione e delle esibizioni dei vari artisti intervenuti si è tenuto un interessante convegno, moderato da Wainer Mazza, nel corso del quale sono sono intervenuti Gian Paolo Borghi, che ha ripercorso i momenti più significativi della vita di Giovanna Daffini, Gastone Pietrucci, che ha spiegato l’importanza che l’incontro con la Daffini ha avuto nella sua carriera di musicista-ricercatore, e rimarcato la necessità per i giovani, che voglio avvicinarsi alla musica popolare, di continuare sulla strada della ricerca e della valorizzazione delle proprie radici culturali a partire dalla conoscenza dei dialetti, Massimo Zamboni, curatore della ristampa in cd del Long Playng “L’amata genitrice”. Da ultimo Claudio Piccoli e Tiziana Oppizzi hanno proiettato una videointervista a Sandra Mantovani con un ricordo di Giovanna Daffini, e letto una toccante testimonianza di Mauro Geraci su Vito Santangelo, l’ultimo cantastorie della vecchia guardia recentemente scomparso a Paternò (Ct). I vari interventi sono stati intervallati dalle esibizioni degli stessi Zamboni, Pietrucci e di altri musicisti e cantastorie del mantovano. 
L'esibizione di Gastone Pietrucci
A seguire ci sono stati gli interventi musicali di coloro che hanno preso parte alla serata, ovvero la cantante calabrese Francesca Prestìa, vincitrice del premio del Centenario di Giovanna Daffini, che per l’occasione ha interpretato in modo superbo e con grande ironia “Si ccà fussa Giuvanna cantèra”, brano autografo in cui affronta il delicato tema del cibo contaminato e quello dell’inquinamento che sta distruggendo mare e terra da nord a sud; Roberta Pestalozza, a cui è andato il secondo posto, e che ha proposto l’autografa “Milonga per Giovanna”; il vincitore del Premio Satira Politica, Daniele Poli il quale ha interpretato il proporio brano “Super Silvio Va All’Ospizio” ; nonché il duo composto da Andrea Belmonte e Valentina Pira, a cui è andato il secondo posto del Concorso Nazionale, che hanno eseguito l’intensa “L’Angelo Del Pane”. Particolarmente coinvolgente è stata l’esibizione della poetessa in ottava rima di Civitavecchia, Agnese Monaldi, vincitrice del premio regionale, che ha improvvisato ottave rime e sestine estemporanee. Una serata intensa, insomma, in cui il canto popolare, la ballata dei cantastorie e la musica popolare hanno dimostrato non solo di essere ancora in vita, ma anche di avere le carte in regola per potere ambire a un posto stabile nella cultura contemporanea.


Roberto Rossi