Pietro Valente Quantum 4 - Entering The New Era (Autoprodotto, 2014)

"Da diversi anni mi interesso di questioni esoteriche, spirituali e legate al condizionamento della società in cui viviamo e nel 2011 per la prima volta ho trovato un potente nesso tra la mia grande passione/lavoro di musicista con questi argomenti. E' stato molto emozionante! Sentivo che quello che potevo fare non era più limitato al ruolo di intrattenimento e cultura proprio della musica ma potevo dare un importante contributo di cambiamento alla società. In questi due anni ho dovuto superare grandi ostacoli ma la consapevolezza dell'importanza di questo progetto mi ha dato la forza di rialzarmi anche nei momenti più bui. La composizione dei brani è durata più di un anno di duro lavoro, volevo che questa musica rappresentasse al meglio la mia voglia di vivere in un mondo migliore oltre a descrivere questa epoca di cambiamento che stiamo vivendo. Per tale motivo anche il gruppo doveva essere speciale e dopo aver molto cercato, provato e dopo molte porte chiuse in faccia ho finalmente trovato i componenti ideali", così il batterista e compositore padovano Pietro Valente racconta la genesi del progetto “Entering The New Era”, concept album che compendia la sua visione musicale e le sue esperienza di vita, alla luce di una profonda riflessione introspettiva di carattere spirituale. Il punto di partenza della ricerca sonora è stata la scelta dell’accordatura degli strumenti con il LA centrale a 432 Hz in luogo dello standard a 440 Hz, come sottolinea il batterista jazz padovano: “l’accordatura in LA centrale a 432 Hz è il futuro per un mondo di pace e prosperità in cui la musica contribuisce al processo di trasformazione sottile della coscienza umana", la musica è così lo strumento per l’uomo per tornare in armonia con se stesso e con la terra, e ciò avviene grazie a vibrazioni quasi impercettibili che nascono dall’accorda scelta, non nuova nel mondo della musica essendo stata operata tanto da Mozart quanto da Verdi. In questo senso per nulla casuale è stata la scelta di dividere il disco in tre parti composte rispettivamente da quattro brani, ovvero la famiglia, il mondo e infine lo spirito e l’universo, per un totale di dodici brani, che nel loro insieme toccano nel profondo l’animo dell’ascoltatore riattivando fonti energetiche interiori. Significativa in questo senso è la traccia di apertura, il singolo “oo=OO”, un brano di rara bellezza ed intensità, che come racconta lo stesso Valente è nato da uno sguardo rivoltole dalla figlia: “mia figlia aveva un anno, e a quell’età i bambini sono curiosi, non stanno mai fermi un secondo, ma in quel momento Alyssa mi guardò dritto negli occhi e continuò a fissarmi, sembrava che il tempo si fosse fermato e che le nostre anime si fossero fuse in una cosa sola. Il titolo ha più un significato visivo: due occhi piccoli che guardano due occhi grandi, ma anche un infinito che guarda un altro infinito; il brano infatti è un ringraziamento per questa ed altre esperienze spirituali che mi hanno fatto intravedere ciò di cui sono convinto: siamo infiniti, ognuno di noi è l’universo stesso con tutto ciò che esiste ed allo stesso tempo unici ed irripetibili, artefici inconsapevoli della nostra esistenza in ogni dettaglio”. Spaziando attraverso suggestioni sonore di grande fascino, il disco ci regala pregevoli strumentali come “Phoebe At Work”, la dolcissima “Buona Notte Alyssa”, “Natural Order” e “Journey Through The Realms” fino a toccare il vertice con la conclusiva “Low Gravity”. Ciò che emerge durante l’ascolto è il particolare uso della strumentazione con la voce di Alessia Obino che si fa strumento cantando linee melodiche, costruite magistralmente da magistralmente da Marco Ponchiroli (piano, tastiere), Filippo Vignato (trombone), Paola Zannoni (violoncello). Superbe le tessiture ritmiche costruite dal drumming eclettico di Pietro Valente che impreziosisce le linee melodiche con il peculiare uso delle campane tibetane, costruite in una scala sonora di cinque note. Insomma “Entering The New Era” non è puramente e semplicemente un disco jazz, ma qualcosa di più, un lavoro a tutto tondo di ricerca sonora, filosofica, e spirituale. Da ascoltare in cuffia e con grande attenzione. 


Salvatore Esposito