Mamar Kassey - Taboussizé-Niger (Innacor, 2013)

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L’attacco è di quelli che ti prendono di botto: “Taboussizé” è una canzone dedicata ai lavoratori nigerini emigrati nella Costa D’Avorio, costruita da voci svettanti e distesa implacabile di cordofoni tradizionali. Il gruppo Mamar Kassey, che trae origine dal nome di un leggendario eroe-guerriero, pacificatore dei popoli dell’ impero songhaï che abitavano sulle rive del fiume Niger, si fa portatore di un sound dalle melodie forti e affilate, scolpite nella struttura pentatonica del sinuoso “blues” sahéliano. A guidarlo è Yacouba Moumouni, autore, cantante dalla voce flessuosa, suonatore di flauto e kamele n’goni. Ai suoi esordi artistici, decisivo fu l’incontro a Londra con le star maliane della world music Oumou Sangaré e Ali Farka Touré, che gli consigliarono di “andare verso la tradizione”, in una fase storica in cui le orchestre di rumba zairese e di zouk dominavano la scena artistica di Niamey, la capitale nigerina. Cosicché dal 1995 il gruppo di Yacouba si fa interprete di un suono neo-tradizionale per lo più acustico, producendo due album di buona fattura, “Denké-Denké” (1998) e “Alatoumi” (2000). Questo nuovo lavoro concede all’elettrificazione solo le spinte del basso di Abdoulkarim Mamadou N’Diaje e i riff vigorosi della chitarra, imbracciata da Abdourahamane Albarka Bombou, che ben si amalgamo con le corde antiche.
Per il resto, primeggiano gli svolazzi effervescenti del flauto e lo slap ancestrale del kamele n’goni di Yacouba, l’inquieto pulsare dei liuti a due e tre corde – komsa e molo – suonati da Seyni Hadilou, il calebasse, la cucurbitacea percossa con un bastoncino da Boubacar Souleymane (che è anche seconda voce), il tamburo a clessidra kalangou di Ousmane Abdou. Sostanziali i contributi di Safiah e Fati Mariko, che ci mettono le loro ugole femminili, e della viella monocorde – il godjé – suonato dal veterano Harouna Godjé. In tre brani tesse linee vivaci anche il flauto di Jean-Luc Thomas (che è pure consulente artistico del disco). Il gruppo Mamar Kassey intende rappresentare la pluralità di culture e di sonorità del Niger, sottolinea ancora Yacouba in tutte le sue uscite pubbliche. Nei dieci brani dell’album il messaggio di tolleranza e comprensione si rivolge ai vicini maliani colpiti dalla guerra (“Mali”, con il flauto in evidenza), al suo stesso Paese (“Rowdi” e “Danedjo”, una canzone d’amore per una ragazza peul), diventa invito a contadini ed allevatori ad unirsi per superare i conflitti (“Hardè”). Moumouni non risparmia la denuncia dei matrimoni combinati in “Kissey”, tesse le lodi dello scomparso presidente nigerino Syni Kountché in “Kountché”, dove svettano chitarra elettrica e flauto. C’è spazio per una dedica alla famiglia (“La famille”), per il nobile mestiere dell’artista (“Mansaarou”), per celebrare i simboli di resistenza al colonialismo, riprendendo il brano tradizionale “Karma”. Senza trucchi e complessi, registrato per la piccola ma intraprendente etichetta bretone Innacor, “Taboussizé-Niger” è un album felicemente compatto e avvolgente. 


Ciro De Rosa