Giuseppe Ettorre – Sextet (Decam-TDD/Edel, 2014)

Noto per essere il primo contrabbasso dell'Orchestra e della Filarmonica della Scala di Milano, Giuseppe Ettorre ha di recente dato alle stampe “Sextet”, sorprendente album che raccoglie diciassette composizione autografe nate nel corso degli anni e caratterizzate da ispirazioni ed influenze diversificate che spaziano dal jazz alla world music fino a toccare il pop. Accompagnato dal suo inseparabile contrabbasso Custode Marcucci del 1891, Ettorre ha coinvolto in questo progetto un gruppo di amici e colleghi composto da Alessandro Serra e Roberto Parretti (contrabbasso), Luisa Prandina (arpa), Claudia Foresi (pianoforte) e Giuseppe Cacciola (batteria), che insieme a lui compongono un sestetto atipico, assolutamente inedito nel jazz come nella musica classica. Ogni brano si caratterizza per una scrittura elegante, ma allo stesso tempo estrema nell’esplorare tutto il potenziale espressivo del contrabbasso, a partire dalla sorprendente ricerca sui toni alti e gli acuti, che a tratti evoca il suono della viola. Superba è la tecnica esecutiva che non è mai virtuosismo fine a se stesso, ma piuttosto costante tensione nel trasmettere all’ascoltatore energia, calore, e colore sonoro. L’incipit del disco è affidato alla title track “Sextet”, il manifesto musicale di questo sestetto, e il cui attacco ricorda una fuga di Bach ma ben presto sfocia nella fusion dei Weather Report. Si prosegue con “Castore e Polluce” in cui il contrabbasso dialoga con il pianoforte dando vita ad una tessitura sonora di grande intensità, mentre la successiva “Alter Ego” vede protagonisti i tre contrabbassi che si dividono ed interscambiano tra melodia e ritmica. Il breve frammento “Scherzo” ci conduce verso il prog-rock della scintillante “Alegra”, che sembra uscita da un disco della PFM, mentre la seguente “Le Colonne Rosa di San Lorenzo” è puro lirismo con il dialogo tra arpa e contrabbasso. La gustosa “Waiting For You” apre la strada al pop di “Fiore In Autunno”, mentre “Don José” è un omaggio alla tradizione del tango argentino. La sperimentale “Elegia n.1” ci conduce verso il finale il cui spiccano certamente la poetica ed intensa “Memorie Di Un’Altra Estate”, il folk progressivo di “Taranablata” e i cinque minuti di “Solo” in cui protagonista assoluto è il contrabbasso di Ettorre. La ripresa di “Sextet” suggella un disco pregevole di cui si raccomanda vivamente un ascolto attento. 


Salvatore Esposito