Emian PaganFolk – Acquaterra (Emian/Low-Fly, 2014)

Il progetto Emian PaganFolk nasce il 21 dicembre del 2011, in quello che è i celti chiamavano il giorno di Yule, ovvero il Solstizio d’Inverno, e questa data particolare ha segnato l’inizio di un percorso di ricerca molto intenso sulla tradizione musicale nordica compiuto da Anna Cefalo (Alanna Egan) (arpa irlandese, voce), e Emilio Antonio Cozza (Emain Druma) (percussioni, fiddle, flauto e voce), due musicisti provenienti rispettivamente dalla Campania e dal Salento e con alle spalle un solida formazione musicale, a cui nel marzo 2013 si è aggiunto Danilo Lupi (Dohan) (basso acustico, bouzouki, tin whistle, e voci) e più di recente Máirtín Killian (batteria, percussioni, chitarra acustica e voce). Se la scelta del nome Emian deriva semplicemente dalla fusione delle iniziali di Anna ed Emilio, non casuale è stata invece la scelta del termine pagano che, come scrivono nella presentazione del disco, riassume molto bene il senso della loro proposta musicale: “Questo termine è nato come dispregiativo verso coloro che vivevano al di fuori delle città “civilizzate”. In un certo senso pagane erano le persone che non si mischiavano alla frenesia e al caos cittadino, che si tenevano lontane dal potere, che mantenevano un rapporto sincero con la Natura e i suoi cicli, curandosi con le erbe, ritualizzando le fasi importanti dell’anno, danzando e suonando per il proprio villaggio. Il nostro Pagan Folk è vicino a questa scelta di vita". Seguendo la loro passione per le sonorità del nord Europa ha preso forma e corpo il loro repertorio fatto di brani tradizionali irlandesi, scandinavi, ma anche di ballate medioevali e canti sciamanici che gli Emian PaganFolk rileggono arricchendoli con sonorità mediterranee: "Nella scala musicale delle aree Celtiche ritroviamo la pentatonica dell’Oriente, in quella del Nord Europa c’è il sentore della scala musicale del Sud Italia. I tempi ritmici si somigliano. Abbiamo in comune il mare, questo grande e antico mezzo di comunicazione che porta novità, vita ma anche guerre e morte. In Salento ci sono scogliere e piane che evocano il paesaggio Irlandese, in Irpinia ci sono fiumi, cascate, boschi di conifere che evocano i paesaggi tipici del Nord. Di mediterraneo c’è la luce, il sole, il magma sanguigno che ci scorre dentro e che è tipico della gente del Sud". Dopo un serrato rodaggio dal vivo culminato con la vittoria nel 2013 del Ferrara Buskers Festival, gli Emian PaganFolk hanno deciso di realizzare il loro primo disco e così è nato “Acquaterra”, in cui hanno raccolto otto brani, per lo più tradizionali, che nel loro insieme compongono una sorta di concept album dedicato ai due principi che reggono l'Universo, un omaggio ad un tempo lontano fatto di storie di mare e di terra, suoni di fiumi ed invocazioni pagane, danze rituali e antichi re del passato. La copertina che ritrae l’unione tra la Dea e il Dio Cernunnos, che insieme hanno creato il Tutto, ci introduce al viaggio sonoro nel tempo in cui si attraversano atmosfere e tradizioni diverse spaziando dalla tradizione folk nordeuropea e celtica fino a toccare le suggestioni del Mediterraneo. Tra flauto overtone siberiano, doppio flauto campano, jouhikko scandinavo, bodhràn Irlandese, pandereta galiziana e bouzouki, si viene letteralmente catturati dalle suggestioni narrative delle storie di mare, come la triste vicenda di una donna innamorata di un marinaio cantata in “A Sailor’s Tale”, o la splendida “Mother’s Breath”, che con le sue invocazioni pagane alla natura evoca lo scorrere del fiume, o ancora “Dúlamán”, dedicata ai raccoglitori di alghe d’Irlanda. Le storie di terra ci raccontano dell’eroismo di un re che difende la propria terra fino alla morte in “The Last King’s March”, o rimandano a rituali ancestrali legati al culto della Dea come “Dance In Circle” in cui si mescolano “Medieval Drum Dance” di Joe Matzzie e la danza macendone “Odeno Oro”. Insomma “Acquaterra” è un disco di grande intensità che non mancherà di affascinare quanti ne coglieranno le tante sfumature che lo caratterizzano. 


Salvatore Esposito