Coldplay - Ghost Stories (Parlophone/Warner, 2014)

I Coldplay sono un gruppo pop puro, che fa musica per vendere dischi, un mestiere difficile ma non impossibile. Per vendere dischi sono disposti quasi a tutto come, del resto, quasi tutti i musicisti, e non è un caso che l’uscita del loro ultimo album “Ghost Stories” coincida con la separazione dalla ricchissima e chiccosissima bionda morosa di “Iron Man” Gwineth Paltrow. Il sensibile e allampanato inglesissimo Chris Martin ha, così, messo in piedi un disco scritto ed arrangiato insieme al produttore di Adele, dove la parte acustica, tipicamente pianistica e chitarristica dei Coldplay viene relegata in un angolo, e per di più la batteria, quella vera, è stata rimpiazzata per quasi la totalità dei brani con beat elettronici, ma questo non è il vero problema. Il problema reale è il peso specifico di questa musica, per ora saldamente legato a un immaginario da spot stiloso della Apple, più che al reale rimuginio di un cuore spezzato sulla sua vita. Probabilmente amici, è tutta invidia per i risultati economici che i nostri ottengono sopra le nostra sparute e spelacchiate teste povere. Anche a me in fondo piacerebbe fare un disco così che schizzasse primo in settanta paesi settanta, e mi facesse guadagnare qualche milione di sterline. Vi assicuro che dopo mi darei alla ricerca sonora di musiche tradizionali dell’Azerbaijan facendomi crescere una barba salomonica. Lo Giuro! Per cui se vi va di andare a comprare in massa i miei dischi. Tornando a “Ghost Stories” ogni canzone ha il suo ritornello cantabilissimo ed evocativo di qualche bella arena, tutti con le mani alzate, qualche lancio di palloncini nel cielo di uno stadio e via, andare. Solo non si capisce che senso abbai il gruppo adesso e mi chiedo, ma il batterista lo hanno pagato lo stesso?. Silenzio assordante!


Antonio "Rigo" Righetti