Arcobaleno Di Suoni. Novità Discografiche Dalla Arc Music

Il fascino del vagabondare sonoro della contemporaneità trova compimento nell’etichetta ARC Music, nata nel 1976 per volontà di Horst Tubbesing che, narrano le wiki cronache, dopo aver iniziato a vendere musica boliviana nella sua Citroen 2CV, ha costruito un’impresa di tutto rispetto, dedita esclusivamente alla diffusione delle musiche del mondo, con titoli provenienti da oltre 120 Paesi. Tra i nomi di punta dell’etichetta messi di recente sotto contratto ci sono gli irlandesi Clannad, ma la nostra ricognizione passa in rassegna alcune delle novità che presentano artisti meno noti al grande pubblico. Iniziamo da Ana Alcaide, eclettica e sensibile cantante e polistrumentista, con studi in Svezia che l’hanno condotta ad imbracciare la nyckelharpa, che suona insieme a violino, ribeca, santur, harmonium, arpa, tastiere e percussioni. Accompagnata da un trio di valenti pluristrumentisti come Carlos Beciro (chitarre, mandola, viola braguesa, saz, oud, lauto, cümbüş, sitar, ghironda, kalimba, basso, E-bow), Jaime Muñoz (flauti, chirimia, bansuri, kavla, clarinetto) e Jose Manuel Castro (lira, percussioni, batteria), nel suo “Como la Luna y e Sol” Alcaide trova una solida combinazione di carica emozionale della tradizione ebraico-sefardita, cui aggiunge un tocco personale, sulla scia di personalità canore come Yasmin Levi e Mor Karbasi. 
Più ad Oriente il quartetto della vocalist e compositrice curda Sakina, cresciuta in una famiglia musicale di ambiente alevita, ma che nel tempo ha inglobato interessi musicali classici, jazz e suoni latini. Lasciata la Turchia negli anni ’90, quando ogni manifestazione identitaria curda era vietata dalla legislazione, Sakîna, tra vita da artista ed intellettuale, ha proseguito la sua carriera tra i Paesi confinanti e l’Europa occidentale (attualmente vive in Austria). “Royê Mi” si muove tra canzone d’autore, folk acustico con qualche venatura jazzy, le ritmiche mediorientali e le armonizzazioni occidentali che si accostano. Una voce accorata che canta in curdo e turco combinando espressioni vocali regionali, accompagnata da corde, strumenti ad arco, percussioni, flauto, oboe e piano (splendide le sue canzoni d’amore accompagnate dal solo piano). Ma non sono malinconia e fervore nazionalista a connotare il canto della diaspora curda: Sakîna prende posizione, così accanto al ricordo di Sema, una giornalista turca che si diede fuoco per protestare contro l’oppressione dei curdi (“Sema”) e al lamento di una madre preoccupata per sua figlia, guerrigliera insorgente sulle montagne (“Berxam”), nella title-track (che significa “Anima Mia”) denuncia le costrizioni sociali della società curda che impediscono matrimoni di vero amore. 
Chitarra e kora, due voci (wolof e inglese), quelle della coppia senegalese-svedese Maher e Sousou Cissoko, che cantano la pace e la comprensione tra i popoli, ma non dimenticano di rendere omaggio alla combattente anti-colonialista senegalese Aline Sitoe Diatta, con un riuscito interplay tra tenui linee di chitarra e arpa-liuto suonata nello stile del Casamance e l’aggiunta di percussioni e contrabbasso. Se è vero che “Africa Moo Baalu”, il loro terzo disco, non offre grandi novità sul piano degli incontri musicali, purtuttavia è un lavoro che conquista per la garbatezza sonora messa a punto dal musicista proveniente da una nota famiglia di griot e dalla strumentista svedese, che ha studiato la kora con il maestro del Gambia Alagi Mbye. Segnaliamo “Fall” “Maki”, ma anche la title-track che invita i grandi leader africani a stringersi la mano. La voce di Rodrigo Costa Félix si è fatta spazio nel panorama del fado di Lisbona, come quella di uno degli interpreti più dotati, erede dei cantori di questo genere popolare urbano. Cresciuto in una famiglia di cultori del fado – suo padre cogestiva con il grande chitarrista José Pracana una casa de fado a Cascais – da sempre è stato circondato da grandi figure di cantanti e musicisti. 
Si tratta di un artista che ha un forte senso del lirismo e della forza della poesia cantata. Il suo disco “Fados de Amor” ha ricevuto il riconoscimento come miglior album di fado del 2013 dalla Fondazione Amália Rodrigues. Quindici brani, tra canzoni originali e classici della tradizione fadista, liriche di poeti come Tiago Torres da Silva, che ha scritto due poesie espressamente per questo lavoro, di autori noti (Guerra Junquero, Pedro Homen de Melo); lo stesso Rodrigo è autore di due testi (“Canto Breve” e “Partida”), mentre la canzone “As palavras que eu procuro” è stata composta insieme al suo gruppo (Marta Pereira da Costa, Pedro Pinhal and Rodrigo Serrão). Accompagnato da sua moglie Marta Pereira da Costa alla chitarra portoghese e da chitarra classica e contrabbasso, Costa Féliz si propone anche in due duetti, con la già affermata fadista Kàtia Guerreiro (“Morena”) e con la vocalist angolana Aline Franzão (“Fado contido”). Svetta l’interpretazione di “Amigo Aprendiz”, su testo di Pe. Zezinho e musica di Tiago Bettencourt. Ci spostiamo in Lituania con il sodalizio tra il compositore classico Linas Rimša (programmazione, tastiere) e il gruppo folk Arinushka
“Old faith” è una celebrazione del folklore sacro e profano lituano, ma soprattutto delle differenti culture che abitano il Paese baltico. Si fa notare l’apparato polivocale del gruppo, mentre non sempre convincenti sono gli arrangiamenti dove l’elettronica diventa troppo invadente, senza offrire spunti di innovazione. Ritorniamo in Europa occidentale, parlando dell’area fiamminga del Belgio, un territorio non molto noto nella mappa delle musiche del mondo, ma tutt’altro che povero di musica, grazie a un folk revival che negli anni ’80 e ’90 ha dato vita a gruppi di significativa levatura. Diciamo subito che MANdolinMAN “Old Tunes, Dusted Down” è una bella novità. Un quartetto di plettri composto da Dirk Naessens (mandolino), Maarten Decombel (mandoloncello), Andries Boone (mandolino e mandola), Peter-Jan Daems (mandolino), guidato da Andries Boone, che è alle prese con il repertorio di danze e canti fiamminghi raccolti dal padre Hubert, un musicologo che ha agito sulle orme dei Lomax. Come ricercatore Hubert si è mosso nel Brabante centrale, regione di lingua fiamminga, in anni in cui l’area era molto distinta da quella di oggi sul piano culturale. 
In occasione del settantesimo compleanno dello studioso, suo figlio Andries, dopo aver radunato tre tra i maggiori musicisti del folk revival belga, ha messo insieme i materiali danzerecci preferiti da suo padre (polca, valzer, mazurca, schottisch, controdanza) interpretandole con un mix di eleganza e verve strumentale. Una band da scoprire! Da poco visti in Italia al festival Lo Spirito del Pianeta, nella bergamasca, la Pattuglia della Libertà, I Saor Patrol, propugnano un folk metal – condito con kilt, lunghi barboni, accessori da presunto Highlander che sembrano uscite da quell’insieme di incongruenze storiche che è stato il film “Brave Heart” – in cui il muro del suono è costruito su un set di poderosi tamburi, potente fiato di bagpipes impostate soprattutto su ritmi di marcia ed energetici riff chitarristici rock. Se è vero che la nuova musica tradizionale scozzese è ben altro, il loro live album, “Open Air Asylum”, offre un ribollente spaccato di questo sotto-genere musicale, che dall’Irlanda alla Scandinavia ha un cospicuo numero di artisti e di fan.
Chiudiamo con una compilation di musica tradizionale irlandese. Non facile raccogliere in due dischetti, la forza e il dinamismo della musica folk irlandese. Ci riesce “The Ultimate Guide to Irish Folk”, contenente ottime note in inglese scritte da una firma di punta del giornalismo Irish, John O’ Regan, che illustra storia e sviluppo del revival isolano. Un compendio musicale diacronico che accoglie, tra gli altri, brani di Luke Kelly, Andy Irvine & Paul Brady, Kevin Burke & Michael O’Domhnaill, Dolores Keane, Martin Hayes & Dennis Cahill, Afro Celts Sound System, Lúnasa, Horslips, Dervish, Niamh Parsons, Clannad, The Johnstones, Dubliners, Bothy Band, Caladh Nua, John Spillane, Sinéad O’Connor & Christy Moore, Kila, e altri artisti ancora tra storiche personalità e nuove generazioni di musicisti. Una scorpacciata di musica ad altissimo livello, gente! 


Ciro De Rosa