(a cura di) Carlo Petrone, Il Morso Della Taranta A Taranto E Dintorni, Edizioni Giuseppe Laterza 2013, pp.426, Euro 25,00 Libro con Cd

Circoscrivere il fenomeno del Tarantismo al solo Salento, area in cui negli anni si sono concentrati gli studi sul tema, sarebbe un errore, e questo non solo perché le ricerche più recenti ne hanno attestato la presenza anche in altre zone europee, ma anche per la presenza di un’ampia letteratura, forse poco nota ai più, in cui viene presa in esame l’area tarantina. Se Ernesto De Martino, nella prefazione a “La Terra Del Rimorso, indicava in generale nella Puglia e nelle campagne dell'Italia Meridionale l’area in cui era radicato tale fenomeno, nel 1897 lo scrittore inglese George Gissing nei suoi appunti di un viaggio “Sulla Riva Dello Ionio”, scriveva che quest’area era caratterizzata da una profonda superstizione popolare, forza ritardatrice che non le ha consentito di adeguarsi, malgrado ogni sforzo, alla modernità ed al progresso. Le comunità contadine del tarantino come Manduria, Grottaglie, e Lizzano non erano estranee a questo antico rituale, e se è vero che “nomina sunt consequentia rerum” basterà porre attenzione alla comune radice “tar” per comprendere come possa esistere qualcosa di più di una connessione etimologica tra questa terra e il fenomeno del tarantismo. Un esempio ne è certamente Athanasius Kircher che, rifacendosi alla tradizione orale, fa derivare tarantula dal fiume Taro (Tara), sulle cui sponde non era difficile imbattersi in tarante, il cui morso, era ritenuto molto più pericoloso di quello di altri ragni, ma Tara, o Tarante, era anche il figlio di Nettuno, che secondo la leggenda ha fondato la città di Taranto, da cui prese il nome. A riguardo illuminanti sono gli studi di Roberto Nistri, che ha analizzato le connessioni etimologiche con il sanscrito e il greco nonché con la tradizione celtica, così come di particolare interesse sono le ricerche compiute da Antonio Basile e Carmelina Naselli, che rendono sostanzialmente plausibile un radicamento del tarantismo anche nell’area tarantina. A gettare nuova luce sul tema è “Il Morso Della Taranta. A Taranto E Dintorni volume antologico curato da Carlo Petrone, avvocato, pubblicista ed autore di testi in ambito giuridico e sociale, il quale ampliando il lavoro compiuto nel corso di un convegno in ricordo di Ernesto De Martino, promosso nel 2001 dal “Centro Ricerche e Studi Piero Calamandrei di Taranto”, ha compiuto una rigorosa ricerca documentale raccogliendo una serie di saggi di grande interesse che, in modo diverso, prendevano in esame il tema del Tarantismo, con particolare riferimento all’area tarantina. A riguardo spiega Petrone: “In queste pagine c'è la voce del Sud che sa raccontare. Ma anche la danza di donne che gridano un bisogno di riscatto sociale, tra rimorsi e ricerca di nuove dimensioni di vita. Il simbolico morso della Taranta scatenava una crisi che veniva controllata ritualmente mediante 'l'esorcismo' della musica, della danza e dei colori. La sconvolgente realtà di ieri forse si ripropone sotto nuove forme nell'epoca contemporanea. E tante storie continuano”. Ne è nato una corposa e ricca raccolta di saggi che nella sua prima parte ci consente di apprezzare gli attenti e meticolosi studi condotti da alcuni ricercatori tarantini come il già citato Antonio Basile, docente di Antropologia Culturale presso l'Accademia delle Belle Arti di Lecce con il prezioso contributo “Il ballo della taranta a Taranto e nei dintorni albanesi”, o il saggio “Il tarantismo: dal sintomo al simbolo dal sintomo al revival identitario” di Anna Maria Rivera, docente di Etnologia e di Antropologia sociale presso l'Università degli Studi di Bari. A tali contributi si aggiungono gli scritti di Roberto Cofano con una originale ricerca sui tour dei viaggiatori stranieri in Italia, dello storico Roberto Nistri con i due saggi “La musica strega e il ragno danzante” e “Memora orale e musica di tradizione da Diego Carpitella ad Alfredo Majorano”, nonché quelli di Vincenza Musardo Talò, studiosa attenta del folklore albanese, e Marco Leone, docente di Letteratura Italiana nell'Università del Salento. Preziosi ed illuminanti sono poi i saggi di Alberto Mario Cirese, Alfredo Majorano, Edmondo Perrone, e Giovanni Acquaviva, nonché “Il fenomeno del Tarantismo in Puglia”, pubblicato nel 1980 da Rosario Jurlaro su "Rassegna Salentina". La seconda parte del volume è dedicata ad alcuni testi storici sul tarantismo, con la novella ottocentesca “Lalla tarantata” di Alessandro Criscuolo, “Il ballo della tarantola” dello scrittore manduriano Giuseppe Gigli, il saggio che Michele Greco nel 1912 dedicò al tarantolismo, ed ancora il saggio “La danza dei tarantolati nei dintorni di Taranto” pubblicato da Anna Caggiano nel 1931 in una raccolta di studi sulle tradizioni popolari italiane. Completano il volume l’estratto da “Taranto… Tarantina” di Cosimo Acquaviva, il testo “Il fenomeno della tarantola nella nostra regione” pubblicato da Vincenzo Gallo nel 1935 su "Voce del Popolo", e un brano tratto da “Domenica in Albis” di Emanuele De Giorgio che, attingendo dai ricordi della sua infanzia racconta un colorito episodio di tarantismo di cui fu testimone. Giusto compendio del volume è il disco allegato, inciso per l’occasione dal gruppo I Febi Armonici, gruppo composto da Claudio De Vittorio (chitarra, violino, organetto e voce), Emanuele De Vittorio (tamburelli, percussioni e voce), Annamaria Caliandro (voce e castagnole), Tonino Palmisano (chitarra battente), i quali attraverso nove brani hanno offerto un piccolo spaccato della tradizione musicale tarantina. Durante l’ascolto scopriamo brani come “Mariella”, trascinante pizzica di San Marzano di San Giuseppe in cui spicca l’organetto di Massimiliano Morabito, gli stornelli “Ballati”, che sembrano rimandare alle fronne napoletane, o ancora la serenata “Vulia Cu Ti Li Docu” in dialetto leporanese. Il vertice del disco arriva però con “La Taranta Sbruvegnate” scritta da Saverio Nasole e qui riproposta insieme alla pizzica pizzica “Santu Paulu”, a dimostrare la stretta connessione tra il fenomeno del tarantismo nel Salento e nel Tarantino. 

Salvatore Esposito