Young Jazz Festival, Foligno (Pg) 17-25 Maggio 2014

Beppe Scardino Trio - Secret Concert
La decima edizione dello Young Jazz Festival si è conclusa domenica e non ha deluso le aspettative. Come auspicherebbe, infatti, ogni organizzatore di concerti, ogni artista, ogni appassionato di musica e anche ogni turista, l’evento - che si è svolto a Foligno (PG) dal 17 al 25 maggio - ha risuonato per le vie del centro storico (e non solo), attraverso la presenza di artisti di varia provenienza e prospettiva jazzistica, che hanno “aperto” la città a un pubblico numeroso ed entusiasta e, soprattutto, curioso e attratto dalla possibilità di condividere soluzioni musicali e spettacoli di alto profilo qualitativo. In termini generali, l’impressione di chi si è mosso per la città durante il festival è di aver attraversato un fiume di musica e, soprattutto, di aver partecipato di un entusiasmo collettivo, che è pienamente riflesso nelle scelte artistiche degli organizzatori. Questi, inoltre, grazie a una selezione che negli anni si è fatta sempre più raffinata (sebbene la qualità abbia caratterizzato il festival fin dalla prima edizione, “battezzata” da Enrico Rava, che quest’anno - come vedremo meglio dopo - è tornato con il suo New Quartet a suggellare il successo di una manifestazione da grandi numeri), sono riusciti a costruire un’importante rete di relazioni con vari soggetti che operano nel mondo del jazz, ma anche dell’associazionismo e delle istituzioni culturali, sia in ambito locale che nazionale e internazionale. 
Enrico Rava
A questa “politica” di confronto e connessione possiamo ricondurre la collaborazione con Umbria Jazz, uno degli eventi jazz più importanti al mondo e, probabilmente, tra i più longevi (la sua prima edizione è datata 1973 e tra gli artisti presenti al festival c’erano Weather Report, Sun Ra Orchestra e Dee Dee Bridgewater). Dal 2009, infatti, il festival perugino non solo ha concesso il patrocinio a Young Jazz, ma ha inserito alcuni eventi di quest’ultimo all’interno del proprio programma (in particolare, l’edizione 2013, che celebrava il quarantennale di Umbria Jazz, ha visto una sezione straordinaria gestita da Young Jazz, caratterizzata come una sorta di micro festival interamente dedicato al jazz giovane e italiano, che si è svolta nella stupenda cornice di Palazzo Penna, il Centro di cultura contemporanea del Comune di Perugia). Dicevamo prima dell’entusiasmo e delle reti di relazione che inquadrano il festival in uno scenario positivo ed equilibrato: la città di Foligno - che da alcuni anni a questa parte ha evidentemente investito nella riorganizzazione e rifunzionalizzazione di molti spazi urbani - si configura come un luogo ideale per una manifestazione dinamica e innovativa come Young Jazz. 
Guidi e Petrella
Lo hanno dimostrato le varie location che hanno fatto da sfondo ai concerti e ai tanti eventi con cui è stata integrata la programmazione musicale. Innanzitutto le piazze - che assurgono con sempre più evidenza a simboli forti e rappresentativi dell’identità urbana folignate - e poi i locali e i luoghi del centro storico (la Terrazza Liberty, il Relais Metelli, Palazzo Trinci, El Barrio Social Club, l’ex Cinema Vittoria, l’Osteria Scantafavole, l’Umami Bar, il Parco dei Canapè) e soprattutto di via Gramsci, dove si congiungono, attraverso un ideale percorso jazzistico, Palazzo Deli, la Lumaca Ubriaca, piazza don Minzoni, la Taverna del Rione Ammanniti e l’Auditorium San Domenico, tutti teatro di eventi organizzati ad hoc. L’Auditorium ha ospitato i nomi probabilmente più altisonanti della manifestazione, attraverso le esibizioni dello Jacob Bro Trio, dell’Enrico Rava New Quartet (entrambi giovedì 22), di Bobo Rondelli e L’Orchestrino (venerdì 23) e, nella serata di sabato 24 maggio, il duo Soupstar, formato da Giovanni Guidi (piano, fender rhodes) e Gianluca Petrella (trombone, effetti). 
Jazz In The Box
Rava - che, come accennato, aveva inaugurato nel 2005 la prima edizione del festival - ha presentato il suo nuovo ensemble, formato da tre giovani musicisti (Francesco Diodati alla chitarra, Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria) che hanno ben rappresentato alcuni dei nuovi orizzonti del jazzismo internazionale che coincidono con la visione di Young Jazz. In questa nuova formazione la tromba dialoga soprattutto con la chitarra, la quale interviene spesso in contrappunto e soprattutto nelle parti più melodiche dei brani, quelle apparentemente meno estemporanee. All’Auditorium il New Quartet si è esibito con una narrazione senza sosta, dinamica e spesso roboante, nel flusso della quale la tromba frustata di Rava amplificava gli spettri sonori degli altri strumenti, generando un suono compulso e avvolgente. L’impressione più forte, l’immagine cui rimanda l’esperienza della performance del New Quartet, è quella di una musica esplosa dietro la tromba di Rava. Solo quando questa si asciugava, infatti, riusciva a emergere una melodia diversa (nel timbro soprattutto, ma anche nella struttura), nella quale allo stesso tempo si sovrapponevano dei fraseggi oscillanti tra aperture armoniche (famigliari anche a un pubblico meno jezzofilo) e una convergenza (mai forzata) nello stile fluido e composto del maestro. 
Orchestrino
All'inizio di ogni brano Rava scandisce il ritmo rivolto alla band, saltellando sui piedi e seguendo i movimenti della sua mano destra , di cui fa schioccare pollice e medio. I musicisti si aggrappano a quelle due dita oscillando le teste, per poi partire in fuga e all’unisono. La sintonia è perfetta, la dinamica di tutti gli strumenti è attentamente coordinata e il tocco di Rava, cui fa eco una chitarra spesso squillante ma al tempo stesso morbida e profonda (che a volte sembra addirittura una tromba, per come interviene ad allungare le note di Rava, trasformandole in uno strascico che si sviluppa senza soluzione di continuità), si diffonde come una lunga corda tesa per tutto l'Auditorium. A onor del vero - e se è vero che i “nomi”, oltre a essere (come in questi casi) sinonimo di qualità, servono a far confluire l’attenzione del grande pubblico - il programma di Young Jazz si è distinto per due elementi. In primo luogo la qualità delle proposte non solo musicali, ma anche maturate nell’interazione con tematiche sociali, teatro, gastronomia, eccellenze territoriali, media. Tra questi ricordiamo il “Jazz Zone”, un progetto di sinergie con le attività commerciali del centro storico di Foligno; il “Jazz Community”, grazie al quale è stata data voce alla disabilità fisica e mentale attraverso il concerto della Liberorchestra e lo spettacolo teatrale dei Giezzisti.3; lo “Young Food”, la definizione, cioè, di uno spazio di convergenza tra la ristorazione, la performance e gli allestimenti. In secondo luogo per il “coraggio” di presentare un ventaglio molto ampio (e di evidente matrice internazionale) di interpretazioni del jazz. 
Sao Paolo Underground
In questo quadro rientrano quasi tutte le performance che si sono susseguite durante i dieci giorni della manifestazione, ma vanno senz’altro citate quelle dei Tetraktis (ensemble di percussionisti che si è esibito sabato 17 con Michele Rabbia in un concerto con strumenti di vetro), dei Sao Paulo Underground feat. Mazurek/Granado/Takare (hanno suonato domenica 18 proponendo un’interessante convergenza di free jazz, elettronica, rumoristica e ritmi brasiliani), della poliedrica Carla Bozulich (si è esibita giovedì 22 accompagnata da John Eichenseer, alla viola, basso ed elettronica, Adrian de Alfonso alla chitarra e Andrea Belfi alla batteria), del Dinamitri Jazz Folklore. Quest’ultimo ensemble - che ha all’attivo vari dischi realizzati in collaborazione con artisti di rilevanza internazionale, come il clarinettista Tony Scott, il poeta Sadiq Bey e Amiri Baraka (recentemente scomparso), ed è formato da Dimitri Grechi Espinoza al sax alto, Beppe Scardino al sax baritono, Emanuele Parrini (violino), Paolo “Pee Wee” Durante (hammond, tastiere e live electronics), Gabrio Baldacci (chitarra elettrica), Andrea Melani (batteria), Simone Padovani (percussioni), Piero Gesuè (voce) - ha portato a Young Jazz le suggestioni del suo recente viaggio in Mali, dove si è esibito al Festival au Désert di Timbuktu. Ciò che, oltre l’avanguardia musicale e la visione innovativa d’insieme, è emerso dal festival, è senza dubbio l’interazione con gli utenti. 
Tetraktis
Un’interazione immaginata più o meno nel solco di questo interrogativo: come integrare la partecipazione alla manifestazione (nei luoghi dove la manifestazione si svolge) e la convergenza di interesse sui singoli eventi anche da parte di utenti che non si trovano in loco? Non solo attraverso i social network, ai quali ognuno poteva comunque accedere grazie al servizio di WiFi gratuito garantito nelle location del festival, ma tramite una specifica app, che è stata lanciata in occasione del decennale, attraverso la quale, oltre ad accedere a tutti i servizi “tradizionali” di informazione, è stato possibile seguire alcune integrazioni della programmazione. Ne è un esempio il “Secret concert”, con il Beppe Scardino Trio, che è stato annunciato proprio attraverso questa piattaforma multimediale e che i più affezionati hanno potuto seguire nella cornice della Terrazza liberty. Il festival si è concluso a Montefalco (una cittadina collinare poco distante da Foligno), in occasione della manifestazione itinerante Cantine aperte, dove si sono esibiti gli Hip da jazz!, un’interessante formazione composta da Millelemmi (rap, DJ & special fx), Alien Dee (beatbox), Michele Papadia (keys) e Stefano Tamborrino (drums). Seguendo alcuni passi della presentazione di questo progetto, si scopre fino in fondo l’elasticità della proposta complessiva di Young Jazz: “L’hip hop si fa erede del jazz, come pronosticò con lungimiranza il grande Miles Davis già agli inizi degli anni ’90” ed “è sufficiente addentrarsi un po’ nella materia per scoprire che le analogie fra questi due generi sono invece molteplici, non per ultima la medesima radice culturale africana”. 


Daniele Cestellini