Walter Beltrami, Auditorium Parco Della Musica, Teatro Studio, 24 Maggio 2014

Segnalatosi come una delle più belle sorprese discografiche dell’anno nella scena jazz italiana, “Kernel Panic” di Walter Beltrami è senza dubbio un disco di grande spessore non solo dal punto di vista concettuale, essendo stato ispirato dalla metafora del fatal error informatico come crash di un sistema sia esse personale, artistico o creativo, ma anche sotto il profilo prettamente musicale essendo caratterizzato da un alta qualità della scrittura dei singoli brani e dalla eccellente esecuzione degli stessi. Laddove dall’ascolto del disco emerge chiaramente lo stato di grazia creativa di Beltrami, ancor di più sul palco è possibile cogliere tutte le sfumature compositive di questo lavoro. In questo senso rivelatore è stato il concerto di presentazione di “Kernel Panic” tenuto dal chitarrista bresciano in quello che potremmo definire il tempio del jazz romano, ovvero il Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. 
Accompagnato da una band stellare composta da Francesco Bearzatti al sax, Giovanni Falzone alla tromba, Danilo Gallo al basso e Stefano Tamborrino alla batteria, Walter Beltrami ha dato vita ad una performance coinvolgente in cui è stato possibile cogliere tutta l’originalità del suo percorso di ricerca sonoro volto non solo alla sperimentazione sul linguaggio chitarristico, ma anche alla valorizzazione dell’interplay con gli altri strumentisti.  Spaziando da brani tratti dal disco precedente “Paroxysmal Postural Vertigo” ai brani cardine di “Kernel Panic”, si percepisce chiaramente come Beltrami non vincoli i propri brani alle versioni in studio, ma piuttosto li consideri un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, un continuo work in progress, segno evidente di una invidiabile vitalità creativa.
In questo senso fondamentale è tanto l’apporto di Bearzatti al sax e di Falzone alla tromba i quali giganteggiano nel dialogo con la chitarra e negli spaccati solistici, quanto quello della straordinaria sezione ritmica composta da Gallo e Tamborrino che non fanno assolutamente rimpiangere Stomu Takeishi e Jim Black. Sul versante dei brani tratti dal lavoro precedente spiccano l’art-wave dell’iniziale “BPPV”, la riflessiva “What Is”, e la più sperimentale “#2”, ma è con i brani tratti da “Kernel Panic” che si assiste a momenti di grande jazz. E’ il caso di “Odd Dogs” con le sue influenze rock e i licks hendrixiani della chitarra di Beltrami a condire il tutto, o della sontuosa “Jeopardity” eseguita in trio con il supporto della sola sezione ritmica, o ancora la visionaria “Skin” in cui si viaggia in una New Orleans del futuro trascinati da un travolgente climax strumentale. Di pari intensità sono poi anche l’introspettiva “Mind The Mind”, l’eclettica “Doctor D”, condita da cambi tempo e da una ritmica superba, e la scintillante “The Envisioner” in cui brilla tutta la tecnica chitarristica di Beltrami. A suggello di un concerto davvero intensissimo arriva il bis “Seamont's Manoeuvre” in cui brilla tutta la compattezza sonora del progetto artistico di Beltrami, che, siamo certi, non mancherà di regalarci altre sorprese nel prossimo futuro. 



Salvatore Esposito