Trinacria – Tu Comu Stai? (Buda Musique, 2013)

Trinacria è l’antico nome che i Greci nel III secolo a.C. diedero alla Sicilia, ispirandosi alla sua forma triangolare, con tre promontori e tre punte. Salvatore Meccio (voce, chitarra battente, chitarre e percussioni), Massimo Laguardia (voce, tamburi a cornice, charango) e Vittorio Catalano (voce, ciaramella, strumenti a fiato e ottoni), tre amici, tre musicisti di grande esperienza attivi in diversi progetti da oltre quindici anni, si sono ispirati all’antico nome della loro terra per dare vita ad un percorso musicale comune, caratterizzato dalla produzione di composizioni originali, ispirate all’immenso patrimonio della tradizione musicale siciliana, il tutto impreziosito dall’utilizzo di strumenti tipici, spesso costruiti da loro stessi. Li abbiamo incontrati per approfondire il loro percorso di ricerca, analizzarne le ispirazioni, ma soprattutto per scoprire il loro recente lavoro discografico “Tu Comu Stai?” edito dalla prestigiosa etichetta francese Buda Musique, senza dimenticare ovviamente i progetti futuri 

Come nasce il progetto Trinacria? 
Il progetto nasce dal piacere e la voglia di condividere un nuovo percorso musicale tra noi tre, amici e musicisti, che in passato avevamo già avuto per molti anni una splendida esperienza nel gruppo Tammorra. Abbiamo voluto un nuovo nome per il progetto e abbiamo scelto uno degli antichi nomi della Sicilia. “Trinacria - Sound Of Sicily”, è come il nome Salvatore, qui da noi inflazionato e comune a tante persone. Se pronunzi a voce alta questo nome in un’affollata via di Palermo, in molti si volteranno verso di te. Ognuno però con connotazione fisica diversa e una storia personale da raccontare. Ovunque nel mondo sentendo questi nomi si può capire l’origine, l’appartenenza a una cultura specifica, tuttavia rappresentata in modi diversi. 

Qual’ è il vostro retroterra musicale? 
Non viviamo più in Sicilia per motivi lavorativi e per scelte di vita personali ma il nostro contatto con l’Isola e la cultura siciliana resta costante. Siamo cresciuti nelle vie di Palermo, tra quartieri popolari e ambienti metropolitani. Abbiamo respirato aria di mare, venti di scirocco e smog urbano, il nostro retroterra musicale è costituito anche da questi elementi che nutrono la poesia nella scrittura dei testi in siciliano e l’armonia del nostro stile musicale. Ognuno di noi ha avuto percorsi differenti, con influenze di vario genere, dalla musica latino-americana, a quella cantautorale passando per il jazz e alle contaminazioni di altri stili folk europei. Comunque le nostre radici sono ben piantate nel substrato di ritmi e sonorità tipicamente “nostrane” o per meglio dire dell’Italia del sud in genere. Teniamo in cuore le tipiche musiche da ballo così come le ballate struggenti o ironiche che ci ispirano sempre a nuove composizioni. 

Com'è il vostro rapporto con la Sicilia, terra bellissima ma anche piena di contraddizioni? 
Se dovessimo descrivere le contraddizioni che noi popolo di questa terra, mostriamo quotidianamente occorrerebbero numerose pagine bianche da riempire. La Sicilia “paesaggistica” è stupenda, tuttavia non riusciamo a liberarla ancora da una serie di scempi urbanistici e di abusi architettonici che la deturpano così come le cicatrici su di un bel viso. Siamo gente cordiale, allegra ma non spensierata e parte dei nostri pensieri sono per trovare soluzioni pratiche per sopravvivere in una società individualista che raramente trova momenti di buonsenso collettivo. Provate a visitare qualche ospedale Palermitano e vedrete le scarse condizioni igieniche intorno e dentro questi luoghi. Chi le produce? Il cittadino poco rispettoso e le amministrazioni che non amministrano nella direzione giusta. Ecco una grande contraddizione: in mezzo a un tale contesto, per fortuna ancora oggi, fiorisce arte talvolta di rara bellezza. Di recente siamo stati a Babel Med in Marsiglia con un nostro piccolo stand per promuovere gli spettacoli. Ebbene accanto a noi stava lo stand della regione Puglia a sostegno della cultura e la musica – nota bene “etnica” – della loro terra. Ecco ci piacerebbe da siciliani e lo diciamo portavoce di tutti gli artisti della nostra terra, di essere sostenuti dalla regione, dalle province e dagli enti comunali, sia in Sicilia stesso quanto all’estero. Per il momento è solo un sogno! 

Come si è evoluto il vostro approccio alla musica tradizionale dai Tammorra ad oggi? 
Siamo agli inizi degli anni ’90 e c’è un grande fermento di New Folk nel sud dell’Italia e soprattutto in Sicilia. I mostri sacri (Buttitta, Balistreri, Busacca, etc.) hanno aperto strade che molti giovani siciliani hanno cercato e ancora tutt’oggi cercano di ampliare ulteriormente, anche attraverso la riscoperta degli strumenti tradizionali sviluppando nuove tecniche esecutive. Artisti come Eugenio Bennato e gruppi quali la NCCP, hanno cambiato il modo di guardare alla tradizione e favorito un nuovo approccio a dare armonie e parole nuove, sempre nel rispetto dei canoni della tradizione. Insomma una musica popolare nuova in evoluzione e non semplice riproposta del folk “museale”. Si sviluppano temi che trattano le problematiche sociali moderne, inserite nelle realtà cittadine, senza perdere il valore antico e proponendone i contenuti come valori universali. A ciò si aggiunge lo scorrere delle mode all’interno della musica popolare che vede strizzare l’occhio al jazz e alle improvvisazioni. Fioriscono nuovi artisti che plasmano strade alternative per la musica popolare. Noi ci sentiamo parte di questa corrente artistica e ci piace ricercare nuove melodie e espressioni poetiche nell’intento di offrire anche con il nostro ultimo lavoro un piccolo contributo al canto e alla musica siciliana. 

Quali sono le fonti tradizionali a cui avete attinto per la costruzione del repertorio dei Trinacria?
Gli artisti pilastri della tradizione e i nostri padri sono stati principale fonte d’ispirazione. Inoltre la condivisione, intorno agli anni Ottanta e Novanta, con momenti intensi di scambio e confronto, con altri artisti come ad esempio gli Agricantus (si consideri che Massimo è stato un cofondatore del gruppo Agricantus), e il lungo percorso dei Tammorra dal 1992 al 2007, ci ha permesso individualmente e collettivamente di sviluppare strade alternative e di percorrere anche diverse esperienze musicali popolari e non di altri paesi. 

Ci sono modelli a cui guardate? O che vi hanno influenzato? 
Modelli in particolare no. Ci lasciamo ispirare da ciò che ascoltiamo, guardiamo e che evoca in noi stati emozionali. 

Come si è indirizzato il vostro lavoro in fase scrittura dei brani? 
Il nostro lavoro per la preparazione del disco non è consistito, come si potrebbe immaginare, in una rielaborazione di brani tradizionali, cosa avvenuta solo nel caso di “Cu Ti Lu Dissi” con cui abbiamo voluto rendere omaggio esplicito alla tradizione. Tutte le altre composizioni sono frutto della nostra inventiva basata ovviamente sulle nostre esperienze di ascolto e pratica musicale del passato. Tutto ciò che ci circonda e accade può essere fonte d’ispirazione poetica, così come tutta la musica già esistente può scatenare la nostra fantasia compositiva. Dal punto di vista musicale, “tecnicamente parlando”, abbiamo spostato la cadenza ritmica tradizionale del testo, elaborato un intreccio melodico non convenzionale tra chitarra e flauto, eliminato il ritornello e inserito il tamburello solo sull’ultima strofa. 

Ci potete raccontare la realizzazione del disco? 
Il disco “Tu Comu Stai?”, edito nel 2013 dalla casa discografica francese Buda Musique, è frutto della complicità straordinaria di noi tre. Ci conosciamo da così tanto tempo che non abbiamo bisogno di fare tanti discorsi per affinare un arrangiamento. Per questo disco io (Salvatore) ho inviato in fase di pre-produzione le mie canzoni (testi, melodia e ritmica) a Massimo e Vittorio che a loro volta hanno aggiunto o rielaborato i pezzi, ciascuno partendo dai propri strumenti di percussioni e fiati. Poi abbiamo provato a suonare dal vivo questi arrangiamenti e abbiamo insieme perfezionato il tutto cercando di scegliere oculatamente le sonorità più appropriate per dare il giusto respiro a ogni canzone. Sì perché per lo più si tratta di canzoni. I testi, infatti, sono la fonte principale d’ispirazione per gli arrangiamenti attraverso i quali si da enfasi ai soggetti trattati. Anche Massimo e Vittorio a loro volta hanno fornito composizioni originali, che sono diventate brani strumentali o canzoni, sempre con lo stesso procedimento di collaborazione creativa. Ci siamo avvalsi anche della consulenza artistica di Vincent Zanetti (musicista e produttore radiofonico in Svizzera del programma “l’ecoute des mondes”) in fase di registrazione per avere un orecchio esterno e oggettivo sulle riprese eseguite nello studio di Azzurra Fragale, in Toscana. Questa tua domanda ci piace particolarmente poiché da occasione di sviscerare alcuni “segreti”, della produzione di un lavoro discografico, che solitamente non si raccontano ma che sarebbero invece importanti per la chiave di lettura di un’opera discografica. Noi abbiamo concepito questo lavoro non come una semplice compilation di canzoni. C’è un filo logico è una ricerca di equilibrio sonoro, secondo cui abbiamo ordinato la sequenza dei brani nel disco.

Qual'è il comune denominatore che lega le canzoni del disco?
Il comune denominatore nelle nostre canzoni è il senso di appartenenza a una vita nella quale abbiamo, necessità è dovere di riscoprire e rimettere in primo piano il concetto di “bellezza”, non soltanto estetica ma anche “morale”, capace di rievocare sentimenti e valori positivi. La “bellezza” in questo senso la possiamo scoprire anche all’interno di tragedie umane (“Luci di Lampara”), così come nella contemplazione della natura attraverso i sensi (“Aria dilicata”), oppure nell’assurda incapacità di fermarci un momento, in questa società tipo “fast food”, per parlare tra di noi in modo meno superficiale (“Tu comu stai?”). L’equilibrio sonoro lo abbiamo creato con i timbri dei numerosi strumenti che abbiamo impiegato. Strumenti, alcuni dei quali abbiamo costruito noi stessi. Massimo ed io costruiamo tammorre e tamburelli, Vittorio le ciaramelle e altri fiati etnici, e io chitarre battenti. Abbiamo creato dei piccoli momenti solisti all’interno del disco per dare l’occasione di intenderli nella loro purezza (“Cori leggiu”, “Scurdinu” e “Frischiu”). Siamo contenti di questo lavoro e della fortuna critica ricevuta fino ad ora. Quello che viene in primo piano è una compattezza nel sound e un’identità di stile molto forte che riflette il nostro carattere artistico “solare e mediterraneo”. 

Come avete scelto i brani del disco? 
I brani non li abbiamo scelti tra tanti provini … “pirandellianamente” questi 12 pezzi erano già qui in “cerca d’autore” pronti a essere incarnati. Per noi è difficile giudicare quali siano tra loro quelli più importanti. Se consideriamo il “concept album”, tutti hanno la stessa importanza. Se consideriamo ogni brano a se, invece possiamo dire che “Luci di Lampara” è stato segnalato in altre recensioni come ad esempio in quella di Ciro de Rosa su “Songlines Magazine, issue 97 - 2013” o quella di Etienne Bours - TRAD Magazine n° 152 novembre/décembre 2013 “. Noi segnaliamo anche il brano strumentale “Pazzaredda” – tarantella dal tema delirante e “Mumenti”- con omaggio alla musica latino-americana. 

Quanto è diverso un concerto dei Trinacria rispetto al disco? 
Lo spirito e l’intenzione con cui abbiamo realizzato le registrazioni sono stati simili all’esecuzione live di un concerto. Abbiamo registrato, in soli 8 giorni consecutivi, per lo più a tracce separate perchè i pezzi li suonavamo già così in pre-produzione nella sala prove e qualche volta anche in occasione di qualche concerto giusto per testare la reazione del pubblico. Sì, perché una canzone funziona quando il pubblico la ascolta e apprezza i contenuti. Per noi questo è un elemento molto importante che consideriamo prima di fissare una nuova traccia su un supporto sonoro. Comunque chi ascolta il disco “Tu comu stai?” e poi avrà modo di sentirci in occasione di un concerto non troverà molta differenza negli arrangiamenti. A parte qualche raro e prezioso intreccio di melodie di fiati o aggiunta di uno shaker, il disco è suonato così come dal vivo. L’impatto sonoro è lo stesso. La differenza semmai sta nel fatto che nel disco è immaginabile ma non visibile la quantità di strumenti che ci portiamo appresso e tantomeno visibile la carica prorompente con cui stiamo sul palco. Quelli che ci conoscevano già come “Tammorra” avranno la possibilità di riascoltare dal vivo alcuni nostri vecchi classici che di volta in volta includiamo nel repertorio. 

Quali sono i vostri progetti futuri? 
Cerchiamo di promuovere questo progetto con concerti all’estero e anche in Italia (consci della triste e difficile situazione economica del nostro Paese). Sulla scia di questo primo lavoro stiamo prendendo in considerazione la preparazione di un secondo disco. Come “Trinacria-sound of Sicily” abbiamo anche un secondo progetto “Una Rosa per Natale” (un progetto di Salvatore e Vittorio del 2006/2007, che ha dato luce, a suo tempo, a un disco omonimo edito dalla Materiali Sonori e che oggi è riproposto in trio) consistente in un repertorio di canti natalizi siciliani che portiamo in giro nel mese di dicembre e con il quale ci prendiamo licenza di rimanere in qualche modo più “fedeli” ai canoni della tradizione musicale siciliana. Se vi abbiamo incuriosito vi invitiamo a visitare il nostro sito www.trinacriasound.com.


Trinacria – Tu Comu Stai? (Buda Musique, 2013) 
I ritmi antichi dei tamburi a cornice, le corde vibranti della chitarra battente, il suono degli strumenti a fiato della tradizione, la ciaramella, la zampogna, unite a testi intensi, profondi e mai banali, sono questi gli ingredienti di “Tu Comu Stai?”, nuovo album di Trinacria, progetto musicale nato dall’incontro tra Salvatore Meccio (voce, chitarra battente, chitarre e percussioni), Massimo Laguardia (voce, tamburi a cornice, charango) e Vittorio Catalano (voce, ciaramella, strumenti a fiato e ottoni). Il disco raccoglie undici brani originali e un tradizionale, che nel loro insieme compongono una sorta di concept album incentrato sul senso di appartenenza e sull’esigenza di rimettere al primo posto la bellezza intesa sia come caratteristica estetica sia morale. I tre musicisti siciliani ci conducono così alla scoperta delle bellezze naturali della loro terra con “Aria Dilicata” in cui spicca l’intreccio tra chitarra battente e ciaramella. Si prosegue prima con il canto d’amore “Bedda Mia Dimmi” e poi con l’intensa “Mumenti” in cui protagonista è la chitarra battente di Salvatore Meccio. Lo strumentale per tamburello solo “Cori Leggiu” di Massimo Laguardia, sfocia nella splendida “Tra Battiri E Livari” in cui si alternano le voci dei tre musicisti, tra flauti irlandesi e scacciapensieri, e a cui segue la bella resa del tradizionale “Cu Ti Lu Dissi”. Di grande fascino sono poi i due strumentali “Scurdinu” in cui protagonista è la chitarra battente di Meccio e “Pazzaredda”, una variazione sul tema della tarantella in cui brilla il sax soprano di Vittorio Catalano. Il vertice del disco arriva poi con l’intensa e drammatica “Luci Di Lampara”, brano dedicato ai tanti migranti che a bordo di imbarcazioni di fortuna cercano un futuro migliore in Italia, ma hanno trovato la morte in circostanza tragiche nel canale di Sicilia. Se Vittorio Catalano è ancora una volta protagonista con la sua ciaramella dello strumentale “Frischiu”, la title track esalta l’alchimia sonora del trio, che si ripete ancora ad alti livelli nel canto d’amore di “Cantico”, che conclude il disco. “Tu Comu Stai?” è dunque un disco di eccellente fattura, che mette in evidenza tutto il talento di Trinacria, tre musicisti con i piedi ben piantati nella tradizione musicale della Sicilia, ma in grado di rileggerla in modo personale dando vita a composizioni originali di grande pregio. 


Salvatore Esposito