La Mesquia – Podre (Musitrad, 2014)

“Mesquia” (in occitano, mescolanza) è una danza tipica della Valle Varaita nel cuneese nella quale, a discrezione dei suonatori, vengono mescolati senza interruzione diversi balli tradizionali. A questa forma coreutica si sono ispirati, per dar nome al loro comune progetto artistico, cinque strumentisti dalla solida esperienza musicale, provenienti dalle vallate dell’area occitanica italiana, ovvero Francesco Giusta (ghironda), Luca Pellegrino (canto, fisarmonica, flauti e cornamusa), Remo Degiovanni (ghironda, chitarra, armonica a bocca), Manuel Ghibaudo (organetto) e Chiara Cesano (violino). Forti di una solida esperienza maturata negli anni ed accomunati dal desiderio di diffondere la cultura musicale delle valli cuneesi, questi quattro musicisti hanno inteso non riproporre puramente e semplicemente i brani della tradizione della loro terra, ma piuttosto partire da essa per dar vita a composizioni originali, che mantenessero integro l’uso della lingua e degli stilemi tipici occitani. A distanza di tre anni dal debutto discografico con “En L’Aire Eilamont”, pubblicato nel 2011, i Mesquia tornano con “Podre”, album che mette in fila quattordici brani originali, frutto di un anno di ricerche sul campo condotte nelle valli occitane, e nel corso delle quali hanno raccolto storie, fatti e ricordi, che sono diventati la principale fonte di ispirazione compositiva. Riemerge, così, ancora intatto quel patrimonio di cultura popolare, spesso dimenticato, ma denso di quello fascino che avvolge anche le bellezze naturali delle valli Stura, Bisalta, Varaita e Grana. Il disco si caratterizza per un sound fresco ed accattivante che mette molto bene in luce tutto il talento e la personalità di questi cinque musicisti, a cui per l’occasione si sono aggiunti, in qualità di ospiti, anche Vincent Boniface (clarinetto, sax, cornamuse, organetto diatonico), Mattia Bonifacino (basso e contrabbasso), Alessia Musso (arpa), Silvio Ceirano (percussioni), Alessia Musso (arpa), Dario Littera (chitarra), e Stefano Pellegrino (violoncello), che hanno contribuito ad arricchire gli arrangiamenti. I Mesquia ci conducono così nel cuore delle valli occitane, svelandoci le feste come quella degli innamorati cantata nello scottish iniziale “Catòrze de Febrier”, o quella della notte di San Lorenzo e le sue stelle cadenti della conclusiva “Sant Laurenç”, o ancora i festeggiamenti per il santo patrono di “Sot lo Solelh de Sant Michel”. Scopriamo poi storie come quella di “Tarabla”, l’emigrante ritornato nella sua Aisone e diventato un vagabondo, i racconti di guerra degli anziani di “Soldat”, e la dura e strana vita del musicista della bourrèe a due tempi “Maraman – Musichista”. Dai ricordi del passato si arriva poi al presente con le pungenti stoccate ai politici di “Politicants”, la danza ambientalista di “Poisons” e “Senhor de la Vila”, in cui i Mesquia cantano le differenze tra la vita in città e quella in montagna. Non mancano fascinose descrizioni dei paesaggi naturali come nel caso della neve leggerissima di “Podre”, e dell’acqua che diventa metafora del corso della vita della mazurka “Aiga”, ma il vero vertice del disco arriva con le storie di fantasmi della trascinante courenta “Virtut del Falap”, e lo strumentale, “Suni D’Orelha – Farfoi – Sòre” in cui spicca l’arpa suonata da Alessia Musso. Insomma, “Podre” è un disco tutto da ascoltare dall’inizio alla fine, facendosi catturare tanto dalle sue travolgenti melodie, quanto anche dalle storie che racchiudono. 


Salvatore Esposito