Marranzano, Sicilia & World. Intervista con Luca Recupero

Il binomio scacciapensieri e Sicilia sembra indissolubile: distribuito in tutte le province dell’isola, il marranzanu è un simbolo sonoro, “tipicamente” siciliano, che ha finito per assumere perfino tratti stereotipati. Dello strumento, siciliano ed universale, parliamo con Luca Recupero, virtuoso strumentista, mente del Marranzano World Festival, nonché anima e portavoce de Ipercussonici. Dal basso elettrico al marranzano… Qual è stato tuo primo contatto con uno scacciapensieri? Potrà sembrare strano, ma pur essendo nato e cresciuto in Sicilia ho scoperto ed iniziato a suonare il marranzano ... ad Amsterdam, mentre ero studente Erasmus nel 1996. Lì ho incontrato Anthony Glass, un musicista anglo-svizzero con che mi ha iniziato al meraviglioso mondo degli scacciapensieri, e da allora non sono più riuscito a fare ameno di suonarli! Con Anthony dopo alcune apparizioni come "delay brothers", abbiamo fondato insieme ad un batterista americano e un percussionista australiano, un gruppo che si chiamava Electric Fans, che per molti anni ha animato la scena Underground della capitale olandese, e non solo. Adesso è tornato a Basilea ed ha un progetto solista che si chiama Antenna Tony Monorail, di cui sono un fan assoluto: Vi consiglio assolutamente di cercare i suoi vinili! 

Con chi hai studiato le tecniche del marranzano siciliano? 
Il mio maestro e mentore sulle tradizioni siciliane (marranzano ma anche tamburello) è stato innanzitutto Fabio Tricomi, musicista e ricercatore siciliano residente a Bologna, dove durante gli anni dell’università frequentavo anche i corsi della Scuola Popolare di Musica Ivan Illich. Sempre grazie a Fabio ho potuto anche conoscere il costruttore Giuseppe Alaimo di Resuttano (Caltanissetta), fabbro artigiano di grandissimo spessore, un incontro per me fondamentale con il mondo e la mentalità tradizionale. 

Hai studiato altri tipi di scacciapensieri? 
Diciamo che il marranzano mi ha fatto viaggiare molto, e in molti sensi. Ho avuto la fortuna e la ventura di conoscere molte tradizioni diverse e di imparare molto da ogni cultura e tradizione che ho potuto incontrare. Il primo incontro è stato con il Vietnam e con le tradizioni orientali grazie a Tran Quang Hai, grande virtuoso di Dan Moi (scacciapensieri vietnamita) e grandissimo esperto di canto armonico. Da lui ho imparato moltissimo, ed è stato anche il primo a mostrarmi un Khomus siberiano. Poi c’è stato l’incontro con gli scacciapensieri indiani, e tutte le incredibili sottigliezze della loro arte ritmica. 

Hai avuto un’esperienza di studio di musica indiana alla SOAS di Londra. Cosa ha rappresentato? 
Alla SOAS ho conseguito un Master in Etnomusicologia, con una borsa di studio dell’Università di Bologna, dove mi ero laureato l’anno precedente. Avevo scelto di concentrare i miei studi sulla musica indiana, ed ho avuto la grande fortuna di potere studiare intensamente per un anno la tecnica e la cultura delle tabla con il maestro Pandit Sanju Sahai di Benares. Nel frattempo però ho continuato la mia ricerca sugli scacciapensieri, e grazie ai suggerimenti del Prof. Keith Howard, grande esperto di sciamanismo, ho potuto conoscere meglio la cultura musicale della Sakha-Yakutia, in cui il “khomus” riveste una grandissima importanza e viene suonato con tecniche molto diverse da quelle che avevo potuto ascoltare fino a quel momento, di grande suggestione poetica. Il mio anno londinese è stato sicuramente cruciale da molti punti di vista. E’ stata anche la prima volta che ho partecipato al Festival WOMAD, come volontario del National Sound Archive, incaricato di registrare su DAT quante più esibizioni musicali possibile. 

Tornando al tuo strumento elettivo, a quanto risalgono le prime notizie sul marranzano in Sicilia? 
Per adesso le prime testimonianze certe che abbiamo sono di natura letteraria e risalgono al massimo alla fine del XVII secolo. La parola “mariolu”, nell’accezione di strumento sonoro, compare in un dizionario manoscritto della lingua siciliana conservato alla Biblioteca Regionale di Palermo. È molto probabile comunque che lo scacciapensieri sia arrivato in Sicilia già da molto prima, nel tardo medio-evo, quando lo strumento si diffonde in tutta Europa. 

Le tecniche costruttive siciliane sono diverse da quelle di strumenti analoghi nl resto del mondo? Prima citavi Alaimo, ma quanti sono oggi i costruttori in Sicilia? Che materiali si usano? 
Il materiale usato per il marranzano siciliano è il ferro battuto, che viene forgiato a caldo sull’incudine. Anche la linguetta viene ricavata “sfilando” il ferro tra incudine e martello. I modelli siciliani hanno delle particolarità comuni che li accomunano tra loro e li distinguono da tutti gli altri modelli conosciuti, in particolare per il metodo di fissaggio della linguetta alla cornice. Grazie anche al positivo movimento di promozione e valorizzazione di questi ultimi anni, il Signor Alaimo non è più rimasto l’ultimo fabbro artigiano costruttore di marranzani, ed oggi accanto ad una diffusione su ampia scala di strumenti souvenir, sono ritornati a comparire alcuni ottimi artigiani del ferro battuto che hanno deciso di dedicarsi alla realizzazione di un numero relativamente limitato di strumenti ma di ottima qualità. Tra questi vanno citati il sig. Turi Petralia di San Giovanni la Punta (CT) e il sig. Carmelo Buscema di Monterosso Almo (RG). 

Ci sono musicisti siciliani del passato che sono assurti a maestri riconosciuti dalle comunità, dallo status elevato? 
L’uso principe del marranzano in Sicilia è l’accompagnamento della voce, e il miglior momento per cantare sul marranzano quasi sempre una serenata . La piccola storia dello strumento in Sicilia ha visto “grandi” interpreti del mondo popolare, come il catanese Giuseppe Giuffrida detto “u curtigghiaru” o il marranzanista di Resutttano Giuseppe Giuffrè, di cui rimangono brevi ma molto significative tracce nelle registrazioni di Roberto Leydi ed Elsa Guggino, oppure ancora il costruttore-musicista Giacomo Tremoglie, di Leonforte, che ha perfino vinto nel 1973 un premio in gettoni d’oro alla trasmissione Portobello condotta dal giovane Enzo Tortora in un teatro della Capitale e trasmessa in diretta radiofonica. 

Ci sono affinità tra gli strumenti di area mediterranea? 
Lo strumento non a in realtà una diffusione significativa nell'area mediterranea, se si escludono Italia Francia e Spagna, ed è (stranamente) assente dalle tradizioni musicali di tutta la zona nord africana e medio-orientale. Quindi il riferimento semmai diventa l’area europea. Detto questo, bisogna anche ribadire che Il modello siciliano si discosta da quelli europei per forma, peso, dimensioni e per alcuni importanti dettagli costruttivi, che conferiscono allo strumento un alto volume sonoro e un timbro generalmente molto squillante. Quanti strumenti possiedi? La foggia più peculiare? Quanti strumenti? Dovrei fare un inventario per scoprirlo. Non saprei proprio dire quanti ne possiedo. La valigetta che uso per i concerti ne contiene circa 24 di diverso genere, con diverse tonalità e timbriche. Le forme più incredibili e la massima cura nell'estetica dello strumento si trovano certamente in Yakutia. Ma strumenti dalle fogge strane si incontrano dappertutto. 

Nel tuo modo di suonare quanto entrano tecniche e stile non isolani? E quanto l’attitudine rock… 
Ovviamente dipende da quello che suono…il marranzano e gli scacciapensieri si sono rivelati per me strumenti molto versatili per l’esecuzione non solo delle musiche tradizionali, ma di svariati generi, incluso alcuni non ancora inventati o scoperti. Ho avuto la fortuna di entrare in contatto e praticare musiche e strumenti musicali anche molto diversi fra loro, dal rock psichedelico al jazz, dal noise alla musica classica Indostana, passando anche per l’improvvisazione radicale e per le tradizioni popolari italiane. Nel mio modo di suonare gli scacciapensieri dunque si riversano anche tecniche e logiche mutuata da altri strumenti musicali come il basso elettrico, la tabla o la m’bira dello Zimbabwe. Questo non toglie naturalmente la necessità di conoscere e studiare le tecniche e i repertori tradizionali, che sono dei meravigliosi giacimenti di conoscenza e pratica musicale conservati nella nostra memoria collettiva. 

Ci fornisci una tua playlist di dischi e di musicisti imprescindibili, che suonano lo strumento, dalla Sicilia e oltre? 
Argh! Difficile riassumere…difficile non dimenticare qualcuno… Facendo un ripasso autobiografico delle cose che mi hanno ispirato: Antenna Tony Monorail (Svizzera) con il marranzano rock’n’roll; Tran Quang Hai (Vietnam)e la sua trance acustica e gli overtones; Spiridon Shishigin (Yakutia) e la poesia sonora dei marranzani venuti dal freddo; Aron Szilagyi (Ungheria), che rappresenta la sperimentazione sonora con linguette vibranti e tempi dispari; Albin Paulus (Austria): il magico gioco dei marranzani accordati e alternati nella musica popolare Europea. Poi ancora i ritmi ipnotici dei musicisti nomadi del Rajastan (India), gli scacciapensieri multipli dello Yunnan (Cina), Leo Tadagawa e il movimento di rinascita del koukin in Giappone. Naturalmente in Sicilia…ascoltare avidamente tutti documenti disponibili sui musicisti tradizionali già citati (Giuffrida, Giuffrè, Tremoglie), ma anche alcuni buoni dischi di ri-esecuzione “colta” di brani tradizionali, come quelli degli Al Qantara di Fabio Tricomi. È bello poter citare anche alcuni musicisti molto giovani come Giorgio Maltese o Giuseppe Roberto, che si dedicano con ottimi risultati allo studio dei repertori e delle tecniche tradizionali sul marranzano e non solo. Sul versante delle sperimentazioni e rifunzionalizzazioni, bisogna citare la ricerca di Puccio Castrogiovanni nel mondo della danza contemporanea, e forse anche i dischi de Ipercussonici in cui il marranzano viene trattato elettroacusticamente per entrare in territori rock, reggae, drum’n’bass… 

Per i naviganti in Rete, quali siti segnaleresti per seguire il mondo degli scacciapensieri?
Partiamo dalla “International Jew’s Harp Society” (IJHS), associazione transnazionale di musicisti, ricercatori e cultori dello strumento, ideata e avviata dal Prof. Frederick Crane nel lontano 1984. Questa associazione ha un sito ufficiale (http://www.jewsharpsociety.org/) e una newsletter aperiodica che val bene la quota annuale di 20 €. Però bisogna riconoscere che la maggior parte dello scambio di informazioni e contatti a livello locale o internazionale si svolge ormai sui social network. Esistono diversi gruppi su facebook dedicati allo strumento e basta digitare il nome dello strumento in diverse lingue (marranzano, scacciapensieri, guimbarde, jew’s harp, maultrommel, khomus, dan moi) per trovare una enorme quantità di utili informazioni. 

Sei il direttore artistico del Marranzano World Festival... 
Il marranzano, oltre alle sue qualità specificamente musicali, mi ha offerto un’ottima occasione per riscoprire la cultura rurale della tradizione siciliana, e simultaneamente aprire il mio orizzonte ad altre culture musicali. Il Marranzano World Festival è un tentativo di condivisione di questo spunto fantastico che gli strumenti tradizionali ci offrono. Ossia superare le barriere tra culture e tradizioni diverse trovando punti di similitudine e di unità nella diversità. Il Marranzano è dunque diventato in questo contesto una sorta di metafora per tutto ciò che è tipicamente siciliano ma al tempo stesso diffuso in tutto il mondo, per tutto ciò che è antico ma si protende verso il futuro… un concept che va ben oltre il marranzano in sé e può essere applicato a tutti gli strumenti musicali di qualsiasi tradizione viva. 

È in cantiere il prossimo Marranzano World Festival? 
 ...Anche se il festival è stato a cadenza biennale fino ad oggi, con quattro edizioni dal 2005 al 2013, quest'anno stiamo lavorando ad una VI edizione anticipata, e per giunta estiva! Visto che la notizia non è ancora confermata, diciamo solo che dovrebbe essere nell'ultimo fine settimana di Luglio in una meravigliosa località siciliana come l’isola di Favignana! 3 giorni di incontri, proiezioni, mostre, laboratori, e naturalmente concerti con ospiti siciliani e internazionali. Per avere aggiornamenti sul festival non appena saranno ufficiali le date e la location, vi consiglio di iscrivervi alla newsletter del festival sul sito www.marranzanoworldfestival.it 

Parlavi dei Ipercussonici? Come definiresti la vostra musica? Che ruolo ha lo strumento marranzano nella vostra musica? “Carapace”, un disco world ma anche oltre la world… 
La nostra musica non si lascia definire facilmente perché ci piace attraversare continuamente i confini tra i generi e giocare in un magico crocicchio dove Robert Johnson può incontrare Fela Kuti e Rosa Balistreri può incontrare il sogno delle formiche verdi, là dove “suoni antichi” vanno a creare “musica futura”. Il marranzano, con o senza trattamenti elettroacustici, diventa emblema di un intero “universo” sonico basato sulla potenza e la complessità percussiva dei tamburi africani e sulla profondità del bordone del didjeridoo. Nel nuovo disco “Carapace” lasciamo finalmente uscire anche l’anima rock del gruppo, che riempie tutto un immaginario “lato b” del disco con suoni più elettrici e distorti. Il titolo è innanzi tutto un tributo al nuovo “animale totemico” del gruppo, la tartaruga, animale millenario che incarna a perfezione alcuni dei temi centrali nella loro musica: l’attualità della memoria, la migrazione, l’impegno ambientalista. Ma “Cara Pace” è anche un’invocazione esplicitamente antimilitarista, ed in questo titolo è racchiusa anche l’idea che la musica possa essere una vera arma di difesa contro l’individualismo esasperato, il bombardamento mediatico, il razzismo, l’imperialismo culturale e militare, contro tutte le mafie.



Ciro De Rosa

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