Lumiere - My Dearest Dear (IRL, 2014)

Le Lumiere sono un duo al femminile proveniente da Dingle, nella penisola del Kerry sulla costa occidentale dell’Irlanda, formato da Èilís Kennedy e Pauline Scanlon, due cantati di gran talento, conosciutesi alcuni anni fa al An Conair Pub, di proprietà della prima, dove erano solite esibirsi. Complice l’incontro con il leggendario produttore musicale John Reynolds (già con Sinead O’Connor, Glen Hansard, Andy Irvine, Paul Brady, The Chieftains, U2, Damien Dempsey), conosciuto grazie a Sharon Shannon, nel 2009 hanno debuttato con il disco omonimo, che ha ricevuto ottimi apprezzamenti di pubblico e critica. A riguardo Reynolds racconta: “Pauline ed Éilís hanno uno stile di canto raro ed unico, che non ho mai ascoltato prima. Dalla prima volta che le ho sentite cantare ho pensato che dovevo fare un album con loro. Scoprire queste canzoni grazie alle loro voci le eleva ad un luogo di sincera ed appassionata tradizione, eterea ma moderna al tempo stesso. Gioia pura!”. A distanza di cinque anni le ritroviamo con “My Dearest Dear” disco che raccoglie dieci brani, dei quali sette riletture di brani tradizionali, una riscrittura di un traditional, e due belle intepretazioni dal repertorio di Suzanne Vega e Sandy Denny. L’ascolto si caratterizza per eleganti arrangiamenti caratterizzati da suggestive armonie vocali incorniciate da rarefatte trame sonore in cui si intrecciano le chitarre di Donogh Hennessy e Kevin Armstrong, l’arpa di Catriona Mac Kay, il violoncello di Carolina Dale e le tastiere di Èamonn De Barra. La scelta di rinunciare a strumenti tradizionali come uilleann pipes, tin whistle e bodhran si rivela assolutamente positiva e laddove qualche dubbio ci lasciano certe aperture al pop, non si può negare una grande originalità nella loro cifra stilistica. Se il cuore del disco è rappresentato dai tre brani cantati in gaelico, ovvero “Bó Na Leathadhairce”, “Cailín Deas Crúite na mBó”, e “Samhradh”, di pregevole fattura ci sembrano anche la title track, la bella versione di “The Wind That Shakes The Barley”, dal repertorio di Robert Dwyer Joyce in cui si racconta la battaglia di Outlart Hill del 1798 gli irlandesi sconfissero l’esercito britannico, e i due brani di Robert Burns ovvero la sofferta “The Silver Tassie”, e il classico “Ye Jacobites”. Completano il disco “The Queen and The Lady” di Suzanne Vega e una bella versione di “Who Knows Where The Times Goes”, in cui spicca la voce di Sinead O’Connor ad impreziosire il tutto. Dotate di grande personalità, e guidate da un produttore illuminato Èilís Kennedy e Pauline Scanlon hanno dato alle stampe un disco che non deluderà gli appassionati di irish folk, con buona pace dei puristi e di quanti ogni tanto si lasciano sfuggire che la musica irlandese ha un po’ stancato. 


Salvatore Esposito