Larry Sloman, On The Road with Bob Dylan - Storia del Rolling Thunder Revue, Minimum Fax, 2014, pp. 554, Euro 18,00

Chi conosce un minimo della discografia di Bob Dylan, sa bene che il triennio dal 1974 al 1976 è stato tra i momenti più intensi e prolifici della sua carriera, e questo non solo per la pubblicazione di dischi come “Blood On Tracks” e “Desire”, ma anche per quello che è ricordato come uno dei tour più sorprendenti della storia del rock ovvero il Rolling Thunder Revue. Forte dell’entusiasmo per la ritrovata vena creativa, Bob Dylan, infatti, mise in piedi una carovana di artisti dando vita ad un tour completamente fuori dai canoni del music business del momento. In quel progetto un po’ folle, un po’ utopico il Menestrello di Duluth coinvolse alcuni amici come Roger McGuinn, Bob Neuwirth, Mick Ronson, la violinista Scarlet Rivera, Joan Baez e Ramblin' Jack Elliot, a cui si aggiunsero prima i poeti beat Allen Ginsberg e Peter Orlovsky, e in seguito altri ospiti come Joni Mitchell, Arlo Guthrie, Leonard Cohen, e Robbie Robertson, dando vita ad una carovana, che senza un programma prestabilito si spostava da una città all’altra suonando dove capitava. Il motivo di tale mobilitazione era dato anche dalla necessità di sostenere l’innocenza di Rubin Carter, il pugile nero in carcere per un omicidio che non aveva commesso: la cui storia è raccontata dallo stesso Dylan in Hurricane. Fortunosamente, grazie all’invito di Dylan in persona, della partita fu anche un giovane cronista di Rolling Stones, Larry Slowman, che combattendo realmente con i tanti limiti impostigli dal management di Dylan, riuscì a diventare parte di quel gruppo scanzonato, folle, e senza regole. Dalle tante interviste fatte sul campo, e da quell’esperienza nacque il desiderio di raccogliere la storia di quel tour in un libro, così nel 1978 Slowman diede alle stampe “On The Road With Bob Dylan”. Il risultato fu un collage narrativo, degno del miglior giornalismo musicale made in USA, ma che purtroppo per molti anni è stato uno dei tanti tabù dei dylaniani italiani, non essendo stato mai tradotto. Un po’ a sorpresa e grazie all’opera preziosa della Minimum Fax, è arrivato nella sua nuova versione anche per il mercato italiano, tradotto in modo accurato, cercando di conservare lo spirito che ne caratterizzava la versione originale. Senza entrare nel dettaglio dell’intreccio narrativo, che conduce il lettore in un viaggio travolgente in lungo ed in largo dagli Stati Uniti al Canada, questo libro è forse l’opera che meglio descrive la libertà creativa di Bob Dylan e la sua sensibilità, cogliendone non solo gli aspetti più umani (chi di voi non ha mai pensato che fosse un semidio?), ma anche la sua curiosità nell’approcciare la lavorazione di “Renaldo e Clara” che avrebbe in qualche modo documentato in modo originalissimo quel tour. Leggere Slowman fa venir voglia di ritornare all’ascolto di dischi come “Desire” e il live “Hard Rain”, ma ancor di più all’ormai famoso Bootleg Series dedicato alla Rolling Thunder Revue. Certo l’ascolto ci offrirà una visione parziale della magia di quel tour ma per entrarvi basta molto poco, oltre a leggere con attenzione ogni pagina di Slowman, è necessario recuperare dagli archivi (o da internet) una copia (magari quella non tagliata di quattro ore) di “Renaldo e Clara”, film ricco di simbolismi e strettamente legato ad un percorso personalissimo che stava vivendo Dylan, e qualche bel bootleg di quegl’anni. Solo così entrerete nella Rolling Thunder Revue, ma non dimenticate il lasciapassare di Slowman, non leggerlo sarebbe un peccato! 


Salvatore Esposito