Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - Stabat Mater In Jazz (Conservatorio di Musica Domenico Cimarosa di Avellino, 2014)

Connubio artistico tra i più fortunati della scena jazz in Italia, quello tra Giuliana Soscia e Pino Jodice, i quali nell’arco temporale di meno di dieci anni, lavorando fianco a fianco, hanno dato vita ad un percorso di ricerca musicale di grande pregio, esplorando dapprima le sonorità del tango con lo splendido "Il Tango da Napoli a Buenos Aires", "Latitango", poi la world music e a tradizione del mugham con il sorprendente "Il Viaggio di Sindbad", fino ad approdare alla musica classica con la recente rilettura in chiave jazz dello “Stabat Mater” di Giovanni Battista Pergolesi. Li abbiamo incontrati per parlare con loro della genesi di questo progetto, il lavoro operato in fase di reinterpretazione, e le difficoltà incontrate.

Come è nata l'idea di rileggere in chiave jazz lo “Stabat Mater” di Giovanni Battista Pergolesi?
Pino Jodice: Quando nel 2010 realizzammo il lavoro discografico "Il Tango da Napoli a Buenos Aires" chiedemmo al Maestro Roberto De Simone il suo giudizio musicale a riguardo, visto che avevamo rielaborato jazzisticamente brani tratti dalla sua famosissima Opera “La Gatta Cenerentola”. Il Maestro si complimentò con delle singolari note di copertina, rendendoci molto entusiasti, e poiché proprio quell’anno ricorreva il trecentenario della nascita di Giovanni Battista Pergolesi, ci consigliò di rielaborare anche lo “Stabat Mater” in versione jazz e realizzammo una prima versione solo strumentale per fisarmonica e pianoforte. 
Giuliana Soscia: Successivamente conoscemmo la moglie di un nostro collega pianista, Marina Bruno, e scoprimmo che era stata una delle cantanti protagoniste proprio dell’ Opera “La Gatta Cenerentola “, decidemmo quindi di completare questa idea rimasta incompiuta e allargare l’organico dal duo al quartetto più voce. A questo punto ci fu l’idea della realizzazione del progetto del disco che è stato accolto con entusiasmo tra le produzioni discografiche e concertistiche del Conservatorio di Musica Domenico Cimarosa di Avellino e successivamente portato anche all’estero in Francia con il supporto del Miur e della Fondazione Musica per Roma nella rassegna Suona Italiano 2013.

Cosa vi ha colpito dal punto di vista prettamente musicale dell'opera di Pergolesi? 
Pino Iodice: Sicuramente l'aspetto melodico. Pergolesi ha scritto per lo “Stabat Mater” delle melodie che definirei "infinite" sia perché sono di rara bellezza e poi perché sono senza tempo, e la rivisitazione jazzistica lo dimostra ampiamente. Questo lavoro mette in evidenza il fatto che quando la musica è bella può essere rimaneggiata, con cura ovviamente e con gusto, in qualsiasi stile! E' bella e basta bisogna solo lavorarla bene e magari personalizzarla. 
Giuliana Soscia: La modernità, poi è evidente la scuola partenopea del Settecento, e soprattutto il carattere vivace da un estremo all’altro, le linee melodiche sono struggenti e caratterizzanti, forti a volte drammatiche a volte placate e solari, quasi leggere. Quindi si prestano perfettamente ad essere rimaneggiate jazzisticamente, i motivi sono talmente forti che quando ci si lavorava, sia sugli arrangiamenti che sull’incisione del disco, le melodie restavano talmente in testa che era possibile canticchiarle per una notte e per un giorno interi! Erano veramente “contagiose”!!! Quindi quello che mi ha colpito molto è il fatto che un’opera composta tre secoli fà sia così moderna piena di umanità e di emozioni tutte ancora attuali.

Come si è indirizzato il vostro lavoro in fase di riscrittura e di arrangiamento dell'opera? 
Pino Iodice: Per quanto mi riguarda ho prima ascoltato molte volte il lavoro originale, per il quale mi permetto di consigliare ai lettori la seguente versione (da brivido... ) di Barbara Bonney, Andreas Scholl, Les Talens Lyriques e Christophe Rousset (1999), poi ho riarmonizzato la melodia in maniera jazzistica, come se stessi riarrangiando uno standard, le suggestioni melodiche sulla nuova armonia hanno poi stabilito le velocità e l'andamento ritmico. In alcuni brani ci siamo chiaramente ispirati ad alcuni temi importanti del grande John Coltrane tra cui “A Love Supreme” e “Naima”. Credo che questi due brani abbiano un sentimento interiore molto forte direi quasi religioso, sacro, misterioso e affascinante, catalizzante e ipnotico....li sento molto vicini alla ispirazione di Pergolesi anche se distanti nel tempo e nello spazio... 
Giuliana Soscia: Per me l’arrangiamento parte da un’ispirazione data dall’ascolto del brano originale quindi da una cellula armonica o melodica, oppure da un’atmosfera. Uno di questi elementi può dare l’ ispirazione e dare il via ad una nuova strada. Mi piace osare, naturalmente cercando di farlo sempre con gusto e con garbo, sempre nel rispetto del compositore. E’ stata effettuata infatti una rielaborazione e sintesi delle due linee melodiche, in origine soprano e contralto, affidate qui ad una sola voce e a volte , voce e fisarmonica, ma in finale la melodia è rimasta integra. Naturalmente il mio lavoro è stato anche di adattare le varie timbriche che offre il mio strumento, la fisarmonica , ai vari brani cercando i suoni più consoni al loro carattere , poi ovviamente c’è tutto il lavoro delle parti improvvisative affidate a me e a Pino che completano il lavoro di rielaborazione dei brani. Naturalmente oltre ai grandi del jazz abbiamo immaginato Pergolesi interpretato da Astor Piazzolla ed ecco che dei brani prendono un andamento a volte di tango, a volte di milonga.

Quali aspetti melodici e timbrici della partitura classica sono stati esaltati ed evidenziati? 
Pino Iodice: Praticamente tutti. Solo l’ottavo movimento il “Fac Ut Ardeat Cor Meum” è una mia composizione ispirata ai temi musicali presenti in esso, ne è nata quindi una Variazione su tema. Sentivamo l'esigenza di fare un brano strumentale e il “Fac Ut Ardeat Cor Meum”si prestava perfettamente. 
Giuliana Soscia: Si è cercato il più possibile di capire il carattere musicale e tradurlo jazzisticamente, cercando anche degli estremismi sicuramente. Nella versione originale l’organico è totamente diverso, ma le atmosfere si possono ottenere con l’utilizzo di altri strumenti, la fisarmonica è comunque utilizzata sia nei temi melodici intrecciandosi con la voce o sostituendo i temi della melodia , che armonicamente creando un effetto molto orchestrale accanto al pianoforte e la sua funzione armonica, oltre che ritmica.

Quali sono state le difficoltà che avete incontrato nel rileggere quest'opera? 
Pino Iodice: Lavorare sempre al massimo dell'ispirazione e non far perdere il senso melodico ai "nuovi brani". In realtà è stato più difficile eseguirlo che riscriverlo. La composizione e l'arrangiamento rappresentano le fondamenta della nostra progettualità musicale, completato poi dalle improvvisazioni e dalla creatività estemporanea. 
Giuliana Soscia: Nessuna difficoltà, credo che la nostra aperture mentale e il senso artistico/creativo non ci pone limiti. Avendo io e Pino affrontato anche un percorso classico - ci porta a comprendere e apprezzare meglio tutto ciò che è musicalmente ben strutturato. Riusciamo a comprendere artisticamente ciò che ha voluto comunicare l'autore in relazione al periodo storico e lo stile dell’ epoca e naturalmente calato nel contesto storico- culturale. Le difficoltà sono state nell’eseguire e nel lavoro naturalmente di realizzazione del CD, è stato inciso live nell’Auditorium Vincenzo Vitale del Conservatorio di Avellino, oltretutto a Pino l’onore di suonare sul suo magnifico pianoforte donato al Conservatorio dall’autorevole didatta napoletano che ha formato tanti pianisti famosi in tutto il mondo, scuola pianistica da cui proveniamo sia io che Pino.

Come si inserisce questo vostro nuovo lavoro nel vostro percorso artistico? Qual'è la differenza sostanziale rispetto ai vostri progetti artistici precedenti? 
Pino Iodice: La nostra formazione artistica è anche fortemente classica, oltre agli studi jazzistici entrambi siamo diplomati in pianoforte e mentre Giuliana ha conseguito il suo diploma presso il S. Cecilia di Roma, io mi sono diplomato in pianoforte proprio presso il Conservatorio D.Cimarosa di Avellino dove insegno attualmente Composizione Jazz, Pianoforte Jazz, Improvvisazione Jazz ed altre materie, ed è il Conservatorio che ha prodotto il concerto e il disco. Per questo desideriamo ringraziare in maniera particolare il Direttore M° Carmine Santaniello che ha creduto in questo progetto. Questo lavoro si integra perfettamente con gli altri lavori e le nostre composizioni rappresentano la naturale espressione di tutta la nostra esperienza artistica in cui si evidenzia tutta l'empatia che c'è tra me e Giuliana nella Musica e nella Vita. 
Giuliana Soscia: E’ un progetto per noi totalmente nuovo. Avevamo in precedenza attinto dalla Musica Classica contemporanea di Luciano Berio nel precedente CD “Contemporary” oppure dal tango di Astor Piazzolla nei CD “Latitango” e “Antiche Pietre”, da Roberto De Simone nel “Il Tango da Napoli a Buenos Aires”, dai maqam iracheni in “Il Viaggio di Sindbad” fino all'ultimo lavoro realizzato in duo “Sonata Per Luna Crescente” - jazz for two keyboards. E’ la prima volta che osiamo così tanto, però naturalmente rimane il medesimo stile dei lavori precedenti e fa parte di un percorso crativo che da molti anni io e Pino stiamo affrontando con grande passione e sintonia.

Avete già portato in concerto lo Stabat Mater, com'è stato il riscontro del pubblico? 
Pino Iodice: Meraviglioso! L’Auditorium del Conservatorio D.Cimarosa di Avellino era pieno di giovani studenti che non avevano mai ascoltato Pergolesi e lo hanno apprezzato, alcuni hanno voluto ascoltare anche l'originale e ne hanno poi scoperto le differenze. C'erano docenti classici che conoscevano l'originale e si sono divertiti a riascoltarlo in una nuova versione apprezzandone la freschezza espressiva e timbrica nonchè la rilettura ritmica e armonica. Insomma una missione artistico-didattica di grande successo, anche grazie alle nuove "aperture" del mondo classico senza delle quali prima non sarebbe potuto mai succedere tutto ciò in un Conservatorio di Musica. 
Giuliana Soscia: Ricordo in particolare l'esibizione presso l'istituto Di Cultura Italiano di Marsiglia , nell'annunciarlo la Direttrice dell’Istituto Dott.sa Alberotanza era seriamente preoccupata per questo progetto sostenuto e voluto dal Miur , dall’Auditorium Parco della Musica di Roma e dal Conservatorio D.Cimarosa di Avellino, ed ha molto ironizzato nella sua presentazione su quello che sarebbe stato il riscontro del pubblico francese. Il risultato è stato eccellente, è piaciuto molto, apprezzato tantissimo, d'altronde le melodie sono talmente belle che anche se jazzistico riecheggia in pieno lo spirito dei Pergolesi.

Vi siete esibiti dal vivo con questo progetto anche sul palco del Conservatorio Cimarosa di Avellino, qual'è il potenziale didattico di quest'opera? Cosa trasmette ad un allievo del Conservatorio? 
Pino Iodice : La trasformazione jazzistica di un brano classico o di qualsiasi altro genere appartiene didatticamente al settore che rigurda l'Arrangiamento e l'Orchestrazione, materie caratterizzanti del corso di jazz che si tiene nei Conservatori attualmente. Nel Jazz è molto importante affiancare alla teoria la pratica e credo sia fondamentale per i docenti comunicare la propria esperienza attraverso la produzione artistica nella struttura didattica per eccellenza, il Conservatorio di Musica. L'allievo riceve una informazione completa in modo tale da comprendere non solo l'aspetto puramente teorico delle cosidette "regole", ma comprende anche in che modo le regole vengono applicate in pratica e quando a volte vengono eluse a favore dell'istintività. Il gusto e la tecnica fanno poi tutto il resto.
Giuliana Soscia: Potrebbe essere sicuramente oggetto di studio per i compositori e arrangiatori, la forma dell'opera di Pergoledi è stata totalmente stravolta stilisticamente, ritmicamente e a volte armonicamente, rimangono quasi intatte solo le melodie. Poi naturalmente per quanto riguarda gli allievi dei jazz possono ascoltare i vari stili improvvisativi che caratterizzano ciascun musicista nell’esecuzione e sicuramente le varie citazioni negli arrangiamenti di alcuni standards di jazz come “I Love Supreme” di Coltrane o Naima, oppure il nuevo tango Astor Piazzolla.


Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - Stabat Mater In Jazz (Cimarosa Records, 2014) 
Sequenza liturgica della tradizione cristiana attribuita a Jacopone da Todi, lo “Stabat Mater” a partire dal medioevo fu posto in musica da oltre quattrocento compositori da Giovanni Pierluigi da Palestrina a Domenico Scarlatti, passando per Antonio Salieri, Antonin Dvorak, e Giovanni Battista Pergolesi. Una delle versioni più intense dello “Stabat Mater” è proprio quella del Pergolesi, al quale fu commissionata una nuova versione della sequenza liturgica, al fine di sostituire quella dello Scarlatti considerata antiquato. La storia ci racconta che all’epoca il giovane compositore si trovava già in gravi condizioni di salute nel convento dei cappuccini di Pozzuoli, dove si era ritirato per cercare di lenire le sue sofferenze, e come emerge dai racconti del suo maestro Francesco Feo, negli ultimi giorni della sua vita era impegnato febbrilmente nel completare questa opera, non solo per l’approssimarsi delle festività della Pasqua, ma soprattutto perché quell’opera era il suo testamento spirituale, ed un testamento non avrebbe potuto lasciarlo incompleto. Sebbene recenti ricostruzioni storiche abbiano fatto rilevare che la genesi di quest’opera risalisse a tre anni prima della morte del Pergolesi, allorché era impegnato nella stesura dell’”Adriano In Siria”, la cosa che più colpisce di quest’opera è la sua struggente bellezza, vibrante di una malinconia non cupa, non drammatica, ma piuttosto caratterizzato dal riflettersi continuo nella musica del dolore e delle sofferenze fisiche del compositore jesino. Dopo la morte del Pergolesi quest’opera commosse il mondo, ricevendo grande successo, al punto che anche Bach ne volle una copia, colpito dalla sua potenza evocativa. Lo “Stabat Mater” del Pergolesi vive oggi una seconda giovinezza nella rilettura in chiave jazz, operata da Giuliana Soscia e Pino Jodice, che su incoraggiamento del Maestro Roberto De Simone, colpito dall’ascolto della loro versione del primo movimento “Stabat Mater Dolorosa”, hanno proseguito il loro lavoro di rielaborazione completando la riscrittura in chiave jazz dell’opera del compositore jesino. I due strumentisti jazz, dopo aver lavorato a lungo in fase di riarrangiamento delle partiture originarie, ne hanno proposto una versione originalissima, che esalta l’universalità dei temi e la naturalezza dell’esposizione melodica di quest’opera senza tempo, in cui risalta tutta l’abilità tecnica e l’espressività di Pergolesi come compositore. Tutto ciò ha permesso alla Soscia e a Jodice di inserire nella struttura originaria ritmi e schemi tipici del jazz, lasciando ampi spazi dedicati all’improvvisazione. In questo senso fondamentale è stato l’apporto della sezione ritmica composta da Jacopo Ferrazza al contrabbasso ed Emanuele Smimmo alla batteria, mentre le parti vocali sono state affidate alla straordinaria voce di Marina Bruno, già protagonista di numerose opere di Roberto De Simone. Proposta dal vivo, con grande successo, presso il Conservatorio di Musica Domenico Cimarosa di Avellino, in quell’occasione è stato registrato il disco “Stabat Mater In Jazz” che fotografa tutta l’intensità e la superba bellezza della performance del quartetto di Giuliana Soscia e Pino Jodice. L’ascolto rivela un lavoro raffinatissimo dal punto di vista dell’arrangiamento jazz, con sorprendenti citazioni tratte dagli standard contemporanei come “A Love Supreme” e “Naima” di John Coltrane, ripresi da Pino Jodice, e suggestioni che rimandano al tango di Astor Piazzolla, nate dalla fisarmonica di Giuliana Soscia, quasi a voler ampliare la portata universale dell’opera del Pergolesi. A spiccare in modo particolare oltre il già noto primo movimento “Stabat Mater Dolorosa” arrangiato da Pino Jodice, sono anche “O Quam Tristis”, la suggestiva “Quis Est Homo e lo strumentale firmato dal pianista napoletano “Fac Ut Ardeat Cor Meum”, che sintetizza molto bene tutte le istanze melodiche che hanno ispirato questa sorprendente rilettura. 


Salvatore Esposito