Tinariwen – Emmaar (Anti, 2014)

Ecco i Tuareg che tornano col loro desert blues che sa di sole ma anche di notte, di sabbia e di luna. Questa volta per realizzare "Emmar", il loro settimo fatidico lavoro, sono dovuti andare a registrarlo in esilio a causa della crisi che sta investendo tutta l’area del Nord Africa e del deserto. Tinariwen è andato a Joshua Tree a registrare le sue nuove canzoni. Non è una fuga, ma un esilio al quale questi veri nomadi sono abituati. La musica che riescono a esprimere è sempre ipnotica, misteriosa, splendidamente evocativa e lontana dagli schemi occidentali. Voci che si sovrappongono, chitarre che ricamano arie in minore sospese come ragnatele imbevute di rugiada, qualche ospite vagamente ininfluente e tanta voglia di raccontare le loro storie. E’ un fare musica che richiede una dose di abbandono e di leggerezza. Non credo si debba approcciare la loro musica con un taglio analitico o peggio ancora scientifico, bisogna solo chiudere gli occhi e seguirli nel viaggio attraverso le radici del blues. Particolarmente interessante dal punto di vista musicale è l’approccio alle ritmiche di questi musicisti, assolutamente ispirati dal loro senso della misura e dalla tensione che sono capaci di creare dentro le canzoni che fanno. Gli elementi che utilizzano sono semplici, ma mai semplicistici. C’è tanto nella loro musica, tanto di interessante e di bello. Credo sia una bella sfida quella che loro portano avanti, una sfida fatta di continuità, di lavoro, una sfida che è necessaria a questi musicisti per continuare a proporre musica esaurita la novità dei primi dischi. Credo che questa sfida l’abbiano vinta a pieno con la sincerità che si sente uscire da ogni traccia. Evocativa, sognante, lieve, solo abbozzata ma anche rocciosa, la musica di questo combo ci mette in collegamento diretto con il sound ancestrale che è quello della vita. Pensare che Joshua Tree sia un luogo dell’anima e che loro siano andati a cercare il deserto che come la vera musica popolare, è sempre uguale, ovunque nel mondo, è l’ennesima conferma.


Antonio "Rigo" Righetti