Roberto Gatto Special Quartet, Auditorium Parco Della Musica, Roma, 2 Marzo 2014

Batterista geniale e versatile, in grado di passare con disinvoltura dal ruolo di sideman a quello di leader, Roberto Gatto negli ultimi anni è salito ai vertici del jazz in Italia, non solo collaborando con i principali strumentisti della nostra penisola, ma anche abbracciando in modo sorprendente generi musicali differenti come la canzone d’autore, nel caso dei dischi che lo hanno visto protagonista al fianco di Gino Paoli. La sua discografia ci ha insegnato che difficilmente tende a ripetersi, segno evidente di una sua prepotente inclinazione ad esplorare nuove alchimie sonore, e così non ci sorprende vederlo alla guida di uno Special Quartet pianoless, in cui spiccano tre tra i più talentuosi strumentisti del momento, ovvero Avishai Cohen alla tromba, che sta vivendo il momento più alto della sua carriera raccogliendo consensi di pubblico e critica, il portabandiera del jazz italiano Francesco Bearzatti al sax e al clarino, e Doug Weis, uno dei più apprezzati e richiesti contrabbassisti newyorkesi. Con questa formazione, lo scorso 2 marzo, Roberto Gatto è salito sul palco del Teatro Studio dell’Auditorium Parco Della Musica di Roma, per presentare al pubblico della sua città questo suo nuovo progetto, ma soprattutto per coinvolgerlo in prima persona nella registrazione del suo prossimo disco, che verrà pubblicato nel corso di quest’anno da Parco della Musica Records per la serie Recording Studio.
Ne è nata una performance assolutamente coinvolgente nella quale alternando standards a composizioni originali, Roberto Gatto ha esplorato l’immenso potenziale dei fiati di Cohen e Bearzatti, supportato magistralmente da Doug Weis al contrabbasso. Spaziando dallo swing bianco degli anni Trenta alle più moderne sperimentazioni sonore, lo Special Quartet ha dato vita ad un vero e proprio viaggio attraverso i principali stilemi del linguaggio jazz, fatto di calligrafie melodiche nuove, travolgenti ed originali soluzioni ritmiche e fascinosi fraseggi. Se nelle ballads ad emergere è tutta la liricità quasi cinematografica dei fiati, con la tromba di Cohen spesso protagonista di momenti di puro godimento, nei brani più sperimentali spicca l’immenso potenziale di questa formazione nell’improvvisare partendo dall’ispirazione dello spartito. A caratterizzare le varie esecuzioni è la capacità dei singoli musicisti di sapersi ritagliare il proprio ruolo tanto negli assoli, quanto nei momenti corali in cui a brillare è il sontuoso interplay che vede protagonista la tromba di Cohen e il sax di Bearzatti.
A vestire i panni del maestro delle cerimonie è Roberto Gatto che detta i tempi con il suo drumming elettrizzante, spezzando gli spaccati melodici ed inserendosi con sorprendenti cambi di tempo, ma soprattutto regalando assoli in cui a brillare non è semplicemente la tecnica, ma soprattutto la passione. Allo stesso modo tanto Avishai Cohen alla tromba quanto Bearzatti al sax non si sono risparmiati nel dialogo a due voci, dando vita a tessiture sonore ora eleganti e raffinate, ora più estreme ed ardite. Non è mancato qualche gustoso divertissement come nel caso della riscrittura della colonna sonora del telefilm “Bonanza” o la citazione in salsa jazz de “Il Ballo Del Qua Qua”, ma il vertice del concerto arriva prima con una straordinaria versione di “Peace” di Horace Silver e poi con quel gioiello che è “Unknow Shape” firmata dallo stesso Roberto Gatto. La scommessa di Roberto Gatto si può, dunque, dire ampiamente vinta, e questo non solo per l’alta qualità degli strumentisti coinvolti, ma anche per la sua capacità di saper creare con loro una coesione sonora ed un empatia davvero superba. 


Salvatore Esposito