Calicanto in “Corcal”, Auditorium del Centro Culturale di Via Altinate, Padova, 22 Marzo 2014

Il sito non è ancora aggiornato, ma i Calicanto sono tornati ad essere un sestetto e, per l’occasione, hanno ideato un concerto che sposta l’orizzonte dai colli al mare e spazia dall’Adriatico al resto del Mediterraneo con un titolo che rimanda alle migliori poesie di Biagio Marin: "Corcal" (gabbiano), già protagonista di versi sull’arte del battere la fiacca (bater gnifa) nel cd “Venexia”. Il gruppo ha “debuttato” in casa sabato 22 marzo a Padova all'Auditorium del Centro Culturale di via Altinate, in una serata a scopo benefico organizzata dall’Associazione Agronomi e Forestali Senza Frontiere che ha colto l’occasione per presentare i progetti di cooperazione in corso in Bosnia. Accanto a “Corcal”, alcuni brani di “Venexia”, fanno da asse portante del concerto, da “Adriatica” alla composizione di Corrado Corradi dedicata ai bambini che le guerre nei Balcani hanno separato da uno sbocco al mare, “Oci sensa mar”. Il rapporto con l’Istria e la Dalmazia attraversa gli oltre trent’anni della storia del gruppo e prende corpo in brani dedicati al dolore degli esuli, come “Le calli e il ginepro” firmata da Franco Juri e Istranova, o al tempo sospeso magicamente racchiuso da Riccardo Sandini in “Piova a Pirano”. 
Il nuovo arrangiamento di questo brano offre l’occasione per apprezzare le sonorità dell’arpa di Alessandro Tombesi, già ospite in passato, ma ora membro a pieno titolo del gruppo, impegnato spesso anche con la melodica ad intrecciare i fiati di Francesco Ganassin. Accanto alla voce e all’elegante espressività di Claudia Ferronato, sono i clarini di Ganassin costituiscono la “seconda” voce del gruppo, in evidenza soprattutto quando i Calicanto riprendono le rotte di “Labirintomare” e si avventurano in direzione di Grecia e Turchia, sostenuti dalla batteria sempre precisa di Alessandro Arcolin. A cucire ritmi ed armonie ci pensano i “veci” del gruppo, il contrabbasso di Giancarlo Tombesi e la piva, gli organetti e la mandola di Roberto Tombesi, anima dell’atelier Calicanto. Un’anima con un fardello pesante: qualche ora prima si è spento, travolto da un’auto, l’amico Gigi Bacco: a lui, con voce rotta, Tombesi dedica "I dodese mesi de l'ano", prima di chiudere con “La pastora e il lupo”: il brano che spesso ha aperto i concerti del gruppo firma ora il finale, l’approdo i terra ferma dopo un gran bel viaggiare, fra latitudini diverse, ma anche a tutto campo fra brani che spaziano dall’LP “Scano Boa” (1986) al recente cd “Mosaico” (2011). Nelle loro parole: “un'occasione per dare un vestito tutto nuovo a fondamentali brani che hanno fatto la storia di Calicanto e della nuova musica di ispirazione tradizionale dell'area veneta e Nord Adriatica”. 

Alessio Surian