Kepa Junkera – Galiza (Fol Música, 2014)

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Le parole non servono per presentare Kepa Junkera, conosciutissimo maestro del triktixa, l’organetto diatonico basco, cesellatore di note sconfinanti, musicista in costante movimento attraverso innumerevoli collaborazioni, propenso a confrontarsi con molteplici linguaggi sonori, a dialogare con musicisti folk e non, arrivando a ridefinire l’idea stessa di tradizione popolare di Euzkadi. Già molti anni fa, in un’intervista raccolta in occasione della pubblicazione di “Hiri”, un disco centrale nella sua corposa discografia, Kepa mi disse: “Per me è molto importante identificarsi con proprie basi culturali, senza però smettere di rapportarsi, mescolarsi arricchirsi attraverso il contatto con altre culture”. Con il nuovo ambizioso progetto l’organettista bilbaìno raggiunge un’altra vetta nella sua discografia, facendo visita ai vicini galiziani, della cui scena folk è da sempre un gran frequentatore (ma quest’asse musicale ha una traccia nel passato, visto che già due storiche band, i baschi Oskorri e i galiziani Milladoiro, hanno incrociato i loro strumenti e le loro musiche). Nelle interviste Kepa definisce “Galiza” – edito dall’etichetta galiziana Fol Musìca (www.folmusica.com) – un disco “atemporale”, un omaggio a una tradizione popolare molto ammirata, incrociata molte volte, e di cui “ho assimilato ritmi, melodie, strumenti, modi ma soprattutto magia”, dichiara Junkera nelle note di presentazione sul suo sito. 
Non si tratta di un semplice dischetto, bensì di un CD-book in formato 23x23 con ben 50 pagine illustrate e 2 CD audio, per un totale di 90 minuti di musica ad alto livello, il che non sempre accade quando si persegue la fusione di musiche tradizionali. Per contro, in quest’opera si susseguono ventisei tracce coinvolgenti, dove il tocco virtuosistico di Junkera, il suo senso della melodia e del ritmo si accordano magnificamente con gli esponenti diversi, per età, stile e strumenti, della finis terræ iberica. Se è vero che nel brano d’apertura (“Alalà Transfigurado”) è la gaita dal piglio rock di Cristina Pato a condividere la scena con l’organettista e con il duo di txalaparta, Iñigo Olazabal e Argibel Euba, che accompagnano Kepa in tutto il disco, tuttavia non si pensi che a dominare la scena siano le cornamuse galiziane, con la loro aura privilegiata di strumento identitario, quantunque altri eccezionali suonatori di giata, come Budiño (“Xota da Guìa”) e Susana Seivane (“Galizako Muiñeirak/Trikitxa Martxa”) soffino note pregiate. Invece, colpisce l’enfasi sulle voci, monodiche e polifoniche, la presenza di virtuosi di strumenti minori, come la coppia di Fonsagrada composta dall’ottuagenario Emilio Do Pando e dal suo allievo Daniel Do Pando che suonano lo scacciapensieri (“Muñeira dos Pontinos”), la potenza dei tamburi a cornice. 
Tra i gruppi veterani si segnalano gli Os Cempés, i Luar Na Lubre e l’orchestra Sondeseu dell’arpista “profesor” Rodrigo Romani, tra i fondatori dei Milladoiro. Tra gli altri, colpiscono i Treixadura (“O Merlo/Bizkaian Zehar/Lúa Clarea/Pagasarriko Martxea/Lévame, Lévame”), il vocalist Davide Salvado (“Valse de Santa Mariña”), canto e panderetas delle Leilía (“Danza das Pereiras/Danza de Rubiós/Muiñeira de Mangüeiro”), l’ugola preziosa di Uxìa (“Una Noite na Eira do Trigo”) accompagnata al cavaquinho da Sergio Tannus, l’efficace duo maschile Radio Cos: Xurxo Fernandes (voci, palmas e pandeireta) e Quique Peòn (voce, palmas), fratello della più nota Mercedes che con Carlos Nuñez e i Berrogüetto è l’unica star mancante in questo trionfo nu-folk dell’occidente iberico. Da segnalare anche il vigore della Banda das Crechas (“Lelele”), l’orchestra di strumenti popolari Acentral Folque, gli Adufeiras de Salitre di Xabier Diaz (“Agarrado de Vilar de Cabeiras”), i Pandereiteros De O Fiadeiro (“Cantar dos Arrieiros/Maneo dos Barreiros de Malpica de Bergantiños”). In conclusione, ascoltiamo la voce del decano organettista Pazos de Merexo, testimone della tradizione, che ci parla della sua vita di suonatore, prima di lanciare, in un certo senso, il nipote Manuel, anche lui organettista, a duettare con Kepa nel “Vals de Pazon de Merexo”. È folk contemporaneo, vivido, di sostanza ma senza lustrini: emozioni e sentimento dal nord iberico da non lasciarsi sfuggire!


Ciro De Rosa